PERSONAGGI/Terfel, il genio del male all’opera

di Franco Borrelli

Tutti i colori del male in «Bad Boys» del basso-baritono Bryn Terfel (Deutsche Grammophon, gruppo Universsal Classics). Da quello metafisico del "Mefistofele" boitiano e del "Don Giovanni" mozartiano a quello dolciastro e più bonario del Dulcamara donizettiano dell'"Elisir" e del Don Basilio rossiniano del "Barbiere", da quello perfido e diabolico davvero di Iago nel verdiano "Otello" a quello violento, sadico e passionale dello Scarpia pucciniano nella "Tosca"; e poi ci sono le altre facce, dai toni ora divertenti ora cupi, disegnati dai geni di Gershwin (Sportin' Life in "Porgy & Bess"), Sondheim (Sweeney Todd nell'omonimo musical), Weill (Mackin Messer ne "L'opera da tre soldi"), Ponchielli (Barnaba nella "Gioconda") e tanti tanti altri.

Il lato oscuro e demoniaco dell'anima tesa alla conquista di ogni possibile, lecito e (soprattutto) illecito; un ghigno perfido da bolgia infernale e una gelida gioia per un possesso che illude di far gli uomini simili a un dio che tutto vuole e può, i quali, non potendo emularlo nel bene, lo sfidano con il suo opposto. Non è la prima volta che si sottolinea quanto l'opera lirica in genere si faccia sempre e comunque specchio del reale.

Tutto, sia del nostro mondo esteriore sia del nostro essere interiore, vi si riflette in melodie e parole che stupiscono, ammutoliscono, ritraggono e ti lasciano incredulo dinanzi a tanto. E' per questo che le pagine che più di questo genere conservano l'uomo all'uomo restano poi radicate e incancellabili nel profondo della coscienza collettiva. L'opera, semplicemente, è perciò vita, in musica ed arie, compagna ora promettente ora, come qui, terrificante. Possibile che noi si possa davvero essere così malefici e godere poi persino di tanta perfidia e di tanta/tale follia causata più o meno coscientemente agli altri? Eppure, a risentir Scarpia o Iago o Mefistofele, s'inorridisce e si comprende ancor più la paurosa discesa agli Inferi di un certo Dante; fanno a tratti sorridere altri, come il Dulcamara o anche il Don Basilio ad esempio, ma il male, anche quando si tinge di tinte ironiche e divertenti, resta pur sempre male, e risulta perciò difficile capirlo e addirittura giustificarlo.

Manomettere gli altri, nel cuore e nella mente, portarli alla pazzia e alla rovina dello spirito, o anche solamente raggirandoli con simpatia, plagiandoli, è pur sempre azione fuori d'ogni morale, senza giustificazione alcuna. E Bryn Terfel a tutto ciò riesce coinvolgentemente a dar voce e calore, grazie a virtù vocali che gli permettono d'entrar nelle viscere di ogni perfina creatura. Riesce addirittura ad esserne tre allo stesso tempo, come nella scena di chiusura dell'album, quando risulta quasi difficoltoso riconoscerlo nel Don Giovanni, nel Commendatore e nel Leporello contemporaneamente. Solo un grande artista può tanto, e Terfel (perfetta la sua dizione italiana e delizioso il suo fraseggio) certamente lo è.

Nato nel '65, il basso-baritono britannico è ora nel pieno della sua maturità ed giustamente è tra i mattatori indiscussi della scena lirica odierna. Tra i personaggi malefici presenti in questo Cd il più sanguigno e terrigno resta comunque Scarpia, un male il suo davvero a tutto tondo, senza scrupoli, violento e deciso a tutto pur di avere tutto con l'uno, Cavaradossi, "al capestro" e l'altra, Floria Tosca, "tra le mani".