MUSICA LIRICA/Puccini e le donne

di Franco Borrelli

Innocenza, turbamento, seduzione, abbandono, leggerezza, volubilità, romanticismo, amore, verginità, maternità, prostituzione, civetteria, fedeltà, sacrificio, suicidio, solitudine, gelosia, tradimento, passione, etc. etc.: davvero tutti i colori della donna (anima, cuore e mente insieme) e, soprattutto, un’incantevole voce, quella di Angela Gheorghiu, in «Puccini - Opera Arias», Cd dell’EMI Classics. Ispirato e spumeggiante soprano dalla scura coloratura e dai toni intensi, - di origine rumena, francese per adozione e italiana per scelta artistica e... sentimentale (ha sposato il tenore italofrancese Roberto Alagna) -, la Gheorghiu è dotata di un fraseggio che più italiano di così è difficile a trovarsi, non solo, ma, ed è quel che più qui conta, è anche capace di cogliere fino in fondo tutte le sfumature di colori e calori nostrani, volando da un’aria all’altra, come farfalla in un giardino dai mille e profumati fiori, cogliendo e passando dall’una all’altra emozione, con stupenda naturalezza, e comunicando le sue tensioni servendosi di un tono vellutato e caldo, aderente ad ogni sensazione, ad ogni attesa, ad ogni sofferenza, ad ogni immaginabile e possibile stato d’animo.

Che Puccini abbia sempre avuto un debole per l’elemento femminino - in ogni senso - è cosa storicamente risaputa; che però sia stato tra i pochi, nell’àmbito operistico, a saperne rendere alla perfezione ogni piega, ogni emozione e ogni pulsione è cosa che, pure, deve essere sottolineata. C’è tutto dell’animo femminile nella sua produzione, dalla semplicità alla civetteria, dalla fedeltà alla leggerezza, dalle romanticherie alla volubilità, dal sacrificio totale di sé all’accettazione della colpa e della sua conseguente espiazione. Basterebbero solo alcuni nomi per dar di ciò un’idea più che soddisfacente, da Mimì a Musetta, da Liù a Turandot, da Suor Angelica a Lauretta, da Manon a Minnie, da Anna a Tosca, da Cio-Cio-San a Fidelia, a Magda. C’è davvero qui tutto lo spettro femminile, umanissimo, passionale, ieratico, sanguigno e terrigno. E la Gheorghiu ad ognuna di queste figure epocali riesce a dare quel colore necessario a renderle più vive che mai.

Un canto da brividi il suo, che avrebbe certamente soddisfatto al massimo il suo creatore. Esemplari e coinvolgenti sono infatti le pagine dalla «Butterfly» (“Un bel dì vedremo”, ad esempio) e dalla «Turandot» (“Signore, ascolta!”), nonché quelle dalla «Manon» (“Sola, perduta, abbandonata”), dalla «Rondine» (“Chi il bel sogno di Doretta”), dalla «Suor Angelica» (“Senza mamma”), dallo «Schicchi» (“O mio babbino caro”), dalla «Fanciulla», dall’«Edgar», dalle «Villi» e, soprattutto, dalla «Tosca» (“Vissi d’arte”). La Gheorghiu interpreta questi gioielli accompagnata dall’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta dal fido Anton Coppola e dall’Orchestra of the Royal Opera House, Covent Garden, diretta da Antonio Pappano. L’album, per la cronaca, rientra nel disegno “Great Classical Recordings”.

Un giudizio, su tutti, sintetizza l’importanza di quest’antologia, quello del prestigioso “Grammophone”: «Tutto quel che la Gheorghiu raggiunge qui è tecnicamente incredibile non solo, ma anche notevole emotivamente. E’ un Puccini questo da canonizzare al massimo». Le incisioni sono state effettuate sia all’Auditorium di Milano sia allo Studio Abbey Road di Londra. In due occasioni (“Tu, tu, piccolo iddio” dalla «Butterfly» e “In questa reggia” dalla «Turandot») la Gheorghiu s’avvale anche dell’apporto vocale del marito Alagna.

Ma la scena, sempre e comunque, è solo sua; ed a pieno diritto. Con quella voce che riesce a sottolineare e illustrare al massimo “i grandi dolori delle piccole anime”. Un sadico, a volte, questo Puccini, che non sembra aver pietà delle sofferenze altrui - delle donne soprattutto, ripetiamo - e scava e scava nel loro animo per mettere a nudo davvero tutto quel che v’è da mostrare, senza veli e senza apparente pietà. Ma non è crudeltà artistica la sua, bensì amore sincero e partecipazione totale. Perché il dolore di queste donne si fa assoluto ed universale e coinvolge alla fine davvero tutti, anche quelli dell’altro sesso. La vita stessa del compositore è stata del resto ricca di avvenimenti che a lui han fornito poi tutti i particolari di cui la sua arte aveva bisogno, a cominciare dal suicidio della serva Doria Manfredi accusata dalla moglie di Puccini, Elvira, d’aver avuto una relazione con suo marito (ma l’autopsia svelò poi che la ragazza era invece... vergine).

Devastazioni emotive, quindi, e vere e proprie tragedie che Puccini sa leggere e rendere con incantevoli e struggenti melodie; le stesse alle quali qui la Gheorghiu dà la sua stupenda voce, connotata com’è davvero di tutte le possibilità che voce umana possa avere. “Una diva per la quale si può morire” è stato scritto di lei, e la definizione sarebbe certo piaciuta allo stesso Puccini che di dive se ne intendeva, affascinato com’è sempre stato dalla voce di soprano.

Difficile singolarizzare questa o quella pagina interpretata dalla Gheorghiu; ma se proprio si fosse costretti, almeno tre sarebbero quelle da segnalare per bellezza e coinvolgimento emotivo: “Un bel dì vedremo”, “Senza mamma” e “Tu che di gel sei cinta”.