LETTERATURA/Precari sì, ma con stile

di Francesca Masoero

Emma Travet è una giornalista di 26 anni ed è l’autrice e protagonista di un libro molto divertente: «Voglio scrivere per Vanity Fair». EmmaT - così si fa chiamare - è una precaria sì, ma con stile (questo il suo mantra) e prodiga di ottimi consigli. Non solo nel libro: il suo blog e il suo myspace sono cliccatissimi e la sua pagina facebook è un brulichio di commenti in tutte le lingue. La cosa buffa è che in realtà però, Emma Travet non esiste. O meglio, esiste la sua autrice, Erica Vagliengo, una piccola streghetta del marketing, oltre ad essere una brava giornalista free lance. Roba che, ancora prima di pubblicare il romanzo (uscito lo scorso dicembre, edito dalla Memori di Roma) aveva già fatto tappezzare tutte le città del mondo con gli ‘stickers’ del suo “progetto emmat”. Se vi è venuta voglia di tuffarvi nell'universo “chick lit” (ma 100% made in Italy) creato da Erica (e Emma) “don't worry”: vi basta andare sulla sua pagina facebook, scaricare il primo capitolo del suo libro, e leggerlo sul vostro IPhone, mentre bevete un caffè ovunque voi siate, in un italianissimo bar o davanti all'“hot spot wi-fi” che c'è sul piazzale della New York Public Library. Più precari, ma con stile di così...

Buongiorno Erica… sai che hai qualcosa in comune con Italo Svevo, Liala, l’Aretino e Stendhal? Il fatto che Emma Travet non sia il tuo vero nome. Come mai ti sei inventata questo piemontesissimo pseudonimo?

«Wow… sai che non ci avevo mai pensato? Travet non l’ho inventato io, è il cognome di un mio amico, e quello del più famoso “Le miserie ‘d monsù Travet”. Volevo un cognome fortemente piemontese che si potesse leggere anche in inglese o francese senza troppe storpiature (non si sa mai… dovessi entrare in quel mercato). Perché, invece ho scelto Emma? Semplice… perché adoro Jane Austen».

Come e quando è nato il progetto emmat? Chi ti ha aiutata nell’impresa?

«A giugno del 2007 ho creato il myspace per promuovere il progetto emmat (romanzo, merchandising, promozione di emmat in tutto il mondo con foto di persone che si fanno fotografare con gli sticker e le spillette). Ho pensato che non sarebbe bastato, in quanto figlia di nessuno, inviare il manoscritto alla case editrici (trentatré, per la precisione). Avrei dovuto ingegnarmi per distinguermi dalla massa di aspiranti scrittori. Così è nato il mio progetto, innovativo esempio di self marketing applicato alla promozione di un libro non ancora scritto e di un personaggio che ha vissuto prima su internet per poi arrivare sulle pagine di un romanzo reale. Tutto è partito da me, però, si è trasformato da subito in un “working progress” al quale hanno partecipato spontaneamente creativi, giornalisti, gente di settore, amici che hanno creduto nelle potenzialità del progetto e hanno collaborato con me per promuoverlo».

Le avventure che Emma vive nel tuo libro sono frutto di fantasia o ti sei ispirata a “fatti e persone realmente esistiti”?

«A voi scoprirlo, o immaginarlo…»
Perché Emma non sopporta Mr. Vintage?
«Perché è un essere molto distante da lei, non la gratifica mai, si veste in maniera pessima ed ha “vestiti che odorano di naftalina. Come il suo cervello, del resto…”».

Che cos’ha la tua Emma in comune con la Becky della Kinsella e con la Carrie di Candace Bushnell? Davvero la soluzione a tutto è trovare un marito ricco?


«Di Becky, la mia Emma ha l’attitudine ad incasinarsi in parecchie situazioni quotidiane; di Carrie ha la passione per New York, lo scrivere, l’essere stilose (anche se Emma non dispone del budget della Bradshaw). Riguardo il marito… forse per Becky e Carrie può essere, non per la mia protagonista. Lei si è sposata per amore con un coetaneo precario come lei».

Come funziona il sistema editoriale italiano? E’ stato difficile, in un contesto in cui ti pubblicano solo se sei già famoso, riuscire a trovare qualcuno disposto a darti una chance?

