LA CONFERENZA ALLA CUNY/La moda rivista nei film degli anni sessanta

di Chiara Benni

Come annunciato nello scorso Oggi7, in occasione del 50esimo anniversario di film innovativi come La Dolce Vita, L'avvertura e À bout de souffle, la City University of New York, Center of Humanities e The Graduate Center (CUNY), con il supporto del Center for Fashion Studies of Stockholm hanno organizzato il simposio "Fashion + Film: The 1960’s revisited" durante il quale dodici studiosi hanno rivisitato questa rivoluzionaria era cinematica attraverso gli aspetti della moda e del design. Ecco un breve riassunto della conferenza.Dopo l’introduzione ad opera di Michael Washburn (CUNY, Center for Humanities), Luise Wallenberg (University of Stockholm), Eugenia Paulicelli (CUNY, The Graduate Center), l'intervento di apertura è stato quello della costumista Adriana Berselli. Iniziando dalla sua esperienza a fianco di Antonioni nel film L'Avventura, la Berselli ha poi raccontato altri aneddoti del suo avvincente lavoro, concludendo che mestiere più bello non poteva scegliere.

Questa minuta signora ha saputo trasmettere a tutti simpatia e stima fin dalle prime parole.   Il resto degli interventi è stato diviso in quattro diverse sessioni: I tessuti nei film, moda e design; Spazi urbani alla moda, città e modernità; Vestiti e mascolinità nei film; Stars, design e nostalgia per la moda. Per la prima sessione sono intervenuti Sam Rodhie (University of Central Florida) con un approfondimento sui tessuti nei film di Hitchcock; Marcia Landy (University of Pittsburgh) ha successivamente passato in rassegna i più famosi film italiani degli anni '60 sottolineando come in ognuno si colga l'influenza del miracolo economico nella scelta dei vestiti; Emily Braun (Hunter College and The Graduate Center, CUNY) ha analizzato come le stampe dello stilista italiano Pucci fossero state influenzate dalle pitture di Balla. Durante la seconda sessione sono intervenuti Astrid Soderbergh Widding (University of Stockholm) a proposito di come la città di Parigi sia apparsa nei film Band of outsider e  My life to live; Vincenzo Maggitti (University of Stockholm) che ha analizzato il film Blow up; Eugenia Paulicelli (Queens College and The Graduate Center) con un'anlisi di come Roma sia stata allo stesso tempo scenario di film e promotrice di moda e come l'immagine della Roma degli anni '60 sia stata presa come spunto per gli anni a seguire sia nella moda che nella cinematografia.Nella terza sessione si sono alternati Stella Bruzzi (University of Warwick) con un’analisi dei messaggi di perversione sessuale che si possono leggere nella scelta dei vestiti del  film Teorema di Pasolini; Paola Colaiacomo (IUAV, Università di Venezia), che ha indagato i film Accattone e La prima linea; Louise Wallenberg (University of Stockholm) che si è occupata della moda nel cinema svedese.La conclusione del simposio, per la quarta sessione, ha visto gli interventi di Pat Kirkham e Marilyn Cohen (Bard Graduate Center and Cooper Hewitt) a proposito di moda, classe sociale e costume nel film Colazione da Tiffany e quello di Sonya Topolnisky (Bard Graduate Center) che ha analizzato come la contemporanea serie televisiva Mad man definisca e racconti lo stile anni '60.L'alto grado di competenza dei relatori e la varietà degli interventi hanno contribuito a rendere questo simposio un evento di grande spessore sia per gli addetti ai lavori, che per i semplici amatori.   È mancato però il collegamento tra i diversi interventi.

Del resto il tema era molto vasto e generale e si prestava  ad approfondimenti su diversi livelli e argomenti. Il tempo poi era poco, ma meritava quasi prolungare il simposio di un altro giorno per destinarlo a domande e collegamenti tra le parti.