LIBRI/Che poesia la Puglia!

di Rodolfo Di Biasio

Puglia in versi -i luoghi della poesia la poesia dei luoghi» (Gelsorosso, Bari 2009), pur nel rispetto della validità di tanti libri d’occasione, non è solo un libro d’occasione. È utile ribadirlo fin dall’inizio perché ad uno sguardo superficiale il lettore potrebbe cadere nell’equivoco che stia per accostarsi ad una miscellanea di testi poetici più o meno assemblati dedicati alla Puglia.
L’ideazione e i testi introduttivi delle sezioni che sono di Lino Angiuli e la cura del libro e il saggio introduttivo ampio e analitico che sono di Daniele Maria Pegorari dicono ben altro: il libro è una sicura pietra miliare, una sorta di bussola insieme estetica e antropologica per entrare nel cuore di una terra e di una cultura.

Scrive infatti Pegorari: «Il libro che qui si presenta vorrebbe… “assomigliare” alle guide turistiche con cui condivide l’andamento geografico, il concetto di “veduta” e la leggerezza degli apparati: ma la meta del viaggio, la Puglia, con le sue sub-regioni storiche (la Daunia, la Terra di Bari e il Salento), “è fotografata” dalle parole dei suoi poeti più o meno noti che ne hanno cantato e ne cantano le bellezze, le temperature, gli odori e la storia lungo un secolo, più o meno dal secondo decennio del Novecento a questo scorcio del ventunesimo secolo dandosi il cambio attraverso ben otto generazioni letterarie».

Pagina dopo pagina il lettore è portato ad abbandonarsi ad una “full immersion” nel tempo e nello spazio ed è allora come un camminare entro una dimensione altra, insieme descrittiva e conoscitiva, è come un respirare una terra e metabolizzarla. A dare ulteriore compattezza al libro contribuiscono le brevi prose di Lino Angiuli che aprono le singole sezioni. Sono una sorta di voce narrante che persuade ed orienta. Queste schegge si fanno esse stesse poesia contribuendo a restituirci il pneuma di una terra e dei suoi poeti.
Ecco un esempio: «In ogni caso disponendo a piene mani di azzurro e di marrone oltre a cento sfumature cromatiche (bianco latte, giallosete, verdegrano, bludoriente… ) la Puglia non ci ha messo molto a travestirsi da musa per dettare parole speciali ai poeti suoi a cominciare da chi non c’è più. Il tutto alla luce del sole. A due palmi dal mare».

Se Angiuli con queste sue schegge fulminanti ci porta al cuore delle liriche da parte sua Pegorari nell’introduzione che si intitola “I sentieri pugliesi della poesia” ci dà le coordinate di cent’anni di poesia di una terra consegnando al lettore gli strumenti del riconoscimento e della sistemazione. Un lavoro questo di Pegorari a cui dovrà rifarsi chi vorrà appunto avventurarsi nei sentieri – sentieri è parola efficace perché indica insieme l’intrico del cammino e il suo superamento – del fitto e vigoroso bosco della poesia pugliese.

Insomma un libro destinato ad essere messo con quelli che vogliono un loro posto speciale nella nostra personale biblioteca, un libro a cui ritornare di tanto in tanto sull’eco di un’emozione per una telefonata di un poeta che vi è incluso e di cui siamo sodali, per sentire profumi e sapori di una terra che ha caparbiamente sempre creduto in se stessa e nella forza dei suoi poeti. Poeti che naturalmente non è possibile nominare nello spazio breve di un articolo. Né ci piace citarne solo qualcuno perché significherebbe intaccare quell’unità e quella compattezza che sono davvero merce rara in libri siffatti.

Un libro, per concludere, «Puglia in versi» che porterà sicuramente il suo forte contributo, perché, come dice Pegorari «il movimento poetico e critico pugliese incontri un orizzonte d’attesa almeno nazionale e contribuisca allo sviluppo di un rinascimento delle lettere e delle coscienze ( ché le prime senza le seconde a nulla valgono) pari alla bellezza dei paesaggi e delle architetture di questa regione».