LIBRI/Odissea da precario

di Paolo Petroni

C'è chi la sua vita l'ha fatta sempre da mediano, come Oriali e Ligabue insegnano; c'è chi, invece, con meno soldi certamente, la vita l'ha trascorsa da precario. Anzi, se parliamo di scuola, da supplente. Una vita che si passa saltabeccando da una località all'altra, magari distanti chilometri e chilometri, da raggiungere ogni giorno per raggranellare i punti necessari per risalire nelle nefaste "graduatorie" e sperare di entrare in ruolo.

Ma dietro questa incertezza c'è anche altro, come racconta Vincenzo Brancatisano, professore-scrittore, un mondo in cui i docenti-supplenti hanno, ogni giorno, per molti mesi all'anno, la percezione di un rapporto deteriorato nei confronti di chi - lo Stato - è il loro datore di lavoro e che considerano più che una controparte, un "padrone".
L'analisi che Brancarisano fa, nel suo «Una vita da supplente» (pp. 352, Nuovi Mondi, Euro 12,50), è dura, spietata, implacabile, elencando casi di docenti che ritengono di vedere calpestata la loro dignità nel momento in cui, non di ruolo, sono quasi pendolari che però non sanno, da un anno all'altro, quale sarà la loro sede di lavoro e se, per i mille artifizi di uno sterminato arcipelago o istituti, avranno la fortuna di un'unica cattedra oppure affronteranno un sempre deprecato e temuto "spezzatino" di aule e classi.

Brancatisano non lesina considerazioni negative anche per il sindacato quando afferma che "la situazione ormai esplosiva del precariato scolastico deve farci riflettere sulle responsabilità dei sindacati della scuola, fosse solo per mettere in luce l'inefficacia della loro azione". L'autore - che su questo libro ha lavorato per anni, intervistando centinaia di suoi colleghi e raccogliendo una documentazione vastissima - va giù duro tanto da definire quello che si è creato come un "mobbing istituzionalizzato" con i supplenti "perennemente umiliati da leggi illogiche e graduatorie assurde dove non contano il merito e la bravura".

A contare, invece, ammette con amarezza l'autore, sono altri parametri che appaiono assolutamente "mortificanti", come quello di avere partecipato a "costosissimi corsi per corrispondenza (dalla dubbia attendibilità)" o avere insegnato in sedi situate oltre i 600 metri sul livello del mare, che consente di raddoppiare il punteggio. Pensate un po' a come saranno contenti quelli che hanno insegnato in sedi a 590 metri sopra il livello del mare e, per quei pochi metri, si vedono scavalcati in graduatoria.