RELIGIONE/L’Italia nella vita di un santo... anglicano

di Franco Borrelli

Non solo un'opportunità - quella per rafforzare i legami fra le chiese anglicana e cattolica che non ha precedenti, nonché fra Regno Unito e Vaticano -, ma anche l'occasione per beatificare il card. John Henry Newman (il prossimo 19 settembre), anglicano in origine poi cattolico per scelta cultural-morale e per convinzione ferma: questo in sintesi lo "storico" viaggio che Benedetto XVI si appresta a compiere di là dalla Manica.

Nato nel 1801 a Londra, da padre banchiere e da madre d'origini ugonotte (la famiglia di lei era emigrata oltre Manica dopo la revoca dell'Editto di Nantes), John H. Newman divenne pastore della Chiesa Anglicana nel 1825. Nel '32 scende in Italia, visitando tra l'altro Roma e la Sicilia. Nel '42 si converte al cattolicesimo e nel '46 torna nuovamente sul Tevere. Nel '48 viene ordinato sacerdote e, con l'appoggio di Pio IX, fondò poi in Inghilterra il primo Oratorio di San Filippo Neri. Rettore dell'Università Cattolica di Dublino prima e poi "First honorary fellow" del Trinity College di Oxford, nel '79 fu creato cardinale da Leone XII. Morì nel 1890 e nel gennaio del 1991 venne dichiarato "Venerabile" (il primo passo verso la beatificazione) da Giovanni Paolo II.
Queste scarne notizie biografiche solo per dare un'idea del personaggio Newman al quale Jo Anne Cammarata Sylva (Assumption College for Sisters, Mendham, NJ) ha dedicato il suo «How Italy and Her People Shaped Cardinal Newman». Basterebbe il sottotitolo a spiegare le ragioni che hanno spinto la ricercatrice sulle cause "peninsulari" che ne hanno definito carattere e personalità: "Italian Influences on an English Mind". Con certosina pazienza e incredibile accuratezza, la Cammarata Sylva (orgogliosa delle sue origini italiche) ripercorre l'itinerario filosofico e spirituale che hanno segnato non solo la personalità culturale ma anche la sua unicità nell'àmbito del cristianesimo, soprattutto in qullo del Regno Unito. Paolo VI, durante il Vaticano II, affermò quanto l'opera e la figura di Newman fossero una guida per coloro che "sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione attraverso le incertezze del mondo moderno".

Ma quel che più sta a cuore alla ricercatrice italoamericana, e quel che lei realizza con questo suo saggio, è affermare la profonda "italianità" di un uomo che "riflettendo sul misterioso disegno divino, sente il profondo senso della missione affidatagli dall'Assoluto" (parole ancora di Paolo VI). Un potere intellettuale, quello di Newman, che aiuta ad accettare quanto riservi la vita («My soul is in my hand: I have no fear...», "Dream of Gerontius"). Molto giocarono l'Italia e gli italiani nella maturazione di Newman e nei suoi costanti studi e meditazioni sulla tradizione (non solo cristiana). In questo processo, molto "servirono" le figure e le opere dei nostri autori, pensatori e uomini di fede, da Sant'Alfonso de' Liguori a Domenico Barberi, da Antonio Rosmini ad Alessandro Manzoni [significativa, per la copertina, la scelta di una stampa di G.F. Rodwell, raffigurante la milanese piazza del Duomo nel XIX secolo], da Giovanni Perrone a San Filippo Neri, e a tanti altri che contribuirono a far comprendere al cardinale quanto la tradizione cristiana avesse "definito l'uomo" attraverso i secoli. «E' la tradizione - ha scritto Newman - a far poi delle usanze delle vere e proprie leggi».

Non è il caso, in questa nota, di addentrarci nelle questioni prettamente teologiche, o in quelle anche giuridico-socio-politiche che hanno avuto per campione il card. Newman e l'hanno visto coraggioso e deciso protagonista (non solo) dei suoi tempi. Ciò che conta sottolineare, in questo saggio ricchissimo di annotazioni e riferimenti bibliogafici per ulteriori approfondimenti -, è la fedeltà costante e l'umiltà dell'autrice nel ripercorrere, in compagnia di Newman e per tutti noi, un viaggio spirituale attraverso i misteri della fede e dell'essere. Un dovere non solo storio-biografico verso una persona per molti tratti davvero "speciale", ma anche un modo per conoscere più a fondo la natura degli uomini e del loro, anche quando non espresso chiaramente, bisogno d'assoluto e di conforto. E anche, perché no?, una dichiarazione d'amore per una figura spiritual-morale che va ben oltre i confini di tempo e di cultura assegnatile dalla storia e dalla geografia.