DIBATTITO ALLA CASA ITALIANA ZERILLI-MARIMÒ @ NYU/La Riforma del XVI secolo e “l’utopia religiosa” di Pucci

di Samira Leglib

Lunedì scorso presso la Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU, ha avuto luogo un peculiare incontro sul tema della riforma religiosa in Italia.
Sotto l’ampio titolo di “Italian Reformation and Exile in 16th century Europe. A conversation and panel discussion.”, Giorgio Caravale (Università degli Studi di Roma Tre, Columbia University) e Diego Pirillo (Scuola Normale Superiore di Pisa) sono intervenuti focalizzando la loro attenzione sulla figura di Francesco Pucci, filosofo e letterato fiorentino tacciato di eresia e infine giustiziato dall’Inquisizione romana nel 1597.

È Giorgio Caravale ad aprire la discussione ospitata nella biblioteca dell’edificio casa del dipartimento degli studi italiani. Di fronte a un folto numero di ascoltatori, molti dei quali studenti, il punto di partenza che Caravale propone è quello di chiedersi che forma avessero assunto le riforme luterane sulla penisola italiana del XVI secolo. La sua dissertazione si fonda in particolar modo sul testo “The Benefit of Christ” pubblicato anonimo nel 1543 sotto il titolo “Trattato utilissimo del Beneficio di Gesù Cristo Crocifisso” che assunse un ruolo centrale nella breve vita della riforma italiana, salvo poi essere messo all’Indice e bruciate la quasi totalità delle copie.

Caravale sostiene che Pucci venne a contatto con questo “pernicioso libretto” (tale venne considerato dalla Chiesa Cattolica) che professava la potenza della pietà divina e la salvezza umana la quale dipende solo dalla fede in Gesù Cristo.
Per capire la ragione per cui questo testo fu iscritto nella lista dei libri proibiti bisogna a questo punto contestualizzare che il XVI secolo nella Romana Chiesa Cattolica era ancora il tempo dell’espiazione del peccato originale il quale era possibile solo attraverso l’acquisto delle ben note indulgenze.

Pucci nel suo Manifesto risalente al 1578, esponeva invece la teoria dell’innocenza naturale dell’uomo mettendo fin dunque in discussione l’utilità del sacramento battesimale. L’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, nasce innocente. La dannazione è un problema dell’essere adulto capace di discernere tra bene e male.

Ma il concetto principale attorno cui ruotavano le convinzioni di Pucci era quello che prospettava la venuta di una religione universale che avrebbe convertito l’umanità sotto un unico credo in quanto il sacrificio di Cristo sulla croce non fu solo a beneficio del cristiani, bensì di tutti gli uomini.

Le teorie sulla predestinazione tanto promosse e difese dalla Chiesa, perdevano in questo modo la loro consistenza. Quella di Pucci, spiega Caravale, “è un’utopia religiosa. Non segnò una vera e propria rottura con Roma perché non si costituì come frattura istituzionale”.
L’attenzione di Diego Pirillo si concentra invece su un testo di Francesco Pucci che fu quasi interamente ignorato dagli storici ma ampiamente usato dalla Chiesa come prova della sua eresia: “Informazione della Religione Cristiana”, pubblicato a Londra ma spacciato come edizione fiorentina. In quest’opera, di cui sopravvissero solo tre copie: «Pucci cita un passo dal XVI Canto del Purgatorio di Dante: “Due soli che l’una e l’altra strada fa vedere”, come simbolo della corruzione all’interno del clero. Come Dante, anch’egli fa appello al dono del libero arbitrio, se esiste un peccato originale, il sacrificio di Cristo ristabilisce l’innocenza umana e la possibilità per una salvezza universale. Aldilà dei sacramenti e dei limiti della Chiesa istituzionale, l’unica cosa che conta è la fede».