Libera

In attesa del diluvio

di Elisabetta de Dominis

Che cosa hanno in comune Ratzinger, Berlusconi, Olindo e Rosa? L’esser perseguitati, come sostengono. Ma non solo: lo sguardo vitreo, senza pathos. Che denota l’incapacità di provare compassione, che invece pretendono. Il Papa non poteva non sapere, ha scritto Hans Kung giovedì su Repubblica, perché “per 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nel cui ambito si prendeva atto dei più gravi reati sessuali commessi dal clero in tutto il mondo, per raccoglierli e trattarli nel più totale segreto”.

Sono anni che denuncio in questa rubrica la sporcizia nella Chiesa cattolica. Dovuta al fatto che si regge su un sistema ipocrita, il primo che ti insegnano a scuola preti e suore e, se non lo fai tuo, sono castighi. Li ho passati, ma fortunatamente le suore mi hanno messo le mani addosso solo per punirmi. Poi Dio deve aver ascoltato le mie preghiere e la loro scuola è stata chiusa (benché per motivi di speculazione edilizia). Ci sono anche i religiosi puliti, però quelli sono gli allocchi che non fanno carriera ecclesiastica. Un po’ come succede nei partiti politici. Il mondo è dei furbi, purtroppo. In Italia hanno in mano metà del Paese, la quale o è scema o è opportunista, e pensa di trarne qualche utile. Altrimenti, come potrebbe ancora prendere sul serio il presidente del Consiglio? Uno che il sito di Dagospia chiama “il Banano “ e “l’arconte di Arcore”, appellativi che rispecchiano il suo modo autoritario di condursi. Eppure è un uomo estremamente femminile: pronto a tagliarsi le vene per il suo amore. E l’amore è l’Italia, ovviamente come possesso, tipica pretesa di ogni amante malato, terrorizzato di perdere il suo potere sull’oggetto amato. Ecco perché urla ai quattro venti che “il partito dell’amore sconfiggerà il partito dell’odio” nelle prossime elezioni regionali.

Siccome lui sa di esser sceso nei sondaggi e teme che molti di destra pensino di disertare i seggi, ha adottato la parte della vittima. Su You Tube si sostiene che l’aggressione del folle che a dicembre gli lanciò in faccia il modellino del duomo di Milano sarebbe falsa, architettata dal Nostro. Poi tre giorni fa ha denunciato che volevano ucciderlo: “A Roma hanno cercato di farmi fuori in auto”. E che al suo avvocato Ghedini hanno inviato 5 pallottole...

Lo slogan è: “Con le prossime elezioni fai la cosa giusta tra la cultura dell’amore e la cultura dell’invidia e dell’odio, scegli la libertà.  Vota il Popolo della libertà”.
Ma che cosa ne sa lui dell’amore, per ottenere il quale ha sempre messo mano al portafogli, prezzolando mogli, figli, escort e promotori della libertà, come ora chiama i suoi servitori politici? Quando mai prima avevamo sentito parlare di sentimenti come l’amore e l’odio in politica? Quando mai i politici, prima di lui, avevano accusato di complotto politico il Consiglio Superiore della Magistratura, che è costituzionalmente un ordine indipendente? Quando mai un indagato osava accusare l’indagatore? Perché è chiaro che non siamo tutti intercettati ma solo coloro su cui pende un’ipotesi di reato. Se finora si fosse comportato rettamente, non avrebbe avuto continui processi. Dai quali è spesso uscito per prescrizione dei termini, non certo per non aver commesso il fatto. Ringrazi piuttosto molti giudici che saranno sì politicizzati, ma a destra.

Vittorio Feltri sul Giornale ha provato a convincere la gente ad andare a votare turandosi il naso, come fece Montanelli per la Dc, concludendo: “O Silvio o il diluvio. Non c’è alternativa”. Beh, il diluvio almeno laverebbe via la pittura che il Nostro si dà in testa e annegherebbe un po’ di nani e ballerine che non sanno nuotare. Poi non resterebbe che rimettersi all’amore di Dio su chi desidererebbe salvare sull’arca. Abbiate fede: almeno lui non sa che farsene dei soldi di Berlusconi.