TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/New York più... Humana

di Mario Fratti

Il direttore artistico del festival teatrale Humana, Marc Masterson, ci dice con orgoglio che ricevono quasi ottocento copioni all'anno. Scelgono, accuratamente, i migliori per una presentazione a Louisville che porterà poi gli autori e le loro opere in decine di paesi. Prima tappa è sempre New York.

Abbiamo visto le commedie dei prescelti. La prima è già stata invitata a New York. Potete vederla al teatro Barrow (312 West 36th Street). Si tratta di "Phoenix" di Scott Organ. Solo due interessanti personaggi. Sue (Suli Holum) è una donna forte ed indipendente; una che sa prendere decisioni, sempre in controllo delle sue emozioni. Incontra in un caffè Bruce (Trey Lyford) e lo ringrazia per una piacevole notte passata insieme, ma afferma che non c'è futuro. Non si vedranno mai più. Sta per andar via ma decide di aggiungere un dettaglio. Sta per avere il suo bambino. Avremo naturalmente tanti incontri in cui lei afferma che non vuole figli ed andrà in una clinica nella città di Phoenix, per liberarsene. Lui la segue e cerca di convincerla ad avere il bambino. Lei è irremovibile. Sembra ormai tutto finito quando lei lo minaccia e lo caccia via dalla clinica. Ma all'ultima scena lei riappare ed abbiamo un lieto fine. Bravi attori in un duello delicato. Regia di Aaron Posner.

Verrà sicuramente a New York anche "Sirens" di Deborah Zoe Laufer. La prima mezz'ora è perfetta con una moglie intelligente ed adorabile (Rose, Mimi Lieber) che rimprovera il maturo marito (Sam, Brian Russell) che ha la tendenza ad ignorarla ed ammirare qualunque donna appaia in strada o in ufficio. Sam si giustifica dicendo che cerca ispirazione per una nuova canzone. In passato ne ha scritta una bellisssima con la quale ha conquistato Rose. Rose decide che han bisogno di una vacanza. Sono sulla nave osservando il mare quando Sam sente un canto di sirena e si tuffa. Rose pensa che sia morto ed invita, dopo una settimana, il suo primo amore, il giovane Richard (Ben Hollandsworth). Che era successo a Sam? Era arrivato in un'isola dove una bella sirena (Lindsey Woche Wochley) si offre, Una notte di amore focoso e poi la morte. Tocco moderno. La sirena ha una radiolina che ha bisogno di batterie. Sam promette batterie se lei gli permette di tornare sulla terraferma, da sua moglie. Il seduttore Richard è ormai pronto a possedere la titubante Rose. Arriva Sam ed interrompe l'idillio. Scontro. Sam riconquista la moglie. Diretto da Casey Stangl.

La terza commedia che merita altre produzioni e tanti spettatori è "Ground" di Lisa Dillman. Siamo sul confine col Messico. Carl (Dale Rivera) è una guardia che deve arrestare e respingere chi entra illegalmente. Latini come lui. E' sposato con Angie (Sandra Delgado) che lo rimprovera continuamente perché non aiuta i poveri immigrati. Ha anche arrestato sua sorella Rosa. Deve farla rientrare. Torna la ricca padrona delle terre, alla morte di suo padre. E' la ricca, elegante Zelda (Jennifer Engstrom) che era stata la sua amante e cerca di riconquistarlo. Il vasto podere è ora curato dal diligente Chuy (Ricardo Gutierrez) che la prega di non vendere. Chi vuol comprare è il ricco, crudele Cooper (Rob Riley). Altro personaggio interessante è la simpatica Ines (Liza Fernandez) che aspetta un bambino ed il ritorno del marito dall'Iraq. Conflitti, minacce, morte. Ma alla fine Zelda decide di restare e coltivare la sua terra. Carl, sentendosi colpevole, non fa più la guardia di frontiera e resta, nell'ultima scena, accanto alla bella, umanissima Zelda. Un bel dramma, costruito con arte e buone intuizioni. Ci rivela una fetta di vita spesso ignorata. La tragedia dei poveri che cercano lavoro in America e sono spesso ricattati e respinti. Abile regia di Marc Masterson.

Altro regista che ha diretto con stile e senso dell'umorismo è Andrew Leynse. Presenta "The Cherry Sisters Revisited" di Dan O'Brien (musica di Michael Friedman). Le avventure di cinque sorelle che iniziano nel 1892 un'improbabile carriera nel mondo del Vaudeville. Difficoltà, guai, sconfitte. Ma alla fine arrivano a Broadway. Abili attrici, ben selezionate (R. Friedman, Katie Kreisler, Kate Gersten, Cassie Beck e Donna Lynne Champlin). Molti applausi.
"The Method Gun" di Kirk Lynn, diretto da Shawn Sides. Vediamo un gruppo di diligenti attori che provano, per nove anni, uno spettacolo, una nuova versione di "A Streetcar Named Desire" di Tennessee Williams. La severa regista è Stella Burden, mai soddisfatta. Sembra che non abbia mai avuto la "prima" e sia poi scomparsa in Sud America. Compagnia creata e recitata dal gruppo Rude Mechs. Attori che ci sbalordiscono con la loro abilità. Devono aver provato per mesi. Uno più bravo dell'altro (T. Graves, H. Kenah, L. Lesley, E.J. Liebrecht, S. Sides). Eccezionali.

Molto originale è "Fissures" di Steve Epp, Cory Hinkle, Dominic Orlando, Dominique Serrand (anche regista), Deborah Stein e Victoria Stewart. Gli attori perdono e trovano chiavi, porte, corridoi e si muovono come confusi fantasmi in bianco. Divertenti. Simbolo di un mondo confuso.
Nell'albergo-galleria 21C, dove si celebra in ogni angolo il presidente Obama ed il suo trionfo con la riforma sanitaria, danno "Heist!", creato da Sean Daniels e Deborah Stein (regia e produzione di Sean Daniels & Emily Ruddock). Decine di attori che si mescolano al pubblico. Gli spettatori diventano poliziotti alla ricerca, in molte stanze ed in un altro edificio, di un quasdro rubato. Entusiasmo e sorprese.
Ci son poi quattro atti unici. Il migliore è "Examination..." di Greg Kotis. Si analizza il rapporto fra attore e scrittore usando tecnica poliziesca. Riuscitissimo.