LIBRI/CALANDRA INSTITUTE CUNY. “Gran Gennaro” oggi

di Georgiana Turculet

AL John D. Calandra Italian American Institute della Cuny è stato presentato il 7 aprile il libro di Garibaldi M. Lapolla, "The Grand Gennaro", dibattuto con il curatore del volume Steven J. Belluscio, che ha esordito così:  "Ho iniziato ad interessarmi alla tematica dell'immigrazione verso NY e in particolare Harlem, in maniera superficiale quando ero ancora al college, perché mi sono sempre considerato americano, anche se di origini italiane; ma poi mi sono appassionato sempre di più, perché lo studio di questa corrente letteraria rappresenta il recupero dell'identità,  della cultura e della storia dei miei nonni e bisnonni. Ancor di più, conoscere queste storie è un strumento utile per scoprire la storia degli Stati Uniti, quindi anche quella attuale, fondata su ondate di immigrazione, che hanno tutte in comune la perdita delle radici".

Poi la discussione tra pubblico e il curatore della riedizione di una delle roccaforti della tradizione del realismo Americano, "Grand Gennaro" appunto, di Garibaldi M. Lapolla. Il libro fu pubblicato la prima volta nel 1935 e ri-pubblicato diverse volte per l'importanza che ha acquisito nel tempo. L'autore Garibaldi M. Lapolla, egli stesso un emigrante italiano negli USA, intendeva scrivere un romanzo che raccontasse della sua giovane età e la difficile vita da migrante nell'East Harlem. Non vi era nessuna intenzione quindi di rendere questo romanzo un trattato sociologico, ma inevitabilmente, la puntualità dei racconti, il realismo impiegato nella descrizione di un'intera generazione di italiani migranti, fecero sì che il suo romanzo abbia acquisito un notevole valore storico e documentaristico. In tutti i capitoli traspare, con una vena violenta per quanto realista, da un lato l'amore dell'autore verso i segni indelebili che la vita condotta ad Harlem ha lasciato su di lui, e dall'altro il realismo di quella storia dei migranti, difficile da scorgere in un trattato storico tradizionale. L'amore di Lapolla per quei ricordi giovanili, lo hanno portano tutta la vita a contribuire alla vita sociale, ad insegnare nelle comunità italiane e ad esserne visceralmente legato. Non era mai riuscito a fare della scrittura un vero lavoro, ma la dedizione e l'interesse verso quelle esperienze degli emigrati e verso la letteratura lo hanno portato a scrivere tre romanzi, il più importante dei quali, "Grand Gennaro" ha acquisito il pieno titolo di roccaforte della narrativa italo-americana del tempo.

Il romanzo narra di Gennaro, un emigrante italiano, povero e analfabeta, che, come molti altri nelle onde migratorie del ‘900, ha abbandonato la moglie con i tre figli nel Sud Italia, l'ultimo dei quali una bambina appena nata, e si è recato nel nuovo continente per fare fortuna o per dirla con le parole dell'eroe "I made America and I made it quick". Struggenti le vicende della povertà sia dell'emigrante che della famiglia lontana, del vivere con un solo dollaro al giorno e doverlo distribuire in parte per la sopravvivenza e l'altra parte per sfamare i bambini a casa; del misurarsi con le difficoltà della comunità italiana stessa che ha delle dinamiche al quanto complicate, fra ruoli e poteri da capire e aggirare al fine della sopravvivenza.  Duro, realista, violento e appassionato il racconto di una generazione che ha contribuito la storia del nuovo continente.