National Model United Nations: esercizi di diplomazia al Palazzo di Vetro/Piccoli ambasciatori crescono

di Liliana Rosano

Arrivare ad una risoluzione sul disarmo nucleare o sulla condizione della donna in Africa, è più di un semplice esercizio di diplomazia. È un'esperienza che mette insieme capacità di comunicazione, di sintesi e di analisi.  Ambasciatori in erba, futuri diplomatici o analisti internazionali, sono gli studenti arrivati da tutto il mondo a New York nei giorni scorsi per prendere parte al National Model United Nations 2010 (NMUN), la più grande simulazione di processi diplomatici multilaterali gestito direttamente dal Dipartimento di Cultura Generale delle Nazioni Unite attraverso il National Collegiate Conference Association (NCCA).

Per l'edizione 2010 del NMUN si sono iscritti quasi 5 mila studenti, tra cui 400 da 18 atenei italiani. Un numero che cresce di anno in anno, complice l'entusiasmo dei ragazzi che vogliono fare tesoro di un'esperienza didattica e umana insieme. Nelle stanze della diplomazia per eccellenza, le Nazioni Unite appunto, i partecipanti entrano in contatto con i meccanismi e le procedure che stanno alla base dei processi diplomatici. Con un'idea ben precisa del mondo e dell'ONU. Che non sempre, c'è da dire, è quella patinata.

"In questa esperienza non manca l'approccio critico, afferma Claudio Corbino, presidente dell'associazione catanese ‘I Diplomatici', che da 10 anni coordina la partecipazione di alcuni atenei italiani a questo evento. Anzi, gli studenti osservano con curiosità il gap tra come è la diplomazia e come dovrebbe essere."

L'idea che questi ragazzi hanno delle organizzazioni internazionali è chiara: è un sistema spesso troppo burocratico e farraginoso, ormai decisamente superato perché si basa su un assetto geopolitico che non risponde più alle esigenze odierne della scena mondiale. "Se l'obiettivo formativo di questo processo simulato è quello coinvolgere i gruppi nella discussione e nell'approvazione di una risoluzione, continua Corbino, l'aspetto pedagogico che sta dietro è quello che più conta: rafforzare le potenziali doti comunicative, di analisi, di leadership, utili in qualsiasi professione si voglia intraprendere".

Nei giorni scorsi gli studenti italiani sono stati protagonisti  di una lezione tenuta dall'ambasciatore italiano all'Onu, Cesare Maria Ragaglini, il quale ha ricordato che il Palazzo di Vetro "é stato il motore della decolonizzazione" e che "é cruciale nel promuovere operazioni di pace su cui tutte le parti si trovano d'accordo". Ragaglini ha ribadito anche gli impegni della diplomazia italiana all'interno dell'organizzazione internazionale, come ad esempio la battaglia per la moratoria sulla pena di morte, la lotta alle mutilazioni genitali femminili, la cooperazione allo sviluppo e il peacekeeping.

"Il National Model United Nations è un'esperienza importante anche a livello umano", afferma Ines Martire da Milano.

"La dimensione internazionale che solo un contesto come l'ONU può offrire, l'uso della lingua inglese come lingua di lavoro, il contatto diretto con i capi della diplomazia. Tutti aspetti che hanno il proprio peso aggiuntivo nel percorso curriculare. L'Onu - continua Ines-  rimane comunque un organo importante capace di trasmettere valori come la tolleranza e la trasparenza".
C'è chi però torna a casa deluso, realizzando che il Palazzo di Vetro non è altro che un immenso carrozzone burocratico dove i negoziati e le risoluzioni non intervengono in maniera sostanziale sull'assetto politico mondiale.

Ma come immaginano la diplomazia i giovani della generazione 2.0?
"Dovrebbe essere più snella e più aperta ai cittadini, afferma Giovanni da Napoli, meno burocratese e politichese e più vicina al linguaggio dei giovani. Più attenta alle esigenze dei popoli che dei politici e non più chiusa nelle stanze dei bottoni".

I ragazzi, alle prese con i lavori delle commissioni che discutono sui vari topics, tra un negoziato diplomatico e un altro, si confrontano sulle proprie esperienze personali e sulle proprie tradizioni culturali.
Insomma, piccoli ambasciatori crescono. Tra entusiasmo, curiosità, ambizione.  E con un desiderio forte: dare il proprio contributo per migliorare un giorno le sorti del mondo.