A modo mio

Lisa che scrive e canta musica

di Luigi Troiani

 L'ho incontrata la prima volta una decina d'anni fa, in Atlantico tra New York e Roma: una sua canzone era nella colonna sonora del volo, e fu amore a primo ascolto. Da Ricordi a Piazza Venezia (non cercatelo quel negozio atmosfera Settanta, non c'è più) trovai il suo album "Slide", etichetta Virgin, farfalle in psichedelico ovunque, tra copertina e testi, con quel titolo che sintetizzava la particolarità di una musica "che scivola", sulla pelle, dentro i pori del corpo, intorno all'anima.

   Difficile trovare i suoi dischi negli scaffali, anche in America, il paese di questa figlia di italiani nata nell'Indiana, che ci sa così fare con archi chitarre e tastiere, da essere stata chiamata a collaborare con David Bowie, Simple Minds, Iggy Pop. Tre anni fa venne a Roma, in sordina; la persi, ero in giro per il mondo. E' tornata la scorsa settimana, e non sono mancato al "Circolo degli Artisti", in Via Casilina, ambiente giusto per una che non lo fa solo per soldi: mattoncini al muro ed erba ovunque intorno alla sala concerto. Il pubblico, tutto di -teen e poco più; io a chiedermi come una musica tanto rarefatta li abbia convinti a starsene due ore in piedi. Lei non ha mai venduto abbastanza da considerarsi una professionista, eppure da dentro quelli che chiama "i suoi fantasmi" riesce a dialogare anche con i più giovani.

   Sta sui cinquantadue, Lisa Germano, e a guardarla vicino risulta diversa da quella delle copertine. Il viso, e le mani che ruotano sugli strumenti, raccontano insieme la beatitudine dell'arte e la fatica della vita. Rinviano ai testi, alle melodie di canzoni che rimbalzano tra country & western, classico e new-age. Dicono di una ragazza ormai donna, tuttora in bilico tra acquisizione e delusione, consapevole della rischiosità di scelte che regalano spesso il compito che spetta alle vittime. Penso a quello che ha scritto in "Singing to the birds", chiedendosi cosa fare quando cadono addosso eroi e illusioni: "So what if your heroes changed their minds/And all you thought was right flew out the window/And all you based your life on wasn't real // So what if your hero sells its soul/And all your wildest dreams seem dull and dreary/And all your secret thoughts seem cheap and lonesome".

   Lisa, figlia di musicisti classici, ottima polistrumentista, ha risposto alle tentazioni della mente con la ricerca musicale, ricamando atmosfere così delicate da apparire persino evanescenti. Ascoltandola al Circolo, ho pensato ad un'altra, più grande, poetessa nord americana, Emily Dickinson. Proprio come nella poetessa del Massachusetts, il timbro poetico/melodico appare falsamente semplice; è così tenue e levigato da sembrare inconsistente e disperso. Vi è invece forza ed energia in quell'accuratezza. La preziosità del verso e degli accordi rincorre la perfezione, pretende lo sbocco nella visione che distacca dal percorso della materialità e della quotidianità. "I don't know much about power, I never learned that/But dumb as I am, I know this/In power rules the world and it's people who die, ache/Who die, ache". La Dickinson scriveva con la guerra civile intorno e nella memoria; questi versi della Germano di "My secret reason" le fanno eco, in una saga onirica cullata da organetti e corde pizzicate, che dileggiano il vacuum degli affari e della politica.

   Intervistata dal Corriere, la musicista dell'Indiana ha sorpreso, dicendo che, con i genitori novantenni e più estimatori nel vecchio che nel nuovo continente, dovrà forse mollare e cercarsi un lavoro meno precario. Anche questa è America.