Che si dice in Italia

Ma chi ci avete mandato?

di Gabriella Patti

Ma chi è questo Domenico Nesci che ci avete mandato dall’America per farlo approdare nella televisiva Isola dei famosi? L’Isola è un format, condotto dalla vulcanica Simona Ventura, che non guardo; come rifuggo in genere da ogni cosiddetto “reality”. Ma il giornalismo impone - ed è il suo bello - di essere informati di tutto o almeno di quante più cose possibili. E, poi, c’è lo zapping: impossibile mentre si cambia canale non imbattersi nei programmi più incredibili. Comunque, basta scuse: il fatto è che, leggendo i giornali e navigando in rete, mi sono imbattuta nella protesta e nelle perplessità nei confronti di questo italiano d’America. Proteste soprattutto maschili, il che mi ha incuriosita ancora di più. Così sono andata a documentarmi. La sua biografia, che voi a New York e dintorni magari conoscerete bene, dice che Nesci, fisico non proprio atletico - insomma: ha i rotolini e un faccione tendente al tondo-  è nato a Bergamo ed è diventato una star negli USA grazie alla sua partecipazione come protagonista a dei reality show.

Negli Stati Uniti, leggo ancora, «Domenico si è fatto notare nel programma della cantante bisessuale Tila Tequila, in cui un gruppo di giovani, maschi e femmine, cercavano di conquistarla; poi è diventato il protagonista di un reality show piuttosto simile, dove alcune ragazze si contendevano il suo cuore». Domenico è stato definito dagli esperti del settore televisivo: «Unico … un vero tesoro; è dinamico, estremamente vivace e ha una straordinaria energia e carisma». Nell’Isola dei famosi Nesci è stato chiamato per sostituire lo “scandaloso” Aldo Busi, scrittore omosessuale cacciato su due piedi per alcune sue esternazioni non proprio ortodosse. Eppure Busi, nonostante le sue dichiarate preferenze sessuali, era visto dalle altre partecipanti femminili - tra cui la non più giovanissima ma certamente esperta Sandra Milo - come un bell’esempio di maschio. Questo Domenico Nesci, per ora, non sembra uno Stallone.

   BRUTTO SEGNO se in un Paese calano le spese per l’alimentazione. È quello che, a sentire i dati ufficiali, starebbe succedendo in Italia: meno tre per cento da un anno all’altro, una cifra pesante. Il borsellino della massaia che va al mercato, sempre più spesso resta chiuso o si apre solo per un attimo e con crescente parsimonia. Vuol dire che la gente ha davvero meno soldi, anzi forse non ne ha proprio più, ed è costretta a ridurre all’osso la voce più importante. Anche le altre categorie dello shopping, peraltro, risultano in inquietante discesa. Ma questo mi preoccupa di meno: pazienza se non potrò comprarmi l’ultimo capo alla moda. Anche se, lo so, i manuali di economia mi dicono che dalla riduzione delle spese voluttuarie si innesca un pericoloso effetto valanga che rischia di travolgere tutto. Ma, al momento, ben più allarmante è l’altra prospettiva: che succederà se non avrò più i soldi per garantire un pasto dignitoso a me e alla mia famiglia? Le organizzazioni umanitarie, come la Caritas, riferiscono che sono in aumento le persone che si rivolgono a loro per  aiuti alimentari di prima necessità. Sono soprattutto anziani e pensionati? No: l’età anagrafica degli indigenti si sta abbassando. E, ancora una volta, a dirlo non sono io, inguaribile e pessimistica oppositrice dell’attuale e, se tanto mi dà tanto, futuro governo. A dirlo, ripeto, sono le cifre ufficiali. Prima ancora che per mancanza di figli, gli italiani si estingueranno … per fame? Eppure, assicura Mister B. che oggi e domani andremo a votare in varie regioni, le cose in Italia stanno andando benissimo. Qualcosa non mi torna.

   ANCHE QUEST’ANNO mi sono fatta scappare l’appuntamento. Da qualche settimana, in un prestigioso hotel di Milano, sono iniziati i corsi per Maggiordomo. Sì, per Butler. Durata del corso: tre mesi. E’ un’iniziativa nuova, credo al suo secondo anno di vita organizzata da un’associazione   che ci tiene a sottolineare nel suo Statuto (andatelo a legere su www.maggiordomi.org) che la figura del Maggiordomo «non è un sostituto del servizio domestico di pulizia, sovrintende tutte le figure all’interno di una casa, quindi deve saper fare tutto. La figura del Maggiordomo è confusa con quella del collaboratore domestico, impareggiabile nel suo servizio, ma non si tratta della stessa persona». Nei tre mesi di corso le lezioni prevedono: servizi a tavola, eventi&cene di gala, house keeping, diritto&privacy, comunicazione, personal shopping, galateo, come accompagnare un ospite, come organizzare un viaggio e molte altre. Impareggiabili.