LE PROTAGONISTE/Una leader per l’Italia

di Lella Golfo*

Renata Polverini, romana verace, classe 1962, dal 29 Marzo è il primo Presidente donna della Regione Lazio. Una vittoria al cardiopalma, esplosa in un'estemporanea festa a Piazza del Popolo che ha visto la "lady di ferro dell'Ugl" in jeans, giubbino di pelle e un eterno sorriso stampato sul volto. Una "politica pop", la "prima imperatrice di Roma": all'indomani del voto tante le etichette per una donna che ha spiazzato tutti. Ma partiamo dall'inizio, perché quella di Renata è una storia che vale la pena di raccontare, una di quelle a lieto fine che ti fa venir voglia di credere nella forza delle donne e in quella determinazione che, da sola, può scalare ogni vetta. Una vita difficile, quella di Renata, segnata dalla morte precoce del padre, nove anni di collegio e una mamma, Giovanna, che la tira su tra mille sacrifici. Una corsa a ostacoli che le lascia in dote una tempra di donna che non molla e un carattere a prima vista rude ma che sa sciogliersi davanti a un bambino.

I più iniziano a conoscerla sul piccolo schermo, dove questa outsider dei salotti buoni si distingue per le parole misurate e le analisi sempre puntuali ma anche per una fermezza pacata che non ti aspetti da una donna. In televisione Renata approda come Segretario dell'Ugl. E in pochi sanno che è il più giovane Segretario alla guida di un sindacato e la prima leader sindacale italiana ed europea. E che sia una donna da primati lo capisci subito, almeno così è stato per me. Ci siamo incontrate e guardandola negli occhi ho capito subito che aveva la stoffa per andare lontano e la tenacia per resistere ai colpi bassi della vita. Così, nel 2007, decido di consegnarle il Premio Bellisario ed è ancora un nome che passa sotto traccia. Inizia da lì il nostro sodalizio, che nel corso degli anni la vede partecipare con passione ed entusiasmo a tutte le nostre iniziative.

Poi la svolta. L'11 dicembre la Fondazione Bellisario organizza una cena al Palazzo delle Esposizioni e lancia la sua candidatura. Siamo le prime a crederci. Una settimana dopo, si scioglie il nodo: sarà lei a contendere la poltrona che farà la differenza. Berlusconi le dà fiducia sin dall'inizio ed è un'investitura importante perché il Lazio, con una sinistra logorata dall'affare Marrazzo, sembra un'impresa possibile. C'è però da polarizzare il voto cattolico e dimostrare che il Pdl può vincere in una Regione cruciale anche senza i voti della Lega. Per non dimenticare che, dal 1970 a oggi, il Lazio vede alternarsi alla guida democristiani, socialisti, comunisti e persino un verde. Unica breve parentesi al monocolore di centro e sinistra è la giunta targata An di Francesco Storace nel 2000.

Si è detto che la Polverini è stata il frutto di una "imposizione" di An ma, vero o falso, alla fine proprio lei diventa il simbolo di un Popolo della Libertà che, con una strategia unitaria e obiettivi comuni, riesce a compiere miracoli. Perché così è stata definita la corsa della Polverini. Una corsa fatta con una sola gamba. Senza la lista del Pdl, contro una "leonessa" come Emma Bonino, qualsiasi politico navigato avrebbe scelto la strada della rinuncia o del risentimento. Non Renata. Lei non si perde d'animo, decide che "si può fare" e risponde a muso duro ad avversari ironici e alleati scettici. Si rimbocca le maniche e inizia a girare in lungo e in largo il Lazio, a stringere mani, visitare ospedali, indossare guanti da boxer nella periferia romana, incontrare giovani e ferrovieri, associazioni e comitati, mangiando biscotti, ascoltando Renato Zero, dormendo poco e dimagrendo tanto. La sera delle elezioni sul maxischermo del suo comitato i numeri spargono una fibrillazione da notte prima degli esami. Poi il sorpasso. La partita si chiude col 51,14% di voti e tante schede annullate che avrebbero allungato la distanza. La sua lista civica si aggiudica il maggior numero di seggi (17) nel nuovo Parlamento del Lazio.

Renata però non ci sta a restar chiusa nel fortino. Deve ringraziare quei romani che hanno creduto in lei, stare in mezzo a loro con un mazzo di rose in una mano e un megafono nell'altra. Tira fino a notte fonda e l'indomani è a Palazzo Grazioli a incassare i complimenti di Silvio Berlusconi. E a ringraziare con lealtà un Premier che tanto ha contribuito alla sua vittoria poco annunciata, che si è speso in prima persona e ha rischiato accanto a lei, sfidando previsioni e buon senso, con generosità e intuito. Subito dopo è la volta della conferenza stampa con il sindaco Alemanno. Il Lazio può diventare il nuovo laboratorio del centrodestra. Quindici ore dal trionfo, Renata ha già preso una serie di decisioni: chiederà al Governo di essere nominata commissario per la sanità, il vero buco nero del Lazio; farà ripartire il tavolo istituzionale per la crisi occupazionale, non accetterà intromissioni nella formazione della giunta, includerà un gran numero di donne. Farà tante cose Renata, e le farà bene, dimostrando che la leadership femminile c'è e abita anche in Italia.