SPECIALE/CULINARIA/La lunga storia della nostra cucina

di Chiara Benni

Scopiettante serata quella di mercoledì alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University dal titolo “La storia della cucina italiana a New York City”. La serata fa parte di una serie di incontri in collaborazione con il Gruppo Ristoratori Italiani, di cui era presente il presidente Tony May, che mirano ad esplorare e ad approfondire vari aspetti del mangiare all’italiana attraverso letture, visioni di film, discussioni, degustazioni.

Ad accoglierci, come apertura di serata, una gradita degustazione di vini offerta dal Domaine Select Wine Estate Group: un toh-cai della Slovenia, un montepulciano d’Abruzzo, un prosecco dell’omonima città nel comune di Trieste.

A seguire Tony May ha presentato John Mariani, uno dei migliori scrittori di cibo, giornalista e autore di più di 10 libri appunto sul cibo, vino e gastronomia. La lettura di Mariani, dal titolo “Stretching the Sauce: How Italian Food Conquered the World (allungare il ragu: come il cibo italiano ha conquistato il mondo)” verteva appunto sullo spiegare come nel corso degli anni il cibo italiano sia diventato qui in America da alimentazione di mediocre qualità e a buon mercato, a cibo di gran classe, dagli ingredienti prelibati e di fascia di prezzo medio alta.
Partendo da quelle che erano le usanze culinarie ai tempi dei romani, consistenti in abbondanti banchetti durante i quali era necessario ritirarsi in bagno per vuotare lo stomaco e ricominciare a mangiare, Mariani ha ripercorso la tappe storiche fondamentali che hanno portato la cucina italiana ad essere quello che è oggi in Italia. Ad esempio, come testimonianza dell’esisteza degli spaghetti già nel medioevo, ha citato Marco Polo che nel 1261, al ritorno dal suo viaggio in Cina avrebbe raccontato che anche in oriente mangiavano i noodles proprio come noi italiani. Oppure come nel 1889 Raffaele Esposito, per onorare la regina Margherita di Savoia, abbia inventato la pizza margherita utilizzando ingredienti che avessero i colori della bandiera italiana, pomodoro rosso, mozzarella bianca e basilico verde.

Dalla storia del cibo in Italia è poi passato a raccontare come attraverso gli immigranti il cibo italiano sia arrivato in America, in particolare a New York, e come si sia sviluppato il suo consumo dal grocery store al ristorante vero e proprio. Fino alla Seconda guerra mondiale trovavi ristoranti italiani solo nelle grandi città, i loro menù erano tutti molto simili, gli ingredienti mediocri, il cibo economico e le porzioni abbondanti.  
Successivamente, negli anni ’70, la cucina italiana ha sofferto della concorrenza di altro cibo etnico economico come quello cinese e quello messicano, mentre il cibo francese rimaneva come  “cuisine” internazionale standard. Indicativo il fatto che nessun ristorante americano avesse nel menù piatti italiani.

È stato poi a partire dagli anni ’80 che il cibo italiano non solo è diventato il più popolare in tutto il mondo, ma anche il più alla moda. Tre i fattori principali scatenanti questa ascesa: la diffusione a livello mondiale di un’immagine raffinata e lussuosa dell’Italia (attraverso ad esempio i vestiti di Giorgio Armani e le macchine Ferrari), l’apertura qui a NY di grocery store con prodotti provenienti dall’Italia, la diffusione della dieta mediterranea come metodo più sano di alimentazione. Da qui in poi si è assistito ad un vero e proprio boom della cucina italiana. Ora non vi è ristorante americano tradizionale che non abbia una selezione di piatti italiani (insalata di rucola, piuttosco che il carpaccio, piuttosto che la pannacotta). Salame e salcicce, così come focaccia e pane al finocchio, sono diventati elementi base per ogni nuovo ristorante.

Numerose le citazioni sulla carta stampata: riviste come Bon Appétit, Gourmet, New York magazine hanno dedicato copertine, recensioni, classifiche dei miglior ristoranti. Sugli scaffali delle librerie i libri di cucina italiana sono diventati veri e propri best seller. Innumerevoli sono gli show televisivi di successo sulla cucina italiana.
All’oggi, alcuni dei migliori ristoranti di New York sono italiani (vedi ad esempio il ristorante SD26 di cui è proprietario Tony May).

Grazie a immagini, aneddoti e battute la presentazione di Mariani è stata molto colorita e divertente.  Ed è stato molto interessante vedere come gli americani in sala hanno prima conosciuto, poi capito e in seguito apprezzato la cucina italiana.