SPECIALE/PERSONAGGI/Lunelli, campioni di bollicine

di Niccolò d’Aquino

Camilla Lunelli ride, la risata contagiosa di una bella ed elegante ragazza bruna, che nonostante l’età è già madre visibilmente orgogliosa di due bambine: «Sappiamo bene che delle dinastie familiari si dice che la prima costruisce, la seconda mantiene e la terza manda tutto a carte quarantotto. Noi siamo qui per dimostrare il contrario».

Una scommessa che aggirandosi nelle enormi Cantine Ferrari, a Ravina alle porte di Trento, si capisce che verrà vinta. Per due motivi. Perché il passaggio delle consegne sta avvenendo nel migliore dei modi: quattro dei sei nipoti della terza generazione Lunelli sono entrati in azienda, molto ben preparati e con intenzioni serissime. Ma, soprattutto, perché a vederli tutti insieme in famiglia, si ha la netta sensazione che contrariamente a quanto spesso avviene ed è causa di tanti mali, questi siano giovani che sì, guardano al futuro come è giusto ma stanno anche a sentire i “vecchi”. Quelli della seconda generazione sono sempre ben attivi e presenti nella gestione.

Qui, insomma, si guarda avanti ma facendo tesoro delle tradizioni. Nonno Bruno Lunelli può essere contento. Era stato lui, del resto, ad avere vinto la prima scommessa: nel 1952 per rilevare le cantine dall’enologo Giulio Ferrari si era indebitato in un pesante ma vincente mutuo di 50 milioni di lire, pari a cinque anni del fatturato del suo negozio di vini. E in poco tempo, assieme al vecchio Giulio che rimase a lavorare in cantina fino alla morte, e affiancato dai tre figli – Franco, Gino e Mauro Lunelli, quelli della seconda generazione che oggi sono gli “anziani” - aveva incrementato la produzione fino a centomila bottiglie l’anno.

Oggi le bottiglie sono arrivate a oltre cinque milioni l’anno, prodotte in 120 ettari di vigne. Un tripudio di spumante di altissima qualità, tutto rigorosamente Metodo Classico. Con le quali sfidare le migliori cuvée del mondo, a cominciare da quelle dello champagne francese: le Cantine Ferrari, che tutti vedono sulla collina davanti a Trento passando sull’autostrada del Brennero, sono un simbolo di felice effervescenza e di successo. Leader in Italia e tra le prime dieci al mondo. I premi, nazionali e internazionali, si sprecano: queste sono le bollicine più blasonate d’Italia.

Della nuova generazione che sta studiando per prendere definitivamente il comando, noi di America Oggi - sempre alla ricerca di storie che ci facciano sentire orgogliosi di essere italiani, di un Italia che crede nel lavoro e nei valori - ne abbiamo incontrati tre: Matteo, vicepresidente e amministratore delegato della holding Lunelli spa, e i suoi cugini Alessandro responsabile delle attività immobiliari e dei progetti speciali e la sorella Camilla che cura comunicazione e rapporti esterni. Assente giustificato un altro cugino, Marcello, responsabile tecnico della produzione, impegnato con lo scultore Arnaldo Pomodoro - sua la grande opera di fronte all’ingresso dello stabilimento - che per i Lunelli sta progettando una nuova cantina in Umbria, stavolta di vini fermi.  

A parlare con i tre giovani si ha la conferma della prima sensazione. Sono ben consapevoli del passato che stanno ereditando. Un passato fatto di riconoscimenti sempre crescenti, di brindisi e cene importanti dove i potenti del pianeta hanno festeggiato e pasteggiato - e continuano a farlo - con le bottiglie Ferrari.
Dalla regina d’Inghilterra, all’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi e al suo successore, Giorgio Napolitano, al principe di Monaco, ai presidenti americani: sul tavolo dei potenti, alle cene dei G8 come agli inviti dei leader russi, lo Spumante Ferrari troneggia, discreto ma sempre più deciso a conquistare terreno, passo dopo passo, sulle bollicine rivali dei transalpini. Anche il mondo internazionale dell’arte e dello spettacolo non si è tirato indietro nei riconoscimenti. Uno per tutti, Andy Warhol che, non richiesto, disegnò un piatto Ferrari oggi ben esposto assieme ad altri “trofei”, sculture e disegni nelle vetrine lungo i corridoi degli uffici. «Sì, in effetti, avremmo materiale per fare un museo. Ma non abbiamo tempo, qui si lavora».

I giovani, però, pagato il tributo al passato guardano al domani. Che significa, sì, consolidare quanto fatto finora: i brut, i rosè, i perlé, i demi-sec, le riserve. Da mantenere, con le giuste strategie imprenditoriali, ai massimi standard qualitativi. Ma significa anche diversificare, con cautela e facendo attenzione a non sbagliare. Oggi casa Ferrari gestisce anche un marchio storico della grappa come Segnana, i vini trentini Lunelli, i toscani della Tenuta Podernovo, gli umbri della Tenuta Castelbuono. «E abbiamo anche un acqua, la Sorgiva. Lo so» sorride Camilla «può sembrare … sospetto che dei viticoltori si occupino di acqua, ma questa è davvero leggera ed esclusiva».  

E, nei pressi, c’è anche la Locanda Margon, che un tempo era sì una locanda, ma oggi dopo una sapiente ristrutturazione è uno splendido ristorante o, come dicono i Lunelli «un magnifico balcone che s’affaccia sulla valle dell’Adige»: solo quaranta posti per palati da intenditori. E, ancora, c’è Villa Margon, nuova sede di rappresentanza del gruppo che spesso la offre anche per visite istituzionali. Un capolavoro di arte e di storia. Non è soltanto una delle più belle residenze nobiliari di tutto l’arco alpino; è anche un monumento, tra i più sontuosi del Trentino. Immerso in un parco, a pochi chilometri da Trento, intatto da secoli e che è considerato un capolavoro della natura. Nelle sue stanze e saloni, negli anni del Concilio di Trento (1545-1563) sono stati ospitati cardinali e prelati giunti da tutta Europa per la grande assise che diede il via alla Controriforma. Qui, dice la leggenda che forse è realtà, ha dormito l’imperatore Carlo V, le cui gesta, non a caso, sono raccontate nel ciclo di affreschi straordinariamente ben conservati che impreziosiscono ogni parete della villa. E il cui letto è tra gli arredi più significativi.

E c’è un’altra novità. Siccome sono sicuri del fatto loro, di essere tra i migliori, i Lunelli dopo oltre cinquant’anni in cui hanno reso grande il marchio dello Spumante Ferrari si sono concessi un piccolo peccato di vanità. Per la prima volta un millesimato viene presentato sul mercato con anche il nome Lunelli nell’etichetta: il Ferrari Riserva Lunelli, uve Chardonnay raccolte manualmente e che arrivano al consumatore al termine di otto anni di maturazione. «Dopo mezzo secolo di lavoro, ce lo meritiamo, no?» domanda Camilla. E la risposta non può che essere: sì.