ARTE/MOSTRE/La stra-ordinaria vita degli artisti

di Samira Leglib

Cosa c'è di straordinario nella vita di tutti i giorni? Molto, ma spesso non si ha abbastanza tempo per prendersi un momento ed estrapolarlo da un via vai di comunissimi altri. Ci ha pensato Stefania Carrozzini, titolare di I AM. International Art Media da lei fondato con lo scopo di promuovere gli artisti in tutto il mondo, curando la mostra "EXTRA-ORDINARY LIFE", fino al 10 Aprile presso la Onishi Gallery (521 West 26th Street, New York).

La mostra rappresenta undici artisti, tutti italiani, eccezione fatta per il giapponese Shinichi Nakahata e la finlandese Barbro Eriksson, i quali, doveroso dirlo, sono stati gli unici a intervenire giovedì scorso all'inaugurazione. L'esposizione nel suo insieme si compone di 26 opere tra fotografie, dipinti, installazioni e sculture attraverso cui gli artisti hanno sviluppato l'idea di una vita straordinaria -altresì detta fuori dall'ordinario- scavando nel contesto contemporaneo e nella propria esperienza.

"Non c'è dubbio che viviamo una vita caotica ma allo stesso tempo stra-ordinaria", spiega la Carrozzini che con questa mostra prosegue la serie di tematiche -tra le più recenti "Happiness" e "Heart"- attorno alle quali stimola gli artisti da lei stessa selezionati. "Il prefisso ‘extra' sta a significare tutto ciò che va aldilà dell'ordinario, dell'apparente banalità dell'esistenza. È la capacità di vedere oltre le pieghe dell'esistenza, di stupirsi ancora di fronte al mistero delle cose del mondo. È il desiderio di provocare ancora nello spettatore, oggi avvezzo a vedere troppo e male, l'energia esistenziale allo stato puro, una nuova joie de vivre."

Nicola Bortolussi, nato a Milano nel 1961 è un appassionato viaggiatore con un acuto interesse sia per l'architettura che per la natura. Qui presenta due opere dalla serie "Animalia" (2009).

Pino Chimenti, di Spezzano Albanese (CO), classe 1952, firma l'opera "Testimonies passing through Alpha and Omega" (2007). Mai sottomesso alle tendenze dei nostri tempi, i suoi dipinti sono caratterizzati da una particolare atmosfera fiabesca e sottile ironia riconoscibili nelle sue figure vagamente antropomorfiche.
Miriam De Berardis, nata a Teramo nel 1953, con "Red" (2010) lavora sull'astrazione e sulla purificazione del processo pittorico a partire dal mimetismo.

Isa Di Battista Gorini, nasce a Milano e si laurea all'Accademia di Belle Arti di Brera. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta lavora nel campo della pubblicità per approdare all'arte informale di matrice futurista. L'opera "Robot" (2009) riunisce una diversità di materiali, da pezzi di computer a involucri di pasticche medicinali.

Franca Faccin, pittrice di Vicenza, espone il dipinto astratto "Obama" (2009). Caratterizzata dalla presenza della famosa bicicletta che sopraggiunge nei suoi lavori dalla fine degli anni Ottanta, la sua arte diventa via via più basica e nitida, distaccandosi dall'elemento figurativo.

Claudio Martini, anch'egli di Vicenza, è artista e poeta, e questa dualità si riversa anche nell'opera "E ascolto il canto del mondo, di tutto il mondo" (2010) composta di tre pannelli in cui pittura, fotografia e parola sono assemblate creando nuove iconografie.

Bruno Petronzi nasce a Torino dove inizialmente studia design automobilistico per poi concentrarsi nella realizzazione di oggetti dall'impronta unica pur mantenendo l'aspetto funzionale. "Untitled" (2009) è una lampada da tavolo a forma di mosca.

Clara Scarampella Lombardi, di Brescia, ha iniziato a esporre sin dai primi anni Settanta. Il suo lavoro ha il merito di farci soffermare sull'anonimità di quei brevi istanti che fanno parte della vita di tutti i giorni. "Love story" (2008) raffigura due farfalle posate sui fiori.

Gianni Testa, nato a Roma nel 1936, è un artista affermato a livello internazionale e il suo nome è presente nei più importanti cataloghi d'arte. In questa esposizione interviene con "Unexplored Galaxy" (2010), olio su tela e oro puro.

Shinichi Nakahata, nato in Giappone nel 1961, si specializza lavorando sul bidimensionale come sul tridimensionale. Di "Accumulation" (2010) dice: "Quest'opera s'ispira una vecchia leggenda giapponese la quale narra di una carpa che, contrariamente alle leggi della natura e della fisica, risale una cascata e viene premiata trasformandosi in Ryuin (dio dragone). La carpa simbolizza le virtù del coraggio, dell'impegno e della perseveranza".

Incontriamo Barbro Eriksson che ci racconta di come è stata selezionata per questa mostra e ci parla dell'opera "while life is...this...happens in my garden" (2010). "Sono finlandese e lo scorso dicembre sono stata invitata e premiata alla Biennale di Firenze. Stefania mi ha trovato su internet e mi ha contattato per questa mostra in cui presento tre lavori che rappresentano due storie differenti. Tutto nasce da una sera in cui stavo organizzando una festa per un amico e non c'era tramonto, così ho preso una moltitudine di stoffe e ne ho adornato il giardino lasciandole svolazzare al vento. Le ho lasciate così all'aperto per due anni e mezzo e queste sono state esposte alla pioggia, alla neve, al vento. Alcuni giorni sembravano così tristi altri felici e ho scattato migliaia di fotografie. L'altra storia è intitolata ‘The Dress', è un abito art-dèco del 1920, me l'ha donato un amico che lavora in teatro. L'ho tenuto nel mio studio per sei mesi e poi l'ho portato fuori, nel campo e ho scattato fotografie attraverso il vestito perché è così sottile da sembrare trasparente. È la mia storia di questo vestito, a prescindere da chi lo abbia posseduto prima, è la mia storia. Vivo in un arcipelago di 6.000 isole tra Helsinki e Stoccolma, la natura è lo spirito del mio lavoro".