TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/La moglie del prete

di Mario Fratti

George Bernard Shaw (1856-1950) scrisse "Candida" nel 1895. Scrittore meraviglioso, molto più audace e spregiudicato dei contemporanei. Nessun autore, oggi, ha il coraggio di creare un personaggio come il reverendo Morrell, un vero cristiano, marito premuroso e saggio, che predica il socialismo, volendo aiutare i deboli, gli sfruttati, i diseredati. In "Candida", Morrell (Claran O'Reilly) è umanissimo, simpatico e sa affrontare tutti i problemi. Anche quello della possibilità che sua moglie Candida (la bella Melissa Errico) possa innamorarsi del poeta Eugene (Sam Underwood). Candida torna da un viaggio e presenta al marito il giovane poeta che stima molto e di cui si sente innamorata. Lo confessa apertamente. Bella scena in cui Morrell rimprovera il suocero, il capitalista Burgess (Brian Murray) che paga poco i suoi operai e licenzia le donne sostituendole con le macchine. Un vero cristiano, di quelli che non dimenticano il messaggio di Gesù. E' umano e sensibile anche perché ha una famiglia, una bella moglie, e non ha bisogno di altre esperienze. E' ammirato e stimato dal collega Mill (Josh Grisetti, sempre divertente in tutti i ruoli in cui l'ho visto). Anche lui sogna la famiglia. Siamo nel 1895. Dovremo aspettare forse il 2050 per vedere sacerdoti sposati. E' simpatica anche la segretaria Proserpina (Xanthe Elbrick) che ammira i due sacerdoti. Un duello psicologico fra un poeta che potrebbe essere attraente perché sensibile e molto innamorato di Candida ed un marito che soffre, ma che lascia alla moglie la scelta. Trionfa alla fine il sacerdote-marito perché buono e saggio. Compagnia affiatata, ben diretta da Tony Walton (nel teatro irlandese, 132 West 22nd Street).

La scorsa settimana ho avuto una dobbia esperienza. Prima il bel film "Comando e controllo" di Alberto Puliafito. Descrive il tragico terremoto dell'Aquila ed il comportamento della "Protezione civile". Hanno ignorato le macerie al centro della città ed hanno costruito casette ben lontane dal centro - tutto a spese dello Stato (le nostre tasse). E Roma si vanta di aver fatto il miracolo.

Son poi andato al teatro 441 West 26th Street per vedere "Hell and High Water" di Jamuna Yvette Sirker. La regista Lorca Peress presenta ogni anno una nuova autrice. Qui si parla della tragedia di New Orleans, distrutta dall'uragano Katrina. Anche qui vengono ignorate le vittime. Nel primo atto Alice (Anna Lamadrid) accusa i ricchi di ignorare i bisogni dei poveri. Nel secondo atto, dopo la tragedia, urla parolacce contro un razzista. Nel primo atto Lady Mississippi (Richarda Abrams) è molto sensuale e corteggia il giovane Phil (Cary Hite). Eddie (Paul Christian Misceshin) corteggia Alice; si suicida dopo la tragedia. Disperati anche i due amici R. Jordan e R. DeGraw. Presentano e commentano una divertente bag-lady (Joyce Griffen) ed un bizzarro travestito (Frederick Mayer). Dramma utile perché ci ricorda una terribile tragedia. Ben diretto da L. Peress, fondatrice di MultiStages, compagnia che ha prodotto il testo.

Due soli personaggi in "Mr. and Mrs. Fitch" di Douglas Carter Beane (Second Stage - 305 West 43rd Street). Due eccellenti attori (Jennifer Ehle e John Lithgow) ci rivelano la vita di giornalisti che devono trovare, creare scandali per un esigente editore. Coppia elegante che torna a casa nelle ore piccole, spesso ubriachi. Si divertono e ridono alle loro avventure e ricerche. Inventano alla fine un personaggio scandaloso che soddisfa l'editore. Finale previsto. Convincenti, ben diretti da Scott Ellis.

Tre personaggi nel teatrino Cell (338 West 23rd Street). "Limonade Tous Les Jours" di Charles L. Mee. Il simpatico Austin Pendelton è nel ruolo di un anziano che viene sedotto dalla bella, sexy Eleanor Handley. La giovane attrice è molto sincera nei suoi discorsi. Parla di sesso, quel che ha fatto e quel che vuole. Ha occasione di essere seminuda e di indossare poi tanti vestiti, quando il sedotto la porta a far spese. C'è un terzo personaggio, un cameriere che sa ballare (Anton Briones). Eleanor canta, sembra decisa a lasciare l'anziano amante. Poi riappare. Lieto finale. Ben diretto da Diana Basmajian che sa evocare la Francia. Prodotto da New Voice Project e Joie de Vivre Theatrale.

Il diligente gruppo Tact ci dà una bella versione del noto "The Cocktail Party" di T.S. Eliot (Beckett Th., 410 West 42nd Street). E' un dramma ben chiaro ed intrigante nel primo atto. Diventa poi complicato e misterioso il secondo. Siamo in un salotto dove il padrone di casa Edward (Jack Koenig) è piuttosto triste e poco loquace. Sta infatti per divorziare da Lavinia (Erika Rolfsrud) che non si presenta nemmeno al party organizzato per amici intimi; i quali entrano ed escono per differenti ragioni. Hanno spesso dimenticato qualcosa. O forse fanno finta per saper di più sui guai della coppia, sulle ragioni del divorzio. Uno degli ospiti è un uomo che non ci dice il suo nome. E' forse un simbolo (il bravo Simon Jones). Nel secondo atto è un giudice che convoca nel suo ufficio i coniugi, uno dopo l'altro. Spiega e pontifica. Il dramma diventa didattico, con tocchi di spiritualità.
"Rescue Me" di Michi Barall (Ohio Th., 66 Wooster Street). Adattamento moderno dell'"Ifigenia in Tauride" di Euripide. L'autrice è una nota attrice al suo primo tentativo di scrittura teatrale. Crea una forte personalità per il ruolo di una figlia che il padre vuole sacrificare. Ifigenia (Jennifer Ikeda) è piena di rabbia e si sente controllata anche da Diana-Atena (dea interpretata con stile da David Greenspan). Bella scena in cui sta per condannare a morte il fratello che non riconosce. Oreste (Julian Barnett) riappare con l'amico Pilade (Ryan King) e non si rivela. Come nel testo di Euripide. Ben diretto da Loy Arcenas.

Suggerito questa settimana il bel dramma italiano "Weekend with a Killer" di Nicola Saponaro, diretto da Vittorio Capotorto.