IL FUORIUSCITO/Un goccino al Presidente

di Franco Pantarelli

Chissà se va a bere per festeggiare o per dimenticare". L'oggetto della curiosità è il presidente Giorgio Napolitano, il suo "bere" è dovuto al fatto che venerdì stava per andare a Verona per partecipare a Vinitaly, nome esotizzante che vuol dire fiera dei vini, e chi esprime il dubbio fra festeggiare e dimenticare è Marco Travaglio - uno dei pochi giornalisti italiani che fanno ancora il proprio mestiere come si deve - al quale non è proprio andata giù l'enesima firma messa da Napolitano sull'ennesima "porcata" escogitata dagli avvocati di Silvio Berlusconi per tenere il loro facoltoso cliente fuori dalla portata dei giudici. Stavolta la legge vergogna (la numero 38 da quando Berlusconi fece la sua "discesa in campo" spiegando che "se non vado in politica vado in galera e fallisco per debiti"; la numero 11 da quando Napolitano è al Quirinale) si chiama Legittimo Impedimento e il suo obiettivo è quello di non permettere ai tribunali di "distrarre" chi governa.

Pensate un po', Bill Clinton che era il capo dell'unica, ormai, superpotenza mondiale, nonché l'uomo che viveva con a portata di mano la valigetta che conteneva i codici per scatenare il potenziale atomico americano per far fronte a un (ipotetico, per carità) attacco nucleare, poteva essere costretto a "distrarsi" per andare a rendere conto ai giudici delle bugie dette al tempo della sua tresca con Monica Lewinsky. Berlusconi invece non può essere "distratto" da un'attività di governo che lui stesso trascura alquanto - come tutti abbiamo potuto constatare recentemente - per coltivare al telefono la sua ossessione di far scomparire il programma televisivo di Michele Santoro. Una cosa che basta soffermarcisi un momentino per vedersi sbattere in faccia la scena umiliante dell'Italia che sprofonda in un oceano di ridicolo.

C'è chi dice che Napolitano non ha colpa in tutto ciò. Che i suoi poteri sono limitati e non gli consentono di interverire fattivamente né sulle leggi vergogna né sulle leggi normali e che l'unica cosa che può fare è firmarle. Ma non è vero. Lui, in questa legge del Legittimo Impedimento c'entra perché non è solo una storia ridicola (che comunque basterebbe, visto che in fondo il presidente deve preoccuparsi anche del buon nome dell'Italia nel mondo), è anche palesemente anticostituzionale. Lo hanno subito affermato alcuni noti costituzionalisti e del resto salta agli occhi anche ai profani che almeno una cosa la sanno: che in Italia vige l'assoluta uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, siano essi uomini, donne, ricchi, poveri, bianchi, neri, eccetera. La legge che gli avvocati di Berlusconi hanno messo a punto e che Napolitano ha firmato, invece, è praticamente la precisa negazione di quel principio.

Berlusconi ha già la possibilità di ignorare le chiamate del tribunale a causa degli impegni di governo, cosa che lui sfrutta da mesi recitando di fronte ai giudici qualcosa di simile a una comedia di Feydeau. Loro lo convocano di sabato, giorno in cui il Consiglio dei ministri non si riunisce mai?, ecco che lui indìce una riunione proprio di sabato. Lo convocano per un altro giorno in cui non sono previsti impegni di governo? Ecco che lui all'ultimo momento parte per una "visita di Stato" che non era stata annunciata per niente, oppure eccolo comparire a un'inaugurzione dove nessuno lo aspettava o addirittura annunciare un malore, nel puro stile dello scolaro che ha paura dell'interrogazione. Lo scopo della legge del Legittimo Impedimento è quello di porre fine a questo teatrino. D'ora in poi lui non avrà più bisogno di "giustificare" nulla. Dirà "non posso venire all'udienza" e questo dovrà bastare, per il prossimo anno e mezzo, cioè la durata della legge. E lo stesso sarà per quei suoi ministri che hanno il problema di alcuni processi in corso. Il loro capo dirà "non possono" e la cosa finirà lì.
Fa un po' schifo, vero? E' probabile che il bere del presidente Napolitano sia per dimenticare, non per festeggiare. Ma pensate che bella, serena bevuta si sarebbe fatto, se avesse detto: "No, io questa legge non la firmo".