EVENTI/LIBRI/Le sfide vinte da Obama

di Joice Alves

Per alcuni non avrebbe mai potuto farcela, altri invece giurano che sin dai primi comizi si capiva già di che stoffa fosse fatto il ragazzo. Il mondo si è emozionato nel vedere l'America arrancare nella ricerca affannosa di un cambiamento, e nel trovare in quel ragazzo fuori dagli standard della Casa Bianca un bagliore di speranza. Cosa rimane però di quella serata di emozione che ha consacrato Barack Obama 44° Presidente degli Stati Uniti d'America?

Claudio Angelini ha fatto un bilancio del primo anno di Obama in carica. Il risultato è un libro che oscilla tra saggio giornalistico e romanzo, in cui il giornalista e opinionista Rai fa un ritratto del Presidente e del paese in cui vive da tredici anni. Il libro intitolato Barack Obama, un anno di sfide nasce da una sua idea riveduta dalla casa editrice: "Io -racconta Angelini - volevo scrivere sul bello e il brutto dell'America, ho mandato soltanto il primo capitolo su Obama, la mia casa editrice invece mi ha chiesto di centrare tutto il mio lavoro sul presidente. Ho scritto giorno e notte, per tre o quattro mesi".

Il prodotto di questo intenso lavoro è un testo di 208 pagine edito da Rizzoli uscito a gennaio e ripresentato lo scorso martedì presso la sede newyorchese di Rai Corporation. L'evento conferma l'intento dell'emittente di valorizzare al massimo la rete e le sue strutture promuovendo incontri in collaborazione con i principali istituti culturali di New York.  Alla presentazione è intervenuta parte della stampa italiana che lavora nella Grande Mela. Massimo Magliaro, presidente di Rai Corporation, Massimo Gaggi, corrispondente del Corriere della Sera, Gerardo Greco, corrispondente del Tg2, Giampaolo Pioli, corrispondente di QN e presidente dell'Associazione dei Corrispondenti Italiani in Nord America (ACINA), Arturo Zampaglione, giornalista per La Repubblica, assieme all'autore Claudio Angelini hanno formato la tavola rotonda che si è trasformata in una vera e propria occasione per rivedere la politica americana.

Angelini non nasconde la sua passione per il paese che lo ha accolto e per Barack Obama, sebbene nel suo saggio riconosca la natura astuta del presidente: "Non è soltanto un incrocio di razze e di culture, ma anche di sentimenti e di strategie politiche. E' un idealista molto pragmatico, un pacifista che non disdegna la scelta militare, un puro che sa fiutare il vento delle correnti e conosce l'arte del compromesso".  Secondo Angelini il tanto discusso Nobel per la pace ricevuto da Obama era meritato, perché "così come l'America ha cambiato Obama, anche lui ha cambiato l'America agli occhi del mondo".

Obama. Un anno di sfida ha due caratteristiche interessanti: da una parte è stato scritto in una fase in cui la figura del primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti cominciava a divenire più umana, e quando già si avevano dei dati per giudicare il suo operato senza fermarsi agli entusiasmi iniziali, come aveva fatto la commissione che gli assegnò un Nobel sulla buona fede. Come sintetizza il corrispondente del Corriere della Sera, Massimo Gaggi durante la presentazione del libro "nonostante Angelini dia un giudizio fortemente positivo, ha gli elementi per criticare anche solo per una questione di tempistica visto che il libro è stato scritto a ottobre". Un altro aspetto interessante è che leggendo il lavoro del giornalista del Tg2, ci si accorge che è veramente un saggio informativo che, seppur di parte, non pretende che il lettore sia un esperto di politica internazionale. Angelini dona tutti gli elementi storici, contestuali, politici, ma anche solo prettamente umani per comprendere molti aspetti dell'America di Obama. L'esperto giornalista Angelini, già inviato Rai nel seguire i viaggi dei presidenti della Repubblica italiani così come dei pontefici e, che ricordiamo per quattro anni anche alla guida dell'Istituto Italiano di Cultura di New York, in una breve intervista riassume le sue idee sull'anno di sfide vissuto dall'uomo, a detta di molti, più potente al mondo.

Lei ha parlato del fascino dell'utopia: mi spiega bene questo concetto?
«C'è un disegno molto idealistico in certa sua politica, ad esempio nella politica estera, in parte di quella economica e nella riforma sanitaria. Si tratta di progetti che sembrerebbero irrealizzabili invece Barack Obama, ogni tanto, ce la fa a mettere in atto queste sue utopie. Sembrano utopie ma lui le realizza, come ha fatto per la politica estera. Sembrava impossibile una politica della democrazia, perché eravamo abituati a una politica di forza. Diciamo pure che, nell'immaginario collettivo, una super potenza deve essere temuta più che amata. Obama ha cercato di fare una rivoluzione copernicana. Questo può far correre rischi al paese dal punto di vista della sicurezza, ma significa anche creare delle premesse a livello strategico a favore della pace e soprattutto del rispetto reciproco tra i popoli».


Per quanto riguarda l'economia?

«Vediamo quello che è successo recentemente a Wall Street. Il Dow Jones ha superato quota 11 mila, il Nasdaq sta andando benissimo. Tutto questo è anche merito della politica economica di Obama. Lui ha aiutato le aziende in crisi a risanarsi (con alcune ci è riuscito mentre con altre no), allo stesso tempo ha imposto delle regole e Goldman Sachs sta pagando le conseguenze».

Lei come vede la riforma sanitaria?
«Non è stata tanto capita anche perché il precedente piano non è che fosse tanto male come si pensa in Europa, non è che trascurasse i poveri. La classe media, seppur molto robusta con 150 mila dollari l'anno, era quella più penalizzata».

Cosa c'è quindi di diverso nella riforma di Obama?
«Copre altri 31 milioni di americani, e soprattutto obbliga le assicurazioni private a coprire tutti coloro che lo richiedono, tutti i malati».