TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Pazienza e solitudine

di Mario Fratti

Ho visto crescere la meravigliosa Abigail Breslin in almeno dieci film. A tutte le età. Ne dimostra ora forse dieci ed è finalmente in teatro. Una bella sorpresa per tutti noi. Io non immaginavo che sarebbe passata dal cinema al teatro. Qualche maligno dirà che è al teatro Circle in the Square (235 West 50th Street) ed ha accettato il ruolo di Helen Keller solo perché non deve imparare a memoria la sua parte. Ebbene è spesso più difficile dover creare un personaggio senza l'aiuto del dialogo. Helen Keller era infatti sordomuta. Nella commedia "The Miracle Worker" di William Gibson è tragica e ci commuove nella sua solitudine, in un mondo che è per lei silenzioso.

Vediamo anche la sua rabbia. Si ribella ai genitori ed alla sua insegnante Annie Sullivan (Alison Pill). Poi, lentamente, scopre il linguaggio delle dita. La sua insegnante le insegna, con difficoltà, a comunicare con le dita. Un caso vero che ci insegna la pazienza. Son sicuro che molti di noi si arrenderebbero decidendo che è un caso impossibile. Vedendo questo spettacolo si soffre un po' ma si impara molto. Si impara ad essere umani e tolleranti. Due attrici magnifiche. Sono bravi anche il severo genitore (Matthew Modine) e la gentile madre (Jennifer Morrison). Ci era antipatico all'inizio il fratello (Tobias Segal) che si sentiva ignorato ed era insofferente. Tutta l'attenzione per la sorellina. Nulla per lui. Poi impara anche lui e diventa più umano. Regia difficile ma riuscita di Kate Whoriskey. Molti applausi. Repliche.

Un'altra decenne molto brava è Kate Castaneda-La Mar in "Miss Lulu Bett" di Zona Gale (premio Pulitzer negli anni Venti). Il Workshop Th. Co. Main Stage (312 West 36th Street) ha scelto questa commedia per ricordarci le difficoltà delle donne nella loro lotta per l'indipendenza economica. La famiglia Deacon nel 1920. Ci appare la giovanissima Monona, allegra e vivace. E' alla fine il personaggio più vero. Sa quando ubbidire e quando evitare le punizioni. Il padre Dwight (David M. Mead) è severo con tutti. Con la bambina, con la moglie Ina (Anne Fizzard), con la suiocera e con la sorella della moglie, la Lulu Bett del titolo (Laurie Schroeder). E' la serva della casa. La sposano al fratello di Dwight che ha già un'altra moglie ed impongono poi che Lulu stia zitta per evitare lo scandalo. Solo alla fine Lulu ha il coraggio di lasciare la casa. Senza soldi, verso l'ignoto.

Sfacciatamente, la padrona di casa la prega di non andar via perché non sa cucinare. Per fortuna le donne di oggi hanno professioni, denaro, il coraggio di dire pane al pane e vino al vino.

In "Looped" di Matthew Lombardo (Lyceum Th., 149 West 45th Street), l'eccellente Valerie Harper ci fa rivivere l'audace comportamento dell'attrice Tallulah Bankhead. Una ribelle assetata di vita. Liquori, uomini, donne, pillole, linguaggio estremamente sincero. Dice sempre e chiaramente quel che vuole. Fa impazzire Danny (Brian Hutchinson), un regista che cerca di farle dire, imparare, ripetere una battuta facile. La sbaglia sempre, sfidandolo. Lo costringe poi a confessarsi, a dire quel che non avrebbe mai voluto dire. Ho riso per due ore, divertito. Tornerò a rivedere e godere la magnifica Valerie-Tallulah. Regia di Rob Ruggiero che deve guidar bene anche la pazienza del terzo personaggio (Michael Mulheren) che è in una cabina sovrastante la scena.
Due attrici ammirevoli anche in "The Glass Menagerie" di Tennessee Williams (L. Pels-Steinberg, 111 West 46th Street). Testo chiaramente autobiografico. Tom (Patch Darragh) è l'autore che scrive, sogna e vuol fuggire da una madre che lo opprime (Judith Ivey) ed una sorella fragile, debole, vulnerabile. La giovane Laura (la delicata, convincente Keira Keeley) ha un complesso d'inferiorità. E' claudicante e non si sente bella. Resta sempre in casa a giocare con i suoi animaletti di vetro. Tom porta a casa, a pranzo, l'allegro amico Jim (Michael Mosley). Piace a Laura e ci sono poetiche scene che finiscono anche con un bacio. Ma Jim è onesto e le dice che ha una fidanzata. Commovente, ben diretto da Gordon Edelstein.

Chi vuol vedere donne nude e seminude in danze sfrenate e ammucchiate deve andare al teatro La MaMa di Ellen Stewart (74A East 4th Street) dove danno "Caligula Maximus" di Randy Weiner ed Alfred Preisser (autore e regista). Vediamo le imprese dell'imperatore Caligola noto per aver nominato senatore il suo cavallo e per aver violentato e torturato i suoi schiavi. Il protagonista (Ryan Knowles) domina la scena dando ordini, frusta alla mano. Siamo in un vero circo con donne che volteggiano e si battono contro robusti schiavi. Da notare che le gladiatrici (Myra Adams, Roxanne Edwards, Jessica Krueger e Miriam Tabb) vincono sempre picchiando i rivali fra gli applausi dei presenti. Appare poi anche Gesù Cristo (Aaron Strand) che sorride, predica la pace, offre la seconda guancia ma poi sfida fisicamente Caligola. Perde. Dopo tanti episodi di danze erotiche, atti di circo, acrobazie, vediamo che alla fine gli schiavi hanno il coraggio di ribellarsi. Mandate gli amici europei ed i parenti che sono vostri ospiti. Si divertiranno scoprendo il teatro off di new York, quello originale ed insolito.
Al Lion Theater (410 West 42nd Street) danno "Looking for Billy Haines" di Suzanne Brockmann e Will McCabe.

E' la vera storia di un attore gay che negli anni Venti rovinò la sua carriera dichiarando il suo amore per un altro uomo. Abbiamo qui la storia di un attore, oggi, che dovrebbe interpretare il ruolo dello scomparso Nilly Haines. Jaime (Jason T. Gaffney) non lo conosceva. Lo scopre lentamente e scopre anche se stesso che deve rivelare chi è, chi ama. Musica di Barry Singer e coreografia di Joseph Cullinane (che è anche il misterioso Billy). Una commedia piacevole, ben diretta dall'autrice.