Visti da New York

La legge del semaforo

di Stefano Vaccara

La legge un’opinione, da interpretare come meglio ci pare e quando ci conviene non rispettare? Diciamo che da quei “comandamenti” che da lassù ci furono trasmessi tramite Mosé, la legge scritta si rispetta. Se la violi, paghi. In confessione con dieci Ave Maria se abbiamo offeso nostro signore, con una multa salata o la privazione della libertà quando ci giudica una Repubblica.

Se poi, quando proprio appare sbagliata, la legge la si riscrive dopo averla ridiscussa e rivotata e avuto la maggioranza democratica. Ma la legge che c’è la rispetti, altrimenti ne paghi le conseguenze.

“Interpretarla” per aggirarla e trarne vantaggio, perché ci fa comodo, è come quando in quella barzelletta, un napoletano diceva che il semaforo rosso non fosse dopotutto un obbligo di stop, ma solo un avviso: ti consiglio di fermati perché magari rischi di farti e far male, però se proprio devi andare...

Ecco sembra che il Premier Berlusconi e le combriccole di vari gestori in constrasto tra loro di quel partito chiamato della libertà, con il decreto “interpretativo” sulla legge elettorale delle regionali, sembra che vogliano confermare di voler fare delle leggi della Repubblica l’equivalente di quei semafori che regolano il traffico e purtroppo non solo a Napoli: cercate di rispettare le leggi, ma se proprio avete fretta...

Neanche in Iraq , dove oggi si vota, il governo si azzarderebbe a pochi giorni da una elezione a fare un decreto per “rinterpretare” la legge elettorale in modo da poter rimettere in corsa alcuni candidati dei partiti al governo. Finirebbe tutto a fucilate, altro che elezioni, la guerra civile scoppierebbe prima del voto. In Italia, per fortuna, non siamo ancora a quei livelli, però nel violentare così il diritto, prima o poi noi italiani faremo morire la nostra democrazia. Come se giocassimo con la roulette russa, chiudendo gli occhi e a forza di passare col rosso, prima o poi...

Aveva, come al solito, visto giusto Emma Bonino, la candidata radicale del centrosinistra alla presidenza del Lazio, che qualche giorno fa, forse prevedendo le mosse del Pdl, aveva detto che sarebbe stato meglio per tutti rinviarle queste elezioni. Perché è ovvio che nessuno pensa sia possibile vincere la presidenza di regioni importanti come la Lombardia o il Lazio senza la concorrenza elettorale della maggior forza politica italiana. Ma se i candidati del Pdl si mettono, da soli, fuori dalla legge, diventano in quelle elezioni dei fuorilegge e farli competere per decreto governativo è scegliere come soluzione all’inghippo il peggiore dei mali possibili: il governo dei fuorilegge.

Queste elezioni regionali italiane si erano già distinte nella incredibile decisione della Rai di censurare, anche lei “interpretando” a sua convenienza la legge, i suoi principali programmi di approfondimento politico. Quando martedì scorso a lezione ne ho accennato ai miei studenti del Lehman College della Cuny (il corso è intitolato: “Media & Democracy: from Citizen Kane to Silvio Berlusconi”), quegli studenti nel Bronx pensavano fosse uno scherzo. Uno di loro incredulo, ha chiesto: “Are we talking about Italy or Iran?”

Le elezioni, nazionali o locali che siano, dovrebbero essere il momento culminante in cui il popolo celebra la democrazia, in Italia stanno cominciando a sembrare i preparativi per il suo funerale.