PUNTO DI VISTA/Marcette su Facebook

di Toni De Santoli

Il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi mercoledì scorso sul tema delle riforme (...) ha dichiarato di voler consultare i cittadini attraverso "Facebook". Immaginate i corpi d'armata, le divisioni, le brigate, i battaglioni dei suoi scherani e giannizzeri i quali - in abiti da sera alle nove di mattina... - e con la buffissima seriosità di cui sono capaci, dovranno tenere i contatti col "popolo" e riferire di volta in volta al Capo sugli umori, le idee, le tendenze dell'elettorato. Siamo alla banalizzazione del rapporto fra governo e cittadini. Qualcosa di ben lontano dai celebri "fireside chats" di Franklin Delano Roosevelt o dai comizi che una volta si tenevano nelle piazze d'Italia. Puntare su "Facebook" è frivolo. E' leggero. Ma è anche perverso. Lo è poiché si aprirà un dibattito (chiamiamolo così per comodità e per indispensabile brevità) senza contraddittorio: lo spirito e la lettera della Democrazia verranno quindi presi di nuovo "a calci nei denti", come si dice a Firenze. Gli italiani che vorranno "dialogare" col governo o con Berlusconi stesso, finiranno per tramutarsi in strumenti dell'esecutivo. Cadranno, almeno in molti, nella trappola dell'ipocrisia preparata dalla maggioranza. Avranno la sensazione di contare qualcosa, in realtà non conteranno un bel nulla, tutto è stato già contemplato, fissato, deciso. Dubitiamo che al Capo interessi l'orientamento popolare o interessino i vari orientamenti popolari. Al Capo interessa solo ricevere l'applauso di una moltitudine la quale non ragiona più con la propria testa.

Ma certo, usufruiamo di "Facebook" in modo da allestire una "presa diretta" fra il presidente del Consiglio italiano e i cittadini italiani... Irrobustiamola ancor più la "spettacolarizzazione" della politica italiana popolata di inguardabili nevrastenici, di nipoti delle "Sorelle Materassi" del Terzo Millennio, di "fenomeni" i quali tutto sanno, tutto prevedono, tutto risolvono e intanto la nazione affonda, affonda col suo carico di neghittosità, di ignavia, di superficialità, ma anche di tristezza, avvilimento, speranze e aspettative deluse, tradite. In Italia non si produce quasi più nulla, a parte le automobili, le scarpe e le "boatte" di pomodori pelati. Si perdono di volta in volta centinaia di migliaia di posti di lavoro. Chi, bene o male, a fine mese incassa un salario di mille euro, si ritiene "fortunato"... L'Italia, e Roma in particolare, è attraversata ogni giorno da uomini sui quarant'anni, i quali di anni ne dimostrano invece sessanta...

Siamo al Caos e il leader della maggioranza chiama a raccolta gli italiani su "Facebook"...  A quegli italiani vuol cantare la sua canzoncina, la marcetta dell'"ottimismo". In questo Paese sono giustamente ottimisti sette o ottocentomila individui (integratissimi nel sistema!), ma gli altri dieci o quindici o venti milioni di cittadini? Fate un salto, rientrando nella Madrepatria per le vacanze, in un quartiere periferico romano, Corviale, dove svetta un caseggiato di cinque o sei piani lungo un miglio (regalo dei folli architetti e dei folli amministratori della sinistra di trent'anni fa!): vi trovereste un'umanità di persone ormai spente, sciatte, smunte: vi parrebbe di circolare in un rione qualsiasi di Baghdad.

Caos, sissignori. Lo spezzettamento dell'Italia è ormai un fatto acquisito. Tristemente acquisito. Le scollature sono numerose. La coesione nazionale, la coesione socialpolitico-industriale di questo Paese appartiene ormai a un passato remoto. La Lombardia, il Veneto, il Piemonte non hanno gli interessi della Campania, della Puglia, della Sicilia. Il "sentire" di un mantovano non è il "sentire" di un livornese. La fine non è imminente: è già arrivata. Ma al governo dicono, con la solita pompa: "Noi governiamo!". Fanno finta di governare... "You're not in the oil business: you're in the oil shortage business", esclama George C. Scott all'indirizzo di un tale in un bel film di trent'anni fa di cui non rammentiamo ahimè il titolo. Ecco, col governo italiano è la stessa cosa...