DIBATTITI/THE NEW SCHOOL UNIVERSITY/L’Italia e l’“emergenza” immigrazione

di Georgiana Turculet

Il PD di New York ha organizzato l’8 Marzo alla New School University una tavola rotonda sul fenomeno dell’immigrazione, fenomeno contemporaneo in continua crescita nell’EU, con il quale si stanno confrontando al momento tutti i paesi europei, ciascuno però con politiche diverse.  È stata fatta una sistematica comparazione fra le politiche degli Stati Uniti e quelle italiane, evidenziando i problemi dell’ultima. Anna Di Lellio, segretario del Pd New York, ha introdotto i partecipanti al diattito:  la Prof. Ester R. Fuchs, esperta di Public Affairs, Guido Tintori, esperto in International Migration, Vincenzo Pascale in qualità di Representative of Migrantes alle Nazioni Unite e Michele Wucker, Executive Director of the World Policy Institute.

La critica alle politiche italiane in tema di migrazione è racchiusa in una frase: “Quanto tempo crediamo di poter sostenere un modello politico dove chiediamo a questi popoli di contribuire economicamente, ma non essere riconosciuti come cittadini?” Questo sono state le parole della Prof. Ester R. Fuchs,  esperta in Public Affaires e Special Advisor for Governance and Strategic Planning. La Prof Fucks ricorda che non soltanto l’Italia deve promuovere politiche adeguate per il fattore immigrazione, ma tutte le grandi città al mondo, che sono oramai costituite come segue: a New York sono il 40% gli immigrati, e producono il 32% del reddito complessivo in piccole-medie attività commerciali, essendo così non solo produttori, ma anche consumatori, inoltre creano posti di lavoro anche in un clima di crisi come questo; continuando, Miami ha il 59% di nascite da cittadini stranieri, Vancouver il 37%, Toronto il 43%, Singapore il 33%. Analoga è la situazione economica nel nord Italia dove risiedono oltre il 60% dei suoi stranieri con le zone economiche più prospere che mandano avanti il paese.

La domanda sorge spontanea: se l’Italia non è uno dei paesi più “invasi” dagli stranieri, come mai si profila questa immagine di “invasione” e di “paura” nell’opinione pubblica e nelle leggi? Nella conferenza è stato proposto un organo diverso e indipendente dai partiti politici, i quali sembrano manipolare il tema dell’immigrazione per il proprio comodo, creando pericolosamente un clima di tensione nella sfera pubblica.
L’interrogativo sull’immigrazione in Italia resta il seguente: come integrare popolazioni di cui il paese ha realmente bisogno, ma che in realtà vengono percepiti dall’opinione pubblica e dalla politica veicolata dai mezzi di comunicazione, come “indesiderati”? Di chi è colpa di questo distorsione della realtà e di chi è la responsabilità dell’inadeguatezza delle leggi in materia?

Gli esperti si sono misurati su dei temi che potrebbero favorire la coesione sociale, quali risanare l’opinione pubblica affetta nell’immaginario collettivo dall’associazione fatta fra immigrazione-crimine, l’integrazione che inizia con il rendere accessibile per i “nuovi italiani” lo spazio pubblico-sociale, l’istruzione, l’accesso alla cittadinanza e di conseguenza al voto e l’attitudine propositiva dello stato di includere anzi che escludere o emarginare gli immigrati, e tendere a rendere permanenti gli immigrati temporanei.

Dalla discussione è emerso che la politica italiana è totalmente inadeguata ai tempi che corrono: le leggi in  materia di immigrazione quali la Turco-Napolitano del ’98, la Bossi-Fini del 2002 hanno dei programmi di naturalizzazione per i discendenti degli italiani all’estero, e non includono la naturalizzazione “ius soli” e questo sarebbe un problema enorme per le seconde generazioni che nascono su suolo italiano, vivono fra altri bambini italiani sentendosi come loro, ma italiani non lo sono di fatto; compiuti i 18 anni se non dimostrano tutti i requisiti per la naturalizzazione devono o andar via dall’Italia o rimanere illegalmente sul “proprio” territorio.
È una vera lacerazione nel tessuto sociale, vivere da immigrato senza riconoscimento, senza voce politica porta indubbiamente a problemi come Rosarno che sfortunatamente non è un evento eccezionale, dove la criminalità organizzata italiana mette in condizioni di schiavitù gli immigrati.

L’ultimo intervento politico in materia immigrazione in Italia, il pacchetto di sicurezza del 2008/2009, ha incalzato perfettamente il clima di paura dilagatosi nell’opinione pubblica italiana come “emergenza di sicurezza nazionale”, affliggendo ancora di più gli immigrati.
Infine, la coesione sociale può essere promossa nella stessa misura in cui avviene in altri stati e altre grandi città. Il messaggio di fondo trasmesso dai media dovrebbe colmare il gap tra la realtà dei fatti e l’opinione pubblica veicolando il messaggio “Abbiamo bisogno di loro” anziché incitare il legame immigrazione-criminalità, che non risulta essere vero dalle statistiche.

La politica italiana tende ancora oggi, secondo quanto hanno sostenuto gli esperti, a favorire il rientro del flusso migratorio in uscita, ossia degli italiani emigrati dall’inizio del XIX secolo verso i nuovi continenti, mentre non sembra accorgersi del flusso di immigrazione sempre più consistente, presente già da qualche decina di anni sul territorio italiano. In altre parole, per i discendenti italiani sarebbe prevista senza limite generazionale la naturalizzazione in automatico attraverso la procedura iure sanguinis, mentre gli immigranti nati sul suolo italiano non godrebbero della naturalizzazione via ius soli. Tale mancato riconoscimento rappresenterebbe l’atto più restrittivo in materia di immigrazione tra le democrazie liberali, soprattutto perché i “nuovi cittadini italiani” nati sul suolo italiano da famiglie straniere producono già ricchezza - circa il 10 % del PIL italiano - e sono stabili sul territorio italiano, mentre sarebbero riconosciuti legalmente soltanto “a tempo determinato”.