Libera

Dramma della gelosia tra pidocchi

di Elisabetta de Dominis

Come si spostano i pidocchi? In treno". Cominciava così un articolo sul Gazzettino di Venezia che riportava la denuncia di una signora attaccata dai pidocchi sul treno regionale Padova-Mestre. Non mi sono meravigliata, perché i treni italiani sono più sporchi di un vagone bestiame: lo specchio dei politici italiani al governo, che sono lo specchio dei suoi elettori. Non si salva nessuno.

Cominciamo da quest'ultimi. Giovedì sera quasi un quarto d'Italia è stata incollata al video, trasmissione "Anno Zero", a vedere le disgustose  madri di Adro, paesino leghista, le quali d'accordo col sindaco non hanno voluto accettare il contributo di un benefattore, peraltro di destra, che si era offerto di pagare la mensa ai bambini delle famiglie più bisognose in quanto extracomunitarie. E avevano il coraggio di urlare di non essere razziste.
La Lega ha totalizzato i suoi voti cavalcando l'odio razziale, con il placet del Pdl che non voleva sporcarsi i pantaloni, semmai gli fosse arrivato qualche schizzo di fango percorrendo le campagne padane. Se Adro rappresenta il sentire degli italiani, allora è meglio dividere in due l'Italia, tagliare la ginocchiera del Nord, così si vedrà che è fatta di pelle umana anche extracomunitaria. Perché scorrerà sangue...
Fini folgorato sulla via di Damasco, o in qualsiasi altro luogo non importa, non ci sta che il Pdl sia al Nord "la fotocopia della Lega", che reputa i figli degli extracomunitari "bambini di serie B" e pretende che "i medici facciano la spia denunciando i clandestini".

Meglio i preti pedofili o i leghisti affamatori di bambini? Dilemma raccapricciante, considerato che la Lega, entrata nel governo romano, ha scoperto di avere un animo cristiano.
Dal popolo del livore al partito dei de-ficienti, perché l'opposizione soffre di carenza d'efficienza: non è neppure in grado di chiedere le elezioni anticipate dopo quello che sta succedendo nel Pdl tra Fini e Berlusconi. Ossia quello che non sta succedendo: il Paese è paralizzato. E Fini, nonostante i suoi buoni propositi, dal Pdl non esce, tantomeno da Montecitorio. Si comporta come la moglie cornuta che non vuol perdere i privilegi che le derivano dal suo status: "Io questo favore di andarmene non glielo concedo: hic manebimus optime".

Siamo in pieno dramma della gelosia. E tra i due litiganti il terzo gode. Se gli psicologi raccomandano sempre al partner tradito di non prendersela con l'amante ma con il traditore, in politica ciò non funziona. Infatti un leader non vuole sostituirsi alla moglie, come farebbe un'amante, ma al marito: spodestarlo. Era con Bossi che Fini doveva prendersela. Difatti il Senatùr si è affrettato ad approfittare della situazione, per giustificare la sua cupidigia per il trono d'Italia, altro che per lo scanno di Padania. Infatti ha dichiarato: "Siamo di fronte a un crollo verticale del governo e probabilmente di un'alleanza, quella del Pdl e Lega. Noi vogliamo le riforme e io devo interpretare le richieste della base. Fini, invidioso delle nostre ripetute vittorie, è palesemente contro il popolo del Nord. Non ha più senso parlare di federalismo alla nostra gente, che potrebbe sentirsi tradita da ciò che non siamo riusciti a fare. Saremo soli senza Berlusconi..." Intanto ha messo le mani avanti, dando la colpa al Pdl se non si fa il federalismo, che sarebbe scomodo ad uno che vuole sbaffarsi l'Italia intera, cominciando dalle banche al motto: "Il popolo ce lo chiede".

E meno male che all'inizio della sua ascesa monarchica aveva promesso: "Faremo piazza pulita di tutti i magna-magna".
Fini e Bossi devono ritenere che la salute di Berlusconi sia molto precaria, se stanno cercando di dargli, ognuno a modo suo, il colpo di grazia. Solo che i cordoni della borsa li tiene ancora il Nostro, come dimostra il fatto che i luogotenenti di Fini, eccetto 11, sono tutti passati a Berlusca. Il quale ha già cominciato la caccia all'uomo finiano, una sorta di pulizia etnica. Facesse pulizia anche di chi è preposto alla pulizia dei treni, tanto per iniziare dai pidocchi. Ma non nutriamo vane speranze: per il premier prudono solo quelli che parlano; come ha scritto perfidamente Feltri (soprannominato Feltrusconi) su Fini: "Tanto chiasso per niente. La montagna ha partorito un pidocchio".