"Slow Economy: Rinascere con saggezza” all'IIC di San Francisco. “Noi e loro potremo mai capirci davvero?”

di Maria Bremer

Slow Economy - Rinascere con saggezza: è di un'accattivante chiarezza d'intenti il titolo dell'ultimo saggio di Federico Rampini, corrispondente della "Repubblica" da New York. Lunedì 29 marzo, presso l'Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, il giornalista ha presentato assaggi teorici di ibridazione culturale ed economica tra Oriente e Occidente. Era colma di pubblico la galleria, gli ultimi arrivati si accalcavano in piedi. Dopo la recessione che ha colpito il mondo intero, non era solo la sensibilità culturale ad attirarli in Istituto:  l'evento prometteva il risvolto concreto di una conoscenza pratica.

Introdotto e intervistato da Stefano Della Vigna, professore associato dell'Università di Berkeley, Rampini ha toccato e condensato problematiche chiave dell'attuale congiuntura mondiale, coniugando la propria recente esperienza come corrispondente della "Repubblica" e insegnante presso l'università di Pechino con analisi e riflessioni sul panorama economico internazionale. L'obiettivo è trasformare l'uscita dalla crisi in una rinascita, e l'atteggiamento di fondo è l'emancipazione dall'isolamento nazionale, costruendo ponti di modelli di contagio tra Est e Ovest. "Noi e loro potremo mai capirci davvero?" - è la domanda ricorrente che l'abisso culturale tra l'Asia e l'Occidente continua a suscitare a dispetto dei crescenti e imprescindibili contatti tra i continenti. Rampini risponde con Marco Polo, e con lo scienziato gesuita Matteo Ricci, sinologo e pioniere che ha mediato, in Cina, tra cristianesimo e confucianesimo. È una risposta positiva. Richiede però il sacrificio dell'umiltà, termine che l'Occidente sembra aver riposto nel dimenticatoio durante secoli di supremazia economica: l'umiltà di apprendere dall'altro, che ha portato migliaia di studenti cinesi a formarsi nelle università più prestigiose d'Europa e degli Stati Uniti, per poi tornare in patria e rendere possibile quell'impronta cinese stampata, sin dagli esordi, sul nostro XXI secolo.

Rampini passava con naturalezza dal piano della teoria economica a quello dell'esperienza personale, e la voce ne rivelava ancora gli strascichi affascinanti. Puntuali le domande di Della Vigna, che hanno spianato la strada a questioni delicate, quali le controversie tra Google e la Cina, la censura e gli aspetti autoritari del regime, la noncuranza rispetto alle misure di salvaguardia ambientale. È qui che entra i gioco il contributo che Rampini richiede all'Occidente, e all'Italia in particolare: esportare le nozioni dello slow food e dello slow living, dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani. La classe cinese medio-alta, intellettualmente attiva, costitutisce - così il giornalista - un terreno fertile per simili contaminazioni e potrebbe arrivare a esercitare un freno positivo sull'attuale fast economy asiatica. Per volgere di nuovo lo sguardo a una millenaria saggezza orientale, basata anche sul risparmio e la frugalità.  

L'evento è stato un'occasione importante, dunque, per acquisire consapevolezza riguardo alle potenzialità di un contributo italiano a livello internazionale, e per lasciarsi sfiorare da una prospettiva ottimista - che ha preso corpo fino a tardi tra il pubblico, durante il rinfresco offerto dall'Istituto, in forma di conversazione, riflessione, scambio.