Che si dice in Italia

Domandina per Bondi

di Gabriella Patti

Bene: adesso sappiamo di avere davanti tre anni senza elezioni, durante i quali il governo potrà operare in santa pace. Si realizzeranno di sicuro tutti quegli interventi che, finora, per colpa dell’opposizione riottosa e maligna non si erano potuti fare. Per cominciare, mi accontento di cose piccole. Per esempio, dare una sistematina ai nostri musei e luoghi d’arte che fanno acqua da tutte le parti e spesso finiscono addirittura per crollare, come la Domus Aurea a Roma. I britanninci, che ci punzecchiano sempre, hanno stilato l’ultima classifica internazionale: Louvre parigino al primo posto, e agli inglesi gli deve pesare ammetterlo.

 Per trovare il primo museo italiano, gli Uffici di Firenze, bisogna scendere al 21esimo posto. Ma non siamo il Paese con il maggior numero di capolavori d’arte? Comunque, in attesa dei lavori di restauro e, soprattutto, di una seria programmazione strategica a difesa e valorizzazione del patrimonio culturale italiano che tutti – tranne noi – ci invidiano, mi basterebbe una cosina facile facile da parte del ministro Sandro Bondi. Vorrei che mi tranquillizzasse sulla questione della mancanza di fondi che ha portato, nella ricca Milano, alla chiusura pasquale (stagione importante per il movimento turistico) di posti come la straordinaria Pinacoteca di Brera e il Cenacolo dove è esposta l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Pare che si tratti di debiti. Le casse languono e non ci sono più soldi nemmeno per gli stipendi dei custodi. Mi aspetto le spiegazioni del Ministro. Che penso di poter anticipare. Sarà stata colpa, come sempre, della protesta dei soliti sindacati comunisti. Io ci credo. Anzi, a questo punto, mi viene un’idea. Siccome sono un’inguaribile frequentatrice di musei e gallerie, luoghi dove tradizionalmente vengono esposti opere e reperti del tempo che fu, andrò a Brera. Ma anziché aggirarmi per le sale, chiederò di poter vedere qualche sindacalista comunista. Lo avranno ben esposto sotto una teca di cristallo, con tanto di cartellino bilingue esplicativo, no?

   MI ASPETTO UN’ALTRA COSA da questo governo rinvigorito dal consenso elettorale di Mid term (a proposito: questo successo è un fatto più unico che raro, di solito gli esecutivi usciti vincenti dal precedente voto nazionale pagano pegno: pare che i leader degli altri paesi, da Obama a Sarkozy, si stiano discretamente informando su come abbia fatto l’amico Silvio). Mi aspetto che qualcuno da Palazzo, possibilmente il bravissimo ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, mi spieghi perché la mia famiglia – formata dalla sottoscritta, che ha uno stipendio statale bassissimo, il marito con pensione da giornalista e un figlio che sta facendo la pratica da avvocato e non guadagna nulla – risulti all’improvviso inserita nella fascia dei ricchi Paperoni, o quanto meno ai limiti. Già perché, lo avrete saputo, la metà degli italiani dichiara al fisco di guadagnare meno di 15mila euro all’anno, cifra che è sotto la soglia di povertà. Confesso: in casa mia ne entrano di più, sono ricchissima, anche se non lo sapevo. E allora, complimenti al governo e alla sua lotta all’evasione fiscale. Eh sì, bisogna proprio essere bravi amministratori per poter dichiarare che in una nazione di poveri, quale evidentemente siamo, tutto invece sta andando a meraviglia.

   MA LE SORPRESE NON FINISCONO MAI in questo Belpaese. Ormai davi Giorgio Napolitano per assente cronico, pronto a brontolare ma poi a firmare e avallare qualsiasi legge anche quelle più ad personam provenienti da Palazzo Chigi o direttamente da Arcore. Ed ecco che il Capo dello Stato ti stupisce. Rimanda indietro il pacchetto sul lavoro. Si è accorto che i lavoratori ne verrebbero non protetti ma danneggiati. Qualcuno, inguaribilmente ottimista, mi sussurra all’orecchio: “La Presidenza della Repubblica scende finalmente in campo. Succederanno cose…”. Io, colpevole del solito scetticismo che il “partito dell’amore” non riesce a scrollarmi di dosso (scusatemi, lo so, è un mio difetto), mi limito a registrare questa prima novità. Se poi sono rose…