CONVEGNI/ITALIAN ACADEMY COLUMBIA UNIVERSITY/Trento Tunnel Project, galleria d’arte e memoria

di Georgiana Turculet

L'Italian Academy della Columbia University ha presentato un progetto urbano senza precedenti: “The Trento Tunnel Project”. “E’ un modo estremamente intelligente per ripensare la storia, per dare spazio alla memoria individuale e collettiva; il recupero di un posto industriale, di questi tunnel costruiti negli anni ’70 abbandonati fino al 2008, e la trasformazione di questi in delle gallerie d’arte, in un modo assolutamente razionale, con una spesa minima, è la parte ancora più eccezionale”, ha detto il Prof. Marco de Michelis, preside della facoltà di Arte e Design in IUAV Università di Venezia, attualmente professore alla Columbia.

La presentazione è iniziata con il benvenuto del direttore dell’Italian Academy, David Freedberg, e con il direttore del Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi. Il Museo Storico ha messo a disposizione delle nuove gallerie gli archivi del Museo Storico di Trento, i cosiddetti archivi di scrittura che racchiudono un patrimonio culturale, lettere, diari, corrispondenze; l’archivio di materiale filmico che contiene interviste della popolazione trentina durante le varie divisioni politiche prodotte dalle vicende storiche “il processo di riutilizzo delle gallerie abbandonate è stato ideato nel totale rispetto di Trento, città a statuto speciale in Italia, città di confine e di passaggio che racchiude per definizione problemi di identità sociale, quindi il tipo di lavoro che ne è conseguito è stato imperniato di una grande sensibilità e delicatezza”, ha detto Ferrandi.
Il Professor Jeffrey Schnapp che insegna Letteratura Italiana a Standford e la Prof.ssa Elisabetta Terragni del City College, entrambi membri “Interdisciplinary Transatlantic Tunnel Project Team” hanno raccontato la loro esperienza diretta nel concepire e realizzare questo tipo di “esperimento mentale” oltre che architettonico. La superficie dei due tunnel è di circa 6000 metri e viene definita da Elisabetta Terragni “un vero trauma che ha lacerato il tessuto urbano se pensate che da un lato c’era la chiesa e dall’altro la piazza” descrivendo il loro impegno nell’attenzione primaria del risanamento di questo trauma. Ciò che si vuole, dunque, sinteticamente presentare in questa mostra suddivisa nei due grandi tunnel, uno nero “fantasmagorico” dagli effetti bi e tri-dimensionali e l’altro bianco “storico territoriale” è il lento lavoro di costruzione di un’entità territoriale, sociale e culturale che è avvenuta contestualmente all’evoluzione storica dell’intero quadro politico-istituzionale europeo dei secoli XVI-XX e che prosegue ancora oggi, nel XXI secolo, nella nuova prospettiva euroregionale.

“Abbiamo reso partecipe tanti soggetti, tante istituzioni, quindi oltre alla competenza scientifica e architettonica, abbiamo coinvolto le rappresentanze degli abitanti, il comitato civico trentino, al fine di dare spazio all’identità fisica del posto originale”.

“Le gallerie” sono state inaugurate nel 2008 per la prima esposizione sperimentale dal presidente del Parlamento Europeo, Simone Veil. “È impressionante vedere i visitatori che si muovono nelle gallerie alla scoperta della storia. È un percorso fisico, perché gli ospiti si muovono fisicamente nello spazio, attraversando le gallerie, ma anche emotivo perché seguono i filmati, i materiali audiovisivi ritrovando la storia raccontata dai loro nonni. L’esposizione diviene per definizione una vera allegoria dello spazio” ha detto il curatore del progetto Jeffrey Schnapp.

Hanno partecipato animatamente all’evento altri ospiti distinti. Il Professore di architettura Kurt Forster ha lanciato l’interrogativo sul recupero della dimensione locale e non solo fisica, e ha lodato il progetto per il suo tentativo di rappresentare “in un esperimento senza fine” la trasformazione della storia a venire. Ha preso la parola in seguito Aaron Levi, il direttore esecutivo che ha curato l’esibizione a livello internazionale oltre che alla Biennale di Venezia “Dobbiamo interrogarci su cosa al giorno d’oggi deve essere una esibizione”. Il Professore Stanislaus von Moos dell’Università di Zurigo ha parlato della straordinaria scommessa delle gallerie di ri-semantizzare il territorio. Il Professore De Michelis ha riferito che erano solo due tunnel vuoti diventati già invisibili e inutili e si è detto “Apriamo le porte e lasciamo entrare la gente!”. Così facendo, ci spiega l’ultimo, non si è trattato di sola preservazione di significato, ma di attualizzazione e produzione di nuovo significato.