SPECIALE/IL DOCUMENTARIO SUL DOPO TERREMOTO/L’Aquila, atto d’accusa

di Liliana Rosano

E' trascorso esattamente un anno dal terremoto de l'Aquila dove sono morte 308 persone, circa 70 mila sono stati gli sfollati e migliaia i feriti. Siamo tornati tra le macerie di quello che è rimasto delle case, tra i volti della gente e le loro lacrime.

Ma soprattutto, abbiamo visto cosa ci sta dietro quelle stesse macerie e quei soccorsi.
Abbiamo attraversato e sventrato quei luoghi con l'occhio attento di un giovane regista torinese, Alberto Puliafito, che alla New School di New York, in anteprima mondiale, ha presentato "Comando e Controllo", un film-documentario che porta la spettatore non nel momento della tragedia ma prima e dopo.

Prima, con gli interrogativi degli abitanti sulla negligenza della politica, quando mesi prima il terremoto era stato in qualche modo preannunciato. Dopo, con lo scandalo della Protezione Civile come sistema che bypassa le leggi della democrazia e crea uno Stato nello Stato, con le sue proprie regole e un potere decisionale che non tiene conto delle esigenze reali.

"Comando e Controllo" è un film politico, come afferma lo stesso regista, con un obiettivo preciso:  "dimostrare  come il governo di Berlusconi abbia usato l'emergenza del terremoto a L'Aquila per sospendere le libertà civili, e trasformare la Protezione Civile, da agenzia governativa, ad  istituzione centralizzata che esautora gli enti locali".
È un film che svela le contraddizioni e le ombre della Protezione Civile e del suo capo, Guido Bertolaso, anticipando le dinamiche e le linee d'ombra che hanno portato poi all'inchiesta di qualche mese addietro sulla collusione tra alcuni costruttori e i dirigenti della stessa agenzia governativa sull'ottenimento degli appalti.
Pulifiato insieme a Fulvio Nebbia, produttore del film, hanno vissuto a L'Aquila circa 6 mesi dopo il terremoto. Hanno parlato con la gente, con le istituzioni locali, con gli organi della Protezione civile.
"Dopo una serie di divieti e di ostruzionismi durante le riprese, racconta il regista, il sospetto che dietro quella complessa macchina degli aiuti ci fosse un'organizzazione ben precisa, che violava le regole della democrazia in nome dell'emergenza, mi ha portato a seguire una linea investigativa diversa, la stessa che ha tracciato l'identità del film".

Ne viene fuori un lavoro complesso ed articolato che fa parlare la gente: non solo gli abitanti de L'Aquila ma giornalisti, sindacalisti, sociologi. Tutta la società civile insomma che ha partecipato al dibattito, grazie alla quale, Pulifiato ricostruisce la vicenda e la presenta allo spettatore.
Un lavoro in cui si vede la maturità tecnica del regista e la sua professionalità: la qualità dell'editing e del montaggio, la scelta delle immagini ad effetto e il soundtrack.
La ricostruzione della vicenda però, spesso non è puntigliosa e analitica, perché l'elemento emozionale ed umano del regista, domina rispetto alla descrizione fattuale.
La tecnica del giornalismo investigativo, che Puliafito ha utilizzato per narrare i fatti, lascia lo spazio alle parole e agli occhi della gente e si identifica con esse.

"Ma, ribadisce il regista, questo, non è un documentario investigativo ma un film politico e provocatorio, nella misura in cui, mostrando le lacune del sistema democratico italiano, lascia allo spettatore una serie di riflessioni e interrogativi. L'Aquila non è altro che un esempio di come la democrazia italiana si stia trasformando in uno stato di eccezione dove a dominare è la mancanza di informazione (o la disinformazione), l'arroganza di chi sta al potere e il non rispetto delle leggi".

Tutti elementi che suscitano stupore e perplessità soprattutto tra gli stranieri, e in questo caso tra il pubblico americano che incuriosito ha partecipato all'evento.
Molti i dubbi e gli interrogativi tra i cittadini statunitensi che hanno apprezzato il film: la controversa figura di Bertolaso, quella di Berlusconi, la gestione della vicenda, la mancanza si regole democratiche.
Interrogativi ai quali ha dato risposta anche il giornalista statunitense Alexander Stille, che ha partecipato alla discussione con il regista insieme a Anna Di Lellio, aquilana, docente alla New York School e promotrice dell'evento. Stille, esperto, conoscitore e raffinato analista della politica italiana, autore di numerosi libri sulla mafia e su Berlusconi, ha tracciato il panorama della società italiana: dalle vicende di Berlusconi agli ultimi scandali della Protezione Civile, offrendo una chiave interpretativa interessante.
"In Italia, ha detto Stille, l'attuale corruzione politica ha come sfondo la corruzione sessuale".

Il giornalista, ha poi confrontato la società americana e quella italiana, sottolineando le lacune di quest'ultima: la mancanza di un'opposizione, di nuovi e giovani leader, di regole democratiche.
Un'analisi attenta e precisa che lascia nel pubblico, americano o italiano che sia, sempre molto sc