TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Le donne? Meglio evitarle
Il mondo del teatro si sta trasformando. Si vede raramente la coppia uomo-donna, la famiglia con figli e problemi. Il modello è ora differente. Le ultime commedie viste a New York mostrano uomini che evitano le donne. In “The Temperamentals” di Jon Maran (New World Stages - 340 West 50th Street) cinque attori, sereni ed eleganti, ci fan rivivere sapientemente l’inizio della società Mattachine, l’origine dell’organizzazione di un nuovo mondo, quello degli uomini. Dialogo semplice e diretto. Particolarmente bravi Michael Urie e Thomas Jay Ryan.
In “The Boys in the Band” di Mart Crowley (37 West 26th Street) non c’è l’armonia e il rispetto dei “temperamentals”. Una celebrazione di compleanno mostra che c’è spesso ostilità e gelosia fra giovani che si sono uniti alla ricerca dell’amore proibito. Si muovono e gestiscono con gran libertà quando sono fra loro, ben lontani dalle donne.
In “The Pride” di Alexi Kaye Campbell (MCC Production - L. Lortel Th., 121 Christopher Street) abbiamo una donna intelligente e sensibile che intuisce l’omosessualità del marito. Nella prima scena (1958) Philip (Hugh Dancy) è un marito serio e corretto che riceve a casa il suo giovane amico Oliver (l’eccellente, convincente Ben Whishaw). Parlano del più e del meno e sanno nascondere il fatto che sono attratti l’uno dall’altro. Sylvia (Andrea Riseborough) è presente, partecipa, osserva. Dialogo misurato e controllato. Non osano rivelarsi. Nel secondo atto siamo nel 2008 ed i tre personaggi hanno gli stessi nomi ma son differenti. Più liberi ed aperti. C’è anche un erotico, aggressivo incontro che dimostra sincera passione. Sylvia è la brava amica che capisce, accetta, tollera. C’è anche un quarto personaggio in tre ruoli (il bravo adam James). Prima è un medico saggio, poi ci sorprende come feroce nazista (in un gioco sessuale) ed alla fine è l’editore che chiede confessioni e sincerità per un articolo audace. Ben diretto da Joe Mantello, ci mostra due epoche differenti, due immagini di desiderio, orgoglio represso, passione incontrollabile.
Tanti uomini anche nella commedia musicale “Yank” di Joseph & David Zellnick, due fratelli che sanno collaborare (York Th. Co. Di James Morgan - St. Peter’s Church, 54th & Lexington). Seconda Guerra Mondiale, fra i Marines che si preparano con orgoglio di veri maschi per una guerra giusta. Ma quando gli uomini sono lontani dalle loro mogli nasce dell’altro. Vediamo il fiorire di una storia d’amore fra il diciottenne Stu (Bobby Steggert) e l’aitante Mitch (Ivan Hernandez) che lo protegge dall’ironia degli altri. Stu è infatti gracile e piuttosto vulnerabile. Quando Stu va poi a fare il fotografo su una nave e tradisce Mitch nasce risentimento ed è difficile perdonare. Prevale amore quando i due cantano insieme “A Couple of Regular Guys”. Altre buone canzoni sono “Remembering You” e “Click” (Stu con Artie - Jeffrey Denman). Regia di Igor Goldin, con snella coreografia di Denman. Divertente; molti applausi. A propositio, bisogna anche lodare l’attrice Nancy Anderson in decine di ruoli. Capisce, approva, aiuta.
Oggi le donne vengono ignorate; nel diciassettesimo secolo venivano punite e torturate. Come ci vien mostrato nella ricca produzione di “The Duchess of Malfi” di John Webster (Red Bull - St. Clement’s Church, 423 West 46th Street). Nel primo atto abbiamo una larga stanza, completamente rossa. Ci prepara alle torture del secondo atto, quando la “duchessa” (la brava, coraggiosa Christina Rouner) verrà punita dal fratello Ferdinando (Gareth Saxe) e dal subdolo, corrotto cardinale (Patrick Page). La nobildonna dovrebbe essere al di sopra di tutti, aristocratica e regale. Lo è, con questa attrice. Ma si rivela umana quando ama un suddito. Come osa infangare la nobiltà della famiglia, protetta anche da un cardinale che maltratta le sue donne? Il crudele parallelo fra uomini che possono fare quel che vogliono e donne che devono essere punite. Ed il secondo atto è una macabra prigione dove avvengono decine di incredibili torture. Scena di Beowulf Boritt; indovinata. Fluida regia di Jesse Berger.
L’attore Tommy Femia diventa un’isterica Norma, la protagonista del noto film “Viale del tramonto”. La storia è nota. Con l’arrivo del film parlato, le stelle del muto vengono ignorate. Femia ci mostra tutta la rabbia di una donna ricca che deve cercarsi un amante giovane, uno scrittore che le migliori un suo confuso testo. Il giovane prescelto è Joe (Bryan R. Caine). Deve ubbidire anche al folle maggiordomo Max (Ken Shepard) che ci diverte cambiando costumi e ruoli. C’è anche la giovane Christina Giordano che appare per fornirci scene di gelosia. Il tutto è esagerato. Ma è una farsa che ha divertito molti spettatori (312 West 36th Street). Scritta e diretta da Stephen Stahl.
Vediamo finalmente un bel ‘giallo’ con sei donne ed un uomo in “Ladies in Retirement” di Edward Percy e Reginald Denham, riscoperto dalla compagnia Pulse, fondata e diretta dall’attivissima Alexa Kelly. Sono ora al teatro 311 West 43rd Street. Inghilterra 1885, nella ricca scena di Zhanna Gurvich. La casa appartiene a Leonora (Mikel Sarah Lambert) che l’ha forse comprata con i proventi della sua vita piena di avventure. Sua compagna e confidente è la brava, seria Ellen (Camille Mazurek). Porta come ospiti non gradite le due bizzarre, difficili sorelle Louisa (Hanna Hayes) ed Emily (Carol Lambert). Leonora è stanca della loro presenza e vuole mandarle via. Dove? Sono povere e bisognose. Unica soluzione è eliminare la padrona di casa. Scompare dalla scena e tutto sembra procedere bene. Ma l’intervento di un nipote mascalzone che ricatta (Burt Grinstead) ed una suora che cerca di aiutare (Susan Barrett) costringono Ellen alla confessione. Bravissime attrici. Specialmente Camille Mazureck e la bella, simpatica, vivacissima cameriera Lucy (Ashley Taylor). Ottima scelta di Alexa Kelly e Nina Da Vinci (diretrtrice letteraria). Commedia ben costruita. Soddisfacente sotto tutti i punti di vista.





