Italiani in America

Gubbio a Jessup

di Generoso d’Agnese

Beverly Valvano Merkel lavora presso la Marywood University di Scranton (Pennsylvania) e vive a Jessup da sempre. Sposata con Frank Merkel ha tre figli: Lisa, Michelle e Jeffrey ed è il sindaco della città della Pennsylvania. Figlia del precedente sindaco, Rocco Valvano e di Vivian Gambucci, Beverly è soprattutto originaria di Gubbio, città in cui vivono ancora i suoi parenti, e una grande appassionata della Festa dei Ceri e membro attivissimo della St.Ubaldo Society.
Quello che potrebbe essere strano per molti italiani residenti in Patria non lo è infatti in questa cittadina del distretto industriale dello stato americano. Una città che si identifica a tal punto con la festa simbolo della città umbra da averne ereditato la passione. Una città che da pochi anni è gemellata con Gubbio grazie proprio all’interessamento di Beverly e dell’omonimo primo cittadino italiano. Una città che nel maggio del 2004 ha consegnato l’attestato di cittadino onorario di Jessup a tutti gli eugubini che hanno visitato la città.

Quella di Jessup e Gubbio è un’amicizia che nasce da lontano e grazie alla fatica e al sudore degli emigrati italiani arrivati nella piccola città della contea di Lackawanna nello stato della Pennsylvania. Posta a 120 miglia a nord ovest da New York, Jessup venne scelta da molti immigrati nella seconda metà dell’800 per la presenza nella zona di ricche miniere di carbone. Jessup divenne in pochi anni un centro di esportazione di enormi quantitativi di antracite di alta qualità attirando sul finire dell’800 e ai primi del ’900 una consistente emigrazione dall'Italia. Come spesso capita nella storia italiana, i primi arrivati divennero i garanti di altri concittadini formando una colonia avente il marchio della terra d’origine. Per Jessup si trattò soprattutto di lavoratori provenienti da da Gubbio, Gualdo Tadino, Scheggia, Sassoferrato che nella cittadina americana trasferirono anche il grande attaccamento alla Festa dei Ceri. Nel 1911 i tanti eugubini presenti a Jessup, organizzarono la prima manifestazione parallela della festa umbra e da allora l’iniziativa è diventata un punto di riferimento dell’intera contea.

«Per capire come possa essere nata la tradizione dei Ceri in terra americana, occorre sapere che sempre e ovunque, lontano da Gubbio, quando si incontrano quattro eugubini, spuntano fuori dei Ceri. Una festa dei Ceri venne fatta anche dai giovani soldati alle pendici di Col di Lana nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 1911 anche Jessup diede nuova vita a questa tradizione, e la partecipazione alla festa patronale - sant’Ubaldo è anche patrono di Jessup - fu totale».

A raccontare con orgoglio il cammino della comunità eugubina è Mauro Pierotti che con la sua associazione tesse pazientemente il filo di un legame che sembra farsi più forte con le terze e le quarte generazioni. Una passione sana e sincera quella che trasforma la cittadina statunitense, fondata dal giudice William H. Jessup, e situata alle pendici delle Moosic Mountains, in una gemella di Gubbio. E se nella città umbra il santo guerriero, capace di  proteggerla dall’assalto dell’imperatore Federico Barbarossa, viene festeggiato il 15 maggio, l’analoga manifestazione in Pennsylvania va in scena nell’ultima domenica di maggio, a testimoniare una continuazione spazio-temporale che vede negli umbri-americani i fedeli custodi della storia.

«I miei bisnonni, Francesco Baldinucci e Francesca Monarchi, arrivarono proprio nel 1911, e da subito parteciparono all’organizzazione del St.Ubaldo Day. La passione per il nostro patrono viene spontanea, dal cuore, e si tramanda da quasi cento anni, insieme alle tradizioni culinarie e culturali. Siamo stati felici di ospitare il sindaco Ubaldo Corazzi e di ricevere il graditissimo dono di un nuovo cero di sant’Ubaldo proveniente da Gubbio. Alcuni anni fa, una delegazione di eugubini è   venuta ad aiutarci nell’allestimento della festa.
Nella St. Ubaldo Society sentiamo di voler portare avanti le tradizioni dei nostri bisnonni e vorremmo arrivare a realizzare una festa quanto più simile a quella che si tiene a Gubbio. Cercheremo di rendere ancora più suggestiva la corsa delle tre corporazioni».

Michael Fiorelli, poco più che ventenne – studi di italiano al liceo e al college – testimonia benissimo l’attaccamento dei giovani di terza e quarta generazione a una devozione che non conosce flessione.
«Pochi abitanti di Jessup arrivano direttamente da Gubbio - spiega Pierotti - e qualche anno fa temevamo che con la morte degli anziani si perdesse il legame con il santo e con la città natale. Ci siamo dovuti ricredere: abbiamo constatato l’interesse di numerosissimi giovani e giovanissimi per la patria lontana, al punto da sentire il bisogno di imparare la lingua. E questo legame è stato tarmandato proprio dal culto di Sant’Ubaldo».
Fu Papa Celestino III a volerla così: nella Bolla di canonizzazione la Festa dei Ceri doveva svolgersi ILARITER e cioè con tanta allegria. Da allora, il 15 maggio di ogni anno, l’offerta devozionale al santo patrono è diventata un appuntamento fisso per il popolo eugubino, in mistica processione come una grande Luminaria di candelotti di cera, per le vie della città fino al Monte Ingino, dove riposa il corpo di Sant’Ubaldo.

I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di Arti e Mestieri, furono sostituiti verso la fine del Cinquecento con tre strutture di legno, agili e moderne, che nella loro forma originaria sono arrivate fino ai nostri giorni. Centinaia di eugubini conducono i tre Ceri pesanti ognuno oltre 4 quintali, in una corsa esaltante attraverso le vie medievali e su per la collina per un dislivello di oltre 300 metri. L’appartenenza al Cero è un fatto di grande rilevanza nella vita di un eugubino, che in passato si tramandava di padre in figlio, di generazione in generazione. I colori delle divise ceraiole richiamano le vesti del santo protettore delle corporazioni: gialla per sant’Ubaldo, azzurra per San Giorgio, nera per Sant’Antonio.

Mai interrotta nei secoli – durante la Grande Guerra i ceri furono affidati alle donne – la festa dei Ceri è unica e non solo perché è l’unica autorizzata dal papa, religiosa e pagana allo stesso tempo, chiassosa e pure mistica, indescrivibile ma talmente coinvolgente da trascinare anche ignari turisti stranieri dietro ai Ceri.
Dal 1911 la  storia che lega Gubbio alla “corsa dei ceri” e al suo patrono sant’Ubaldo, venerato con immutata fede da quasi mille anni si è trasferita   in terra americana seguendo la catena familiare che portò migliaia di eugubini e umbri di Jessup in Pennsylvania.

«Jessup per noi umbri è un punto di riferimento – afferma Gino Tosti, fondatore dell’Associazione regionale umbra di Montreal – perché in questa città convergono tanti corregionali per condividere, attraverso Sant’Ubaldo, l’appartenenza a una radice comune. In Canada non c’è una festa simile, ma possiamo essere orgogliosi di annoverare una cittadina che porta il nome di Sant’Ubaldo, in Quebec. I nostri contatti con l’altra associazione umbra di Toronto sono basati soprattutto sulla condivisione di quest’antica matrice religiosa che ci unisce prima ancora delle altre tradizioni culturali. Forse un giorno anche noi riusciremo a riproporre almeno in parte questa manifestazione in terra canadese»

Arrivato in Canada nel 1951 all’età di 23 anni, sposato con Liana e padre di Dino Enrico e Roberto, Gino Tosti rappresenta l’altra anima degli eugubini in terra nordamericana. Quella che cerca di riannodare il filo della memoria attraverso la naturale passione per sant’Ubaldo.
«Non è il valore di quello che possiedi che può renderti felice ma l’apprezzamento che tu gli porti. Questo è l’insegnamento che quotidianamente mi porto dentro attraverso la devozione per sant’Ubaldo, san Giorgio e Sant’Antonio abate; i nostri veri punti di riferimento per tramandare le nostre origini».

Ubaldo Baldassini fu vescovo di Gubbio nel XII secolo. Rampollo di una nobile famiglia eugubina, era un giovane d’aspetto avvenente e dal carattere allegro, dolcissimo nella conversazione, calmo e umile. Fu ordinato sacerdote nel 1114. Divenne vescovo di Gubbio nel 1129. Molti episodi della vita del santo sono riportati sulle vetrate della Basilica a lui dedicata sul monte Ingino, il colle eletto che sovrasta Gubbio. Gubbio, Sant’Ubaldo e il monte Ingino sono citati anche da Dante nella Divina Commedia (Paradiso, Canto XI) nei seguenti versi:
“Intra Tupino e l’acqua che discende
dal colle eletto del Beato Ubaldo”.