«Visto dalla mia esperienza è un sistema difficile, anche nel reperire delle informazioni generiche su come inviare il manoscritto e a chi. Non è stato semplice trovare l’editore illuminato (come lo chiamo io), ma alla fine ce l’ho fatta. E quindi, guardandomi indietro, ho pensato che erano necessari questi due anni di attesa, prima di arrivare all’editore giusto per me. Comunque, sì, è il solito discorso del gatto che si morde la coda: se non sei famoso, in questo Paese sempre più anomalo e schizofrenico, nessuno ti darà mai credito».

Come hai organizzato la promozione del libro prima e dopo l’uscita?


«Prima: sfruttando al massimo le potenzialità di myspace, fb e il blog, aggiornati costantemente. Nel reale, attraverso le prime tre presentazioni: a Pinerolo (party di lancio per il mio libro, sponsorizzato interamente da Merk del Bar Tiffany), Torino (Caffè Regio, presentazione per i giornalisti), Torre Pellice (alla libreria Claudiana), a Roma, alla Libreria Altroquando, nella centralissima via del Governo Vecchio, presentata dalla scrittrice Giovanna Nuvoletti e dalla giornalista Cinzia Leone. Dopo, cioè adesso: continuando a stare su internet, seguendomi l’ufficio stampa, portando direttamente il libro a diversi giornalisti/e, facendo le interviste in radio e alla tv e per il futuro ho anche altre idee che svelerò dopo».

Quali sono i prossimi appuntamenti da non perdere?

«Giovedì 18 marzo, presso un delizioso negozietto che vende pezzi di designer, stilisti emergenti, nel cuore della zona creativa milanese, (vicino alle colonne di San Lorenzo) che si chiama… Le 18:00! (www.le18.it). Sarà presentata da Valentina Crepax (giornalista/scrittrice) e da Daniela Fedi (giornalista di moda, critica ed esperta di costume). Poi, a fine aprile, sarà ospite del Festival Internazionale di giornalismo a Perugia, a maggio alla Fiera del Libro e a giugno presenterò il mio romanzo a New York, dove verrò per cercarmi anche un agente letterario che mi aiuti ad entrare nel mercato americano».

Cosa ti aspetti dal tuo romanzo?

«Che venga letto da più persone possibili, ovviamente!»
Se dovessi dirci tre cose delle quali non puoi fare a meno, quali sarebbero?
«Il caffè macchiato con tanta schiuma, l’acquistare capetti e borsette second hand, il mascara (mai uscire senza! Lo metto anche quando vado a camminare in montagna)».

Cosa vuol dire essere una giovane scrittrice precaria?

«Dovresti chiederlo ad Emma… Io, se vuoi, ti posso dire cosa vuol dire aver lavorato per sette anni e mezzo come precaria. Vuol dire vivere sempre con l’ansia del futuro: “Chissà se un altro anno mi rinnoveranno il contratto? E se non lo facessero come riesco a trovare un nuovo lavoro? Sarà meglio che inizi ad inviare il mio curriculum in giro già da adesso…”».

Qualche consiglio alle giovani precarie italiane che non possono permettersi né gli stiletti di Manolo Blhanik né le gite in limousine?

«Che non bisogna essere troppo schiave delle marche o delle serie tv come “Sex & The City”, che occorre ingegnarsi, perché si può avere stile, anche con budget risicati con i quali ci si potrebbe comprare, se va bene, un tacco di Blanik. Aprite gli armadi delle vostre mamme e nonne, girate per negozietti “second hand” e catene “low cost”, barattate le scarpe con le vostre amiche, fatevi un bel giro al mercato… troverete sicuramente tutto l’occorrente per creare il vostro stile a poco prezzo. E per festeggiare: un caffè macchiato con croissant al bar. Più economico di un giro in limousine…»

Vuoi ancora scrivere per Vanity Fair?
«Emma nì, dovete leggere il libro per conoscere la risposta. Io, Erica, sì. Sono stata a parlare veramente con il direttore di Vanity lo scorso dicembre… ma non posso rivelare nulla al momento. Quindi seguitemi su internet e ne scoprirete delle belle. Perché siamo solo all’inizio…»

[e-mail: emmat_vanity@hotmail.com
www.emmatravet.it
fb emma travet
blog emmatvanity.style.it
www.myspace.com/emmat_vanity
redazione@memori.it - www.memori.it]
Nelle foto, Erica Vagliengo e la copertina di «Voglio scrivere per Vanity Fair»
[© Massimo Milanese (maxmila.it)]