CINEMA & IMMIGRAZIONE/Quel mitico momento

di Georgiana Turculet

Il 13 aprile il John Calandra Italian American Institute della Cuny ha aperto le porte ai mitici momenti del cinema degli emigrati dal vecchio continente verso il nuovo e questa volta ad essere rappresentati con gli italiani anche i greci. Entrambe le popolazioni erano considerate in America,  all'inizio del 1900, "new immigrants" e di conseguenza trattate come gli Afro-Americani. Accusate entrambe, tra le culture europee, di aver importato la mafia negli Stati Uniti , solo gli italiani sono poi riusciti a conquistarsi la nomina di mafiosi perenni, mentre i greci riuscirono a seppellire queste memorie. Responsabili di ciò sarebbero i miti creati dai media di allora, ma certi  media odierni non fanno certo di meglio. I giovani oggi conoscono principalmente "Il Padrino" e tutta la produzione recente dagli anni '70 all'oggi, dove appaiono di solito Al Pacino, Joe Pesci o Robert De Niro che impersonano i più pericolosi mafiosi. Non che la mafia non sia esistita o che non esista più, ma rimane tuttavia intrigante il processo di miticizzazione del fenomeno.

Yiorgos D. Kalogeras, attualmente professore nel dipartimento American Ethnic and Minority Literature dell'Università Aristotele in Grecia, ha proposto per la serata al Calandra un'analisi relativa al suo campo di studi della diaspora, specificatamente sulla produzione cinematografica italo greca in America. Come ha raccontato lui stesso "Le generazioni passate di immigrati, si sono dovuti adeguare allo standard americano, hanno dovuto abbandonare le proprie radici, le loro culture per dimostrare la loro "Whiteness" ed essere così integrati nel nuovo continente. Ma oggi ci sono sempre di più tra i giovani le proposte di dottorandi di ricerca sull'immigrazione, quindi sono presenti importanti processi di recupero".

La rivalorizzazione a questo punto consisterebbe anche nel recupero di questi materiali filmici molto realisti, che narrano degli emigrati che arrivavano a Ellis Island, costretti alla selezione razziale pseudo scientifica, gettati con violenza in seguito al check-in nell'arena della modernità. Tutti e tre i registi dei film discussi, Elia Kazan in "America-America" (1963) e i recenti "The Brides (2004) del regista greco Pandelis Voulgaris e "The Golden Door" (2006) diretto da Emanuele Crialese, hanno dimostrato, come in un linea contigua, le differenze fra i posti di partenza, come la Sicilia o l'Anatolia, e le società capitaliste e moderne di arrivo. Altrettanto significativa è la rinuncia al proprio nome, poiché quello di nascita risultava spesso impronunciabile per il funzionario americano alla dogana. Importanti momenti che riguardano l'immigrazione, momenti che non possono essere rappresentati solo dalla minoranza mafiosa, ma che illustrano il destino delle masse e soprattutto il passaggio psicologico tipica del migrante.

Anche per il pubblico in sala si apre un nuovo mondo, cioè tra quei figli, nipoti e i pronipoti della generazione rappresentata nei film.  L'interesse per queste tematiche sta iniziando oggi a estendersi non solo fra gli accademici, ma anche fra le persone comuni, che per troppo tempo, a causa dell'integrazione "forzata"e del dolore nell'essere considerato "l'altro",  hanno ritenuto che la propria cultura non fosse così importante da essere custodita e che potesse essere rigettata nel nome dell'assimilazione. Oggi è arrivato il momento del recupero.