TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Meglio in due, o no?

di Mario Fratti

Da anni ammiro l’attrice Mary Bacon, vista in una decina di commedie. Ha ora il ruolo di protagonista in “Happy Now?” di Lucinda Coxon al teatro 59E59 (produzione Primary Stages). Ha già avuto successo al National Theatre di Londra. Lo merita perché ci mostra le ragioni per cui tante coppie hanno problemi. Kitty (Mary Bacon) è una moglie molto attiva con figli rumorosi (che non vediamo) ed un marito simpatico e diligente che fa l’errore di lasciare la carriera di avvocato per diventare nobile insegnante. Vuol salvare il mondo ma guadagna meno (Johnny - Kelly AuCoin). Kitty, che fa ricerche sul cancro, viaggia e va a varie conferenze. La vediamo quando è corteggiata da un abilissimo, divertente seduttore che ha un suo originale metodo per conquistar donne. Michael (C.J. Wilson) è affascinante nonostante i seduttori siano generalmente personaggi negativi. Non riesce a sedurla ma semina dubbi e prevede un futuro. Lo fa con tutte.
Amici di Kitty e Johnny sono l’omosessuale Carl (Brian Keane) che sta per perdere il suo giovane amante e la coppia Miles (Quentin Mare) e Bea (Kate Arrington). Non sono felici perché Miles beve molto ed insulta. Dopo una scena violenta Bea lo caccia via e lui va a vivere con i nostri protagonisti Kitty e Johnny. Kitty non è di certo felice con un intruso in casa, uno che beve e vaneggia. Kitty ha anche altri problemi: un padre diabetico che sta per essere operato ed una madre astiosa che non sa perdonare un errore di suo marito. June (Susan MacIntosh) sa divertirci nonostante il suo ruolo di moglie che non risponde al telefono e non perdona. La scena del seduttore che non riesce a sedurre era una delle migliori all’inizio. Torna alla fine. Questa volta è Kitty ad essere interessata. Lui finge di non volerla. Un duello teatrale ben riuscito. Bravi. Successo.

Continua ad aver successo il trio autobiografico del grande poeta Horton Foote (Peter Norton Th., 555 West 42nd Street). Siamo al terzo programma, il finale che ci porta al giorno d’oggi. La peste che uccise tanti nel 1918 sta per uccidere il nostro protagonista Horace (Bill Heck); malatissimo, a letto, curato dalla gentile moglie Elizabeth (Maggie Lacