PERSONAGGI/ARTE/Il destino creato dalle mani

di Niccolò d’Aquino

Al telefono da oltre Atlantico la voce di Lello Esposito sembra quella di un ragazzino felice. «Ti chiamo da New York, è una bellissima giornata e sto per andare a fare una passeggiata. Questa è una città sempre più straordinaria!». In realtà Lello Esposito a New York è di casa. Per un paio di anni ha avuto un suo studio a Chelsea e tra i grattacieli della Grande Mela torna di continuo. Perché se Napoli è l’ispirazione e la lente magica attraverso cui questo artista ormai maturo ma dai riccioli ancora da scugnizzo guarda il mondo, «New York è un’altra città che offre piena attenzione all’arte» dice. «All’ombra dei grattacieli si respira, come da noi, un profondo senso di appartenenza, una cosciente valutazione della creatività, intesa come bene collettivo. Ogni volta che me vado via, piango».

   E New York ricambia l’amore. Dopo avere partecipato in passato alle sfilate del Columbus Day («Due anni fa c’era Bloomberg. Mi hanno regalato la fascia tricolore di Sindaco, la conservo gelosamente») in questi giorni è di nuovo atterrato al Kennedy Airport per ricevere un altro premio. Uno dei tanti, ma uno al quale - sembra di capire -  tiene molto: oggi al settimo Annual Dinner Dance della Federazione delle Associazioni della Campania-USA in programma a El Caribe Country Club Caterer di Brooklyn gli viene consegnato un premio speciale «per avere portato la conoscenza dell’arte napoletana nel mondo». Già, perché per parlare solo di America, Lello è apprezzato un po’ dappertutto. Anche nella West Coast. Qualche giorno fa la standing ovation per il regista italoamericano Quentin Tarantino che con l’attore Forest Whitaker ha aperto il V° Los Angeles - Italia Film, Fashion and Art Fest, in un Chinese Theater di Hollywood gremito, è culminata quando i due - Tarantino e Whitaker - hanno ricevuto un award davvero unico: la maschera d’argento di Pulcinella di Lello Esposito, che il regista si è subito scherzosamente posato sul viso.

   Lello si merita il successo. Per la sua bravura, certo; per l’insolita capacità di far vivere e trasmettere nelle sue opere - dai Pulcinella alle uova, dal vulcano a San Gennaro ai cavalli al corno portafortuna fino, sì, ai teschi, talora rappresentati in sculture dai materiali più diversi, bronzo, alluminio, ma anche stracci,  talaltra in tele di dimensioni gigantesche - quella fusione di sentimenti e di mistero, di carne e di simboli, di emozioni e di metamorfosi che rendono unico l’animo e la vis napoletani.

   Ma Lello il successo se lo merita anche per la sua storia. La storia di un figlio del popolo rimasto presto orfano di padre che - basta chiederglielo - ti racconta, con allegria e con guizzi improvvisi ma naturali di attor comico suo malgrado, le difficoltà iniziali della sua vita, i lavori di bassa manovalanza che ha fatto da giovane emigrato al Nord per mandare i soldi a casa, alla madre vedova. Lavori che gli hanno permesso di capire che proprio le mani erano la sua ricchezza, che era capace di intagliare il legno, di modellare ogni materiale. Mani che hanno portato il suo destino verso nuove strade: da pizzaiolo e operaio ad artista dalle quotazioni internazionali. Ma che lui, quasi a voler pagare un debito di riconoscenza, usa direttamente sulla tela senza ricorrere ai pennelli. Sempre con ironia, talora scoppiettante talora venata di quella impalpabile malinconia e “tragedia” che prima o poi fa sempre capolino all’ombra del Vesuvio (sarà l’aria solforosa che trasuda comunque dal vecchio vulcano momentaneamente addormentato? Chissa? Qui - non dimentichiamo - c’era l’Ade infernale e cavernosa dei nostri antenati).

   E allora Lello è tornato a Napoli. Anzi: a Spaccanapoli, nel cuore dei vicoli «dove la magia diventa realtà». Torna a piazza San Domenico Maggiore. E a spingerlo deve essere un richiamo tra affini, che si parlano attraverso i secoli. Perché su questa piazza affaccia palazzo Sansevero, dimora  del settecentesco principe-stregone Raimondo di Sangro, la cui Cappella dalle sculture insuperate - una per tutte: il Cristo Velato di Giuseppe Sammartino - è un gioiello unico dell’arte alchemica e misterica. Ormai Lello è celebre. E può realizzare un sogno. Diventa amico dei discendenti del Principe, impossibile non essergli amico, è troppo travolgente e coinvolgente. E quando le scuderie di palazzo Sansevero vengono messe in vendita, lui le compra d’intesa con gli eredi del Principe. Grandi e sotterranee come sono, si rivelano un atelier perfetto per Lello. Che le tiene sempre aperte. Qui lavora e realizza le sue opere, ma non chiude mai la porta a chi passa a salutarlo, a chi vuole conoscerlo. E così, alla folla di turisti che da ogni parte del mondo accorrono per vedere il capolavoro della Cappella “magica”, oggi a piazza San Domenico Maggiore confluisce anche un pubblico diverso, di amanti dell’arte. Il Principe, che alle scoperte scientifiche alternava a sua volta le realizzazioni manuali, approverebbe.