EVENTI/LIBRI/Nel futuro italico per contare di più

di Liliana Rosano

Globetrotter, multilingue, potrebbe preferire il couscous alla pasta ma conosce a fondo la cultura italiana magari senza aver messo piede nel Belpaese. E' l'italiano ai tempi del ventunesimo secolo. O meglio, è uno dei tanti ritratti dell'italico, figura socio-culturale figlia della globalizzazione, dell'Europa Unita e di tutti quei processi di migrazione e di mobilità che stanno cambiando il volto delle nostre società.

Un'analisi, non solo antropologica, che ha dato vita a "Italic Lessons- An On-going Dialog" (Bordighera Press, 2010), l'ultimo libro di Piero Bassetti che, insieme al giornalista Niccolò d'Aquino, ha messo insieme queste conversazioni sul concetto di italico e di italicità.

A presentare il libro, lo scorso martedì al Calandra Italian American Institute della Cuny, oltre a D'Aquino, anche i Prof. Peter Carravetta e Mario Mignone della Suny, Letizia Airos di I-Italy e Stefano Vaccara di America Oggi . Per cause di forza maggiore assenti lo stesso autore, Piero Bassetti e il Dean del Calandra Anthony Tamburri, bloccati in Italia dalla chiusura degli aeroporti dovuta alla cenere vulcanica. È intervenuto al dibattito anche il pubblico, che ha seguito e partecipato con interesse. Ad aprire la conferenza, Francesco Maria Talò, console generale d'Italia a New York, il quale ha sottolineato che quello di italico non è solo un concetto ma una realtà molto più complessa dovuta al fatto che la cultura italiana continua ad avere un impatto molto forte nel mondo.
Nel video-messaggio inviato da Bassetti, presidente di "Globus et Locus", l'autore spiega che l'idea nasce dai 250 milioni di italici sparsi per il mondo. Questi, che non necessariamente devono avere il passaporto italiano o parlare la lingua italiana, hanno in comune una serie di idee e di valori. Che sia il cibo, l'arte, la moda o la cultura italiana, c'è un modo "glocal" di sentire questa appartenenza italica che diventa globale perchè sparsa nel mondo.

 "Con Bassetti, ha dichiarato d'Aquino, siamo partiti dai concetti di diaspora, di globalizzazione e localizzazione e siamo arrivati a chiederci chi è l'italiano ai tempi della globalizzazione? La risposta è riconducibile al termine italico, un'identità moderna e in costruzione che rappresenta un nuovo concetto di cittadinanza".
Perché oggi, continua d' Aquino, con l'Europa Unita e l'abbattimento del concetto di Stato - Nazione non ha più senso parlare di italiano e di italianità. Almeno non nel senso classico che rimanda ad un concetto "purista" di cittadinanza o razza. Basti pensare alla cosiddetta generazione due, i figli di immigrati che nascono e vivono nel nostro paese, perfettamente integrati nella nostra società, che però, ha lamentato D'Aquino, "a differenza di altri paesi, in Italia non diventano automaticamente cittadini con tutte le inevitabili conseguenze". O ancora, agli italo-americani, agli italiani che si trasferiscono all'estero. A legare insieme queste esperienze diverse non è più l'elemento geografico, il paese di origine, non è neanche la lingua secondo Bassetti. Ma sono tutti quei processi culturali e multiculturali che costruiscono una nuova identità. Quella italica appunto".

E che quello di italico sia un concetto legato all'identità e non alla territorialità sono tutti d'accordo. Mario Mignone, professore alla Suny Stony Brook, ha evidenziato come a suscitare interesse tra i suoi studenti per la lingua italiana non sia solo il legame di sangue ma anche l'amore per la cultura dell'Italia. Mignone ha però mostrato qualche riserva nei confronti di un concetto di italicità che possa sostituire o sovrapporsi a quello d'italianità.  

Per Peter Caravetta "la bellezza di questo libro è quella di aver rivendicato la storia italo-americana e di aver affrontato con modernità molti dei suoi aspetti".
Ma più che di italo-americani Bassetti preferisce parlare di americo-italiani. Una differenza molto più che terminologica. "Perché mentre il primo, spiega d'Aquino, è un concetto che ghettizza  la storia dell'emigrazione oltreoceano, il secondo racchiude una declinazione nuova degli Italiani d'America". "Il libro non solo offre spunti interessanti e visioni moderne della società, sotto il profilo storico, linguistico e sociologico ma sembra voler lanciare anche una provocazione", dice Stefano Vaccara, che conclude: a voler parafrasare D'Azeglio, sembra che Bassetti ci voglia dire: abbiamo gli italici, possiamo anche far a meno degli italiani...". Cioè, come ha  sottolineato d'Aquino, il mondo degli italici visto con largo anticipo da Bassetti potrebbe essere la risposta al futuro di un Italia abitata sempre meno dagli italiani ma non per questo destinata al declino ma ad aumentare il suo peso culturale, economico e politico nel resto del mondo.