IL FUORIUSCITO/Vincenti e perdenti all’opera

di Franco Pantarelli

Un'analisi del voto regionale in Italia? Troppo tardiva e troppo deprimente. Una denuncia delle tante illegalità commesse da Berlusconi fino a un minuto prima del voto? Troppo tardiva e deprimente anche questa.  Un'invettiva contro l'incapacità della sinistra di vivere di idee proprie, senza scimmiottare Berlusconi? Più  tardiva e deprimente che mai, visto che il processo è cominciato quindici anni fa, quando i leader della sinistra decisero che "stare ai tempi" voleva dire vestirsi come Berlusconi. Non sapendo dove guardare, anch'io voglio seguire per uma volta l'esempio del nostro presidente "bien aimé et respecté" (formula obbligatoria destinata a Kim Il Sung).

Lui dice sempre che bisogna "pensare positivo" e preferisce ignorare le notizie che non gli piacciono, giusto? Bene, siccome a me l'esito delle elezioni non mi piace, decido di ignorarlo e di concentrarmi su due storie in controtendenza: la vittoria di un perdente e la sconfitta di un vincente. Il primo è Nichi Vendola, che in quanto membro della sinistra piange ma in quanto governatore della Puglia trionfalmente rieletto ride, eccome. Il secondo è Renato Brunetta, che come "ministro di punta" del governo Berlusconi se la ride a crepapelle ma come candidato trombato alla carica di sindaco di Venezia c'è da chiedersi se sia riuscito a trattenere le lacrime che dopo il conteggio dei voti volevano prepotentemente uscire daí suoi occhi.

I due risultati "anomali" hanno delle ragioni, ma prima lasciamo la parola ai sentimenti. Vedere Vendola all'opera, sia pure a distanza, è stato um piacere. Il Machiavelli de noantri, Massimo D'Alema, aveva deciso che per lui un mandato al governo della Puglia doveva bastare e che ora il candidato doveva essere um certo Boccia. Lui há indetto le primarie (sono contemplate nello statuto del Pd e non si potevano negare), ha sbaragliato il Boccia, poi ha sbaragliato l'uomo del Pdl Rocco Palese, rimasto indietro di nove punti percentuali, e giacché c'era ha sbaragliato anche il ministro Andrea Fitto, che come ex "re" della Puglia aveva garantito che il "suo" Palese avrebbe vinto e poi, per la vergogna o per ottenere il perdono di Berlusconi, si è dimesso da ministro (per poi essere ovviamente risparmiato dal magnanimo premier).

Vedere all'opera Renato Brunetta, sia pure a distanza, era invece difficile non cedere all'irritazione. Parlava della carica di sindaco come se fosse di sua proprietà. Era talmente sicuro di vincere che non mancava di affermare continuamente il suo "diritto" a governare la città in cui è nato, come se fosse stato investito dal cielo. Di campagna elettorale ne ha fatta poca. Non gli sembrava necessario. Guardava i sondaggi che davano al centrodestra una maggioranza "bulgara" e decideva che non c'era proprio bisogno di lavorare troppo. I soli momenti in cui non faceva il "fannullone" erano quelli in cui gli veniva voglia di irridere il suo avversario del centrosinistra, Giorgio Orsoni, che adesso è il nuovo sindaco di Venezia.

Fine dei sentimenti, un po' di ragionamenti, che fa anche rima.

Dopo la vittoria di Vendola "malgrado D'Alema", riusciranno i signori di "apparato" a rendersi conto che la politica si fa nel territorio, tra le persone e i loro problemi e non nelle riunioni segrete e nelle manovre da congiurati? Saranno capaci di rendersi conto che per vincere non servono le capacità manovriere ma il coraggio e la  determinazione? Il voto, di queste indicazioni gliene ha fornite parecchie. Se non le colgono vuol dire próprio che sono cotti e devono andare in pensione.

La sconfitta di Brunetta è scaturita, molto semplicemente, dal fatto che circa novemila elettori della Lega Nord hanno votato per il "loro" Luca Zaia, il candidato a governatore del Veneto, ma non per l'"alleato" Brunetta candidato a sindaco di Venezia. Una distinzione pesante fra "noi" e "loro" che certo non indica bel tempo nella vita del centrodestra, specie allá luce del fatto che la Lega cresce e il Pdl cala.