CLASSICA/Avventura barocca per Hope e la Borrani

di Franco Borrelli

Misconosciute e troppo spesso messe subito da parte, accusate ingiustamente di semplicismo e di pompose circonlocuzioni melodiche (un po' come le troppe e a volte forse inutili "ripetizioni" architettoniche), sono invece, le musiche d'età barocca, d'una esemplarità sorprendente e vivace; oltre che segno d'una modenità che stupisce ancor oggi e che, all'ascolto attento, riservano più di qualche gemma più o meno volutamente nascosta dai suoi autori.

Provate, ad esempio, ad ascoltare le pagine antologiche di «Air. A baroque journey», un album della Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics) ove il violinista Daniel Hope (in dolce compagnia con "il secondo violino" di Lorenza Borrani) mette in evidenza tutta la spumeggiante e allegra giovinezza di pagine ricche di colori, passioni e, perché no?, anche di poetiche malinconie. Ad ascolto ultimato, resta, di là dallo stupore, la sensazione di aver perso sinora qualcosa perché, in quanto a creatività artistica, esse non son seconde a nessuna.

Sorta di viaggio avventuroso questo di Hope, una specie di rollercoaster d'emozioni e sensazioni, intrigante, a tratti sofisticato, rivoluzionario per toni e impulsi, dotato d'un ritmo irresistibile che sembra improvvisazione ed invece è studio e attenzione costanti. Un invito alla danza, alla vita, ma anche alla meditazione sulle sorti umane; una compagnia al cuore e una sorta di sollievo alle pene dei giorni.

Moderne, dicevamo, queste notevoli pagine d'autori conosciuti o di cui si è sentito poco o mai parlare, dalla "Ciaccona" di Andrea Falconieri (1585/6-1656) alla "Sarabanda" di Händel, dalla "Passacaglia" di Biagio Marini (1594-1663), dal tradizionale "Canone" di Pachelbel a quel "Concerto grosso" epocale di Francesco Geminiani, dalla "Gagliarda napoletana" di Antonio Valente (1565-1580) alla divina "Aria" di J. S. Bach, e a tante tante altre, italiane e non, che sarebbe lungo e "freddo" qui enumerare; ma tutte, tutte indistintamente, brillanti d'una bellezza davvero unica e spumeggiante.

Così come le altre forme d'arte del periodo, - recitano le enciclopedie - la musica barocca era votata al desiderio di stupire e divertire l'ascoltatore: cambi repentini di tempo, passaggi di grande virtuosismo strumentale e l'uso del contrappunto e della fuga, sono gli elementi che più caratterizzano la produzione musicale di questo periodo, insieme ad uno sviluppato senso dell'improvvisazione.
L'utilizzo del termine barocco in campo musicale è piuttosto recente, ed è fatto risalire ad una pubblicazione del musicologo Curt Sachs del 1919. Se il concetto di musica barocca è generalmente accettato ed utilizzato, diversi musicologi contestano questa definizione sostenendo, non senza buoni argomenti, che sia illogico unire sotto un'unica etichetta un secolo e mezzo di produzione ed evoluzione musicale che ha fatto della varietà e della differenza il proprio programma estetico.

A prescindere da queste considerazioni, che effettivamente possono avere degli ottimi argomenti, il termine "musica barocca" è tuttora universalmente utilizzato ed accettato per definire lo stile musicale evolutosi dopo la musica rinascimentale e prima dello sviluppo dello stile "classico".