MUSICA LIRICA/Un Caruso da galaUn Caruso da gala

di Samira Leglib

C'è una qualità di Enrico Caruso, non necessariamente legata alle sue doti canore, che il Novecento ha ritrovato forse solo in Pavarotti. L'abilità di avvicinare la musica lirica alla gente, all'uomo della strada pensando a Big Luciano, al popolo parlando di Caruso, abilità indiscussa che oggi, a distanza di quasi novant'anni dalla sua morte, fa sì che i suoi dischi ancora circolino di generazione in generazione.  

Lo scorso weekend, l'Enrico Caruso Museum of America ha voluto celebrare il quindicesimo anniversario dalla sua fondazione mediante un concerto e la speciale esposizione dei suoi migliori cimeli. Nella sontuosa sala del tribunale di Borough Hall, Brooklyn, il Cavaliere Ufficiale Aldo Mancusi, suo fondatore, ha ripercorso insieme ai presenti le varie tappe che hanno portato alla realizzazione del museo.
La nascita si deve molto a Everisto Mancusi, padre del Cavaliere, che quando giunse in America nel 1920 portò con sé più di settanta vinili di Caruso, i quali successivamente si moltiplicarono fino a superare le trecento unità. Il figlio proseguì la collezione iniziata dal padre arricchendola di oggetti di ogni genere e fattezza purché legati al grande tenore.

«Mio fratello ha comprato prima una barca e poi uno yacht», dice Mancusi, «io compro i cimeli di Caruso ovunque mi riesca di trovarli. A Napoli e a Padova ho trovato cose preziose, al museo abbiamo le scarpe di Caruso, la sua cravatta, il portasigarette e 56 caricature - tra cui quella di Verdi, di Puccini e un suo raro autoritratto (ndR) - da lui firmate».  

Caruso, ci ricorda Mancusi, intrattenne uno speciale legame con Brooklyn dove cantò alla Brooklyn Academy of Music (BAM) la bellezza di 24 volte. Nato nel 1873 a Napoli, già la semplice data della sua nascita nasconde una controversia in quanto c'è chi sostiene che sia nato il 27 febbraio anziché il 25. A dissolvere ogni inutile polemica ci ha pensato Enrico Junior che disse: «Qual è la differenza? L'importante è che sia nato!». Altra leggenda è la sua chiamata alle armi nel 1894 da cui è stato congedato appena un mese e mezzo dopo grazie a un maggiore amante della musica.
Caruso fu il primo ad abbracciare le nuove tecnologie e incidere dischi, innovazione che gli aprì le porte a un'immortalità prima di allora sconosciuta. La morte reale invece lo colpì anzitempo, a soli 48 anni mentre si trovava proprio nella sua Napoli.  

Al cospetto dell'ospite d'onore, il presidente di Brooklyn Borough Marty Markowitz, Aldo Mancusi ha riportato in vita per dei brevi momenti il tenore per eccellenza facendo risuonare la sua voce attraverso un fonografo originale del 1906. "Vesti la Giubba" da «I Pagliacci» di Leoncavallo, "Because" di D'Hardelot, "Over There" di George M. Cohan e "Rachel, quand du Seigneur!" da «La Juive» di Halevy, hanno pervaso l'aula della corte di giustizia e lasciato i presenti in silenziosa contemplazione.
Le note provenienti da un tempo che fu sono state affiancate da quelle intonate da Luciano Lamonarca, tenore originario di Ruvo di Puglia e presidente di Puglia Center of America, associazione con l'intento di promuovere la regione italiana favorendo eventi e scambi di natura culturale.

Per la speciale occasione Lamonarca si è esibito, per la grande ammirazione dei presenti, in "E lucevan le stelle" dalla «Tosca» di Puccini e nell'inconfondibile "O sole mio" di Eduardo Capua.
Il prossimo 8 maggio presso la New York Library of the Performing Arts (111 Amsterdam Avenue) avrà luogo uno speciale gala per celebrare il quindicennio dalla fondazione dell'Enrico Caruso Museum of America. Per maggiori informazioni e biglietti visitare il sito: www.enricocarusomuseum.com.