CONFERENZE/QUATTRO GIORNI TRA HOFSTRA, COLUMBIA E NYU/ Scosse di cultura italiana

di Liliana Rosano

La provocazione c'è stata, almeno nella misura in cui degli studi italiani si è discusso a lungo e messo in discussione molti punti fermi.  Necessaria una modernizzazione, una loro riscoperta e un superamento di certi clichè.

Un bilancio più che positivo quello che Pellegrino D'Acierno, professore alla Hofstra University, fa di questa conferenza dal titolo assolutamente originale e provocatorio: "For a Dangerous Pedagogy: A Manifesto for Italian and Italians American Studies". Un tour de force che ha messo insieme, dal 14 al 17 aprile scorsi,  studiosi di italianistica, storici, registi, attori e qualche studente. Ad unirli, il comune denominatore dell'italianistica, intesa come disciplina di studi che riguarda sia la cultura italiana che quella italo americana.
Provocatori gli spunti, i contenuti e anche l'immagine scelta per questo symposium che emblematicamente racchiude il problema: una sorta di diaspora avvenuta tra la cultura italiana e quella italo-americana, come se quest'ultima, in ombra, viva ancora oggi dell'eredità della madrepatria.

Con l'intervento  di apertura, Pellegrino D'Acierno, creatore di questa confereza insieme a Stanislao Pugliese, professore di storia  alla Hofstra, ha lanciato una sfida: creare un nuovo Manifesto degli studi italiani per questo XXI secolo e ricreare un ponte con gli studi italo-americani.
E a rispondere sono stati in molti: gli intellettuali chiamati a raccolta da Pellegrino, gli appassionati di cultura italiana e qualche studente. Così, si è cominciato con il parlare di un nuovo approccio pedagogico che inevitabilmente tocca le due culture, quella italiana e quella italo-americana.

Ma non solo. Qui una carrellata degli interventi, e per ragioni di spazio non possiamo che citarne solo alcuni. Interessante è stata la riflessione e l'analisi di Thomas Ferraro della Duke University, che ha esplorato la presenza nella letteratura protestante di certi elementi riconducibili al cattolicesimo e a certa letteratura italiana. O ancora, come non parlare di cultura italiana in America senza fare riferimento a quello che John Gennari ha definito il sound memories: la musicalità della lingua italiana che passa attraverso la storia della migrazione in America e attraverso il ricongiungimento con tutto quel bagaglio di tradizioni e ricordi legati alla terra di origine.
Nel nuovo Manifesto, di cui professori americani e italiani hanno discusso, si è parlato anche di quella che viene definita "pedagogia transnazionale", una nuovo approccio didattico che fa uso di strumenti nuovi e nuovi riferimenti, come il nuovo processo migratorio in Italia.

Con una ricerca non solo linguistica ma socio-culturale, Teresa Fiore della California State University, ha affrontato l'uso del linguaggio, anche musicale, che nasce dalla nuova migrazione, nella didattica italiana. Un approccio nuovo dal quale nasce un quadro moderno e dinamico della lingua italiana, influenzata ora più che mai dall'apporto dei nuovi immigrati nel Belpaese.

Non solo letteratura, non solo linguistica, a creare un nuovo manifesto ci pensa anche l'arte.

Da Lucio Pozzi artista italiano che ha vissuto a New York ad Anni Lanzillotto, abbiamo esplorato le due diverse forme di vedere l'arte: da quella più concettuale di Pozzi a quella istintiva , "di pancia", sperimentale di Annie Lanzillotto.

Se si parla di nuova didattica e di nuovo approccio negli studi dell'italianistica, allora come parlare di mafia ai ragazzi senza imbattersi nei soliti clichè o in concetti pre-confezionati da fiction?
Lo ha fatto alla conferenza Stefano Vaccara, di America Oggi, che nella sua esperienza di docente al Lehman College della Cuny affronta il tema della mafia in maniera storica e lontana dai luoghi comuni. "La mafia, ha detto Vaccara, nasce in Sicilia nel XIX secolo e si rafforza proprio con l'Unità d'Italia, ed è da questo legame imprescindibile tra stato e mafia, nel suo ruolo di strumento di governo e controllo sociale, che inizio a spiegare ai miei studenti il fenomeno e le differenze rispetto agli Stati Uniti".

E sono stati molti gli aspetti discussi durante la quattro giorni di conferenze tra la Hofstra University, la Columbia e  la New York University, tutti legati filologicamente in maniera coerente ed intelligente, stuzzicando gli spettatori con dibattiti ma anche commuovendoli.
Come ha fatto B.Amore, artista italo-americana con le sue immagini con cui ci ha raccontato la storia della sua famiglia emigrata dalla Campania. Un viaggio nella memoria tessuto e ricostruito con molto garbo e delicatezza. Un progetto personale ma anche collettivo e sociale.
Se a legare la cultura italiana e quella italo americana è lo storico processo della migrazione,
non c'è letteratura, cinematografia che non ne abbia parlato. Da Crialese, con il suo Nuovomondo a Gianfranco Norelli, regista di Pane Amaro, un documentario  sull'arrivo degli italiani in America che ha anche uno scopo didattico oltre che storico.

Italian culture versus cultura italo americana: contrapposizione o legame inevitabile?
Cosa significa essere uno scrittore italo americano? "Significa, ha detto Frank Lenticchia della Duke university, nel suo sagace e brillante keynote address, fare inevitabilmente i conti con il proprio passato genealogico. La scrittura italo americana deve essere rivalutata e vista in maniera indipendente da quella italiana".
Ma in che direzione stiamo andando? Verso quale nuova forma di rivoluzione si stanno indirizzando gli studi italiani, si chiedono gli studiosi? Una domanda che non può non toccare aspetti legati alla società e alla politica. Cosi si parla di Berlusconi, del fenomeno Lega e di questa forma di razzismo che sembra toccare l'Italia.
"Che a guardare semplicemente il fenomeno, ha detto Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò della Nyu, è troppo riduttivo rispondere con un sì alla domanda: l'Italia è un paese razzista? Occorre vedere tutte le dinamiche migratorie e sociali di un paese che sta cambiando".

"E se la cultura italiana, dice Pellegrino, sta vivendo una fase ‘comatosa', il fatto che in questi giorni sia nato un acceso dibattito e un interesse da parte di tutti significa che è viva più che mai".
Occorre solo scuoterla un po'. E l'obiettivo, questo shaking up, pare sia stato raggiunto.