EVENTI/MOSTRE/Palladio, modello del bello americano

di Francesca Forzan

E' un Palladio tutto "americano" quello protagonista della mostra "Palladio and  His Legacy: A Trasatlantic Journey" (Palladio e la sua eredità: un viaggio attraverso l'Atlantico) dal 2 aprile al primo agosto nelle sale della Morgan Library & Museum di New York.  Dopo la prima tappa vicentina in occasione delle celebrazioni dei 500 anni dalla sua nascita, tra il 2008 e il 2009 la mostra è sbarcata a Londra, alla Royal Academy, al Caixa Forum di Barcellona e al Forum di Madrid, richiamando oltre mezzo milioni di visitatori. Archiviata l'esperienza europea ora Palladio arriva negli States, prima tappa New York, con un'esposizione a lui dedicata tutta rinnovata.

Promossa dal Royal Institute of British Architects di Londra (RIBA) in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza (CISAAP), la mostra nella sua "dimensione" americana "vuole dimostrare, come ha spiegato la co-curatrice Irena Murray, che il codice genetico dell'architettura americana risale proprio ad Andrea Palladio". Ed é in questo concetto che l'esposizione newyorkese si differenzia da quelle europee. Alla Morgan Library & Museum, ristrutturata pochi anni fa  negli spazi espositivi da Renzo Piano, potranno essere ammirati 31 nuovi disegni autografi dell'architetto veneto, molti dei quali inediti e non presenti nelle edizioni precedenti, oltre che libri originali provenienti dalla British Architectural Library e 20 modelli architettonici del Palladianesimo americano e britannico realizzati per l'occasione. È infatti  in America che l'eredità di Andrea di Pietro, questo il nome di battesimo di Palladio, sembra essere più evidente a partire dall'architettura residenziale per arrivare agli edifici del potere, tra cui la Casa Bianca e la residenza di Monticello, Virginia, che il terzo presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, progettò per la sua villa in stile neopalladiano. Fu proprio Jefferson, grande estimatore di Palladio, a definire i Quattro Libri dell'Architettura di Palladio, il trattato da lui pubblicato nel 1570, "la Bibbia dell'architettura".

"Mentre la mostra palladiana ‘europea' dello scorso anno raccontava la vita di Palladio, l'edizione americana è in sintonia per la predilezione anglosassone per il disegno, per i primi momenti della creazione dell'arte, per l'istante magico in cui l'idea esce dalla mente dell'artista per fissarsi su un foglio di carta" ha commentato Guido Beltramini, direttore di CISAAP e co-curatore della mostra; "i 31 disegni di Palladio sono infatti stati selezionati per consentire di vederlo "al lavoro" come se fossimo con lui a bottega".

Il percorso espositivo comincia dai suoi fogli di studio relativi ai monumenti Romani antichi e prosegue con i disegni di progetto, i primi schizzi a mano libera, i seguenti disegni di studio, sino ai disegni decorati da amici artisti. All'interno della mostra è poi presente una terza sezione di fogli dedicati al Palladio "comunicatore", con preziose impaginazioni dei Quattro Libri dell'Architettura. Per la prima volta saranno esposti anche i disegni di due altre imprese editoriali palladiane, che dovevano completare i Quattro Libri: un quinto libro sulle "Terme antiche" e un sesto sugli "archi trionfali". Questi, introducono alle ultime due sessioni della mostra dedicate al palladianesimo inglese e americano.

Ad inaugurare l'evento di apertura giovedì sera alla Morgan Library di New York, la baronessa inglese Tessa Blackstone, presidente del RIBA e Amalia Sartori, presidente di CISAAP. "Aver portato Vicenza e il CISA a New York è un risultato di cui dobbiamo legittimamente andare fieri tutti, ha commentato la Sartori, da chi l'ha reso possibile finanziariamente, a chi ha lavorato senza risparmio perchè questo avvenisse concretamente, e mi riferisco al Consiglio Scientifico e al personale di CISA".

Con lei, giovedì sera, anche una delegazione italiana  in rappresentanza della Regione Veneto che, assieme a Dainese, all'Istituto Italiano di Cultura di New York e ad altre prestigiose fondazioni e donatori americani, hanno sostenuto l'importante iniziativa. New York è la prima delle tappe americane. La mostra si sposterà nei prossimi mesi a Washington, Milwaukee e Pittsburg.