AMBIENTE&ENERGIA/ LA CONFERENZA DELL’ISSNAF ALLA NYU/Dopo Copenaghen, che fare?

di Georgiana Turculet

Il 22 aprile la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University ha ospitato il seminario del ISSNAF (The Italian Scientists and Scholars in North America Foundation) che ha presentato il futuro delle energie rinnovabili, frutto di anni di ricerca e di esperienza nel campo energetico. L'introduzione del direttore scientifico ISSNAF, il Prof. Giorgio Einaudi, è andata subito al punto:"Il meeting di Copenhagen è stato un vero fallimento. Senza un vero accordo fra gli USA e l'EU non sarà possibile iniziare il percorso di recupero".

Dopo aver espresso, in qualità di rappresentante del Consolato Italiano a Washington, la volontà dell'EU di collaborare con gli USA per creare un "worldwide effort", ossia inoltrare un appello a tutti i paesi per prendersi le proprie responsabilità riguardo il riscaldamento climatico, Giorgio Einaudi ha affermato che un cambiamento di direzione c'è stato da parte degli USA: "Ricordo che durante la presidenza di Clinton il Congresso votò al 99% ‘no' riguardo a Kyoto e non fu differente l'atteggiamento di Bush; ora Obama sta inseguendo il cambiamento, ma ovviamente senza il pieno accordo del Congresso non sarà facile".

Tuttavia, i cambiamenti maggiori dopo Copenhagen, avvengono nel campo scientifico ed economico. Toni Volpe, il capo dell'area Nord America dell'Enel Green Power, ha spiegato quale è stato l'impegno economico preso da ciascun paese rispetto agli investimenti nella "green energy". In testa agli investimenti per l'energia rinnovabile c'è la Cina, seguita dagli Stati Uniti e da grandi paesi come l'India e il Brasile. "L'energia rinnovabile come ‘solar' o ‘wind' è facilmente trovabile in quantità minore o maggiore in tutti i paesi; mancano dunque solo i supporti tecnologici per incanalare e utilizzare tale risorsa pre-esistente", ha affermat il dirigente dell'Enel Toni Volpe.

L'ultima presentazione è stata di Federico Casalegno, direttore e fondatore del «Mobile Experience Lab» al MIT (Massachusetts Institute of Technology di Boston). Il giovane e noto ricercatore in scienze sociali si occupa da due anni del progetto della "casa intelligente". Si tratterebbe di una casa sensibile alla natura umana, addirittura alla sua variabilità culturale, e alla natura circostante, nonché alle relazioni che ci sono fra uomo e ambiente. "In Trentino, il luogo dove costruiremo il primo prototipo di questa casa, abbiamo fatto una ricerca etnografica dalla quale è risalita l'importanza delle finestre per gli abitanti dell'area e da li dunque è nata l'idea delle finestre che rispettino questa cultura", ha affermato Casalegno. Non per ultimo, sarebbe una casa "educata" al risparmio e quindi esattamente come un computer non utilizzato che accede allo stato di standby per il risparmio energetico; questa nuova casa provvederebbe da sola a posizionare i propri pannelli solari per utilizzare la luce, oscurerebbe naturalmente le stanze da letto, mentre creerebbe più luce nei salotti. Inoltre, il gruppo di ricercatori del MIT stanno creando anche dei giocattoli ecosostenibili, in modo che i genitori vengano educati al risparmio mediante la casa stessa e i bimbi vengano sensibilizzati sin dalla giovane età ad un mondo ecologico.
Parte dello stesso concept di rispetto dell'uomo nel suo habitat sono tutte le misure prese dal ricercatore Casalegno nella realizzazione del suo progetto.

L'architettura sostenibile deve valorizzare e impiegare le risorse locali, sia i materiali come l'utilizzo delle pietre e il legno del posto, che le risorse umane, in termini di gusto, know how, l'abilità artigianale locale. Certamente, come sottolinea Casalegno "una casa dotata di smart energy system non può appartenere a qualcuno che non sappia nulla del eco-sostenibilità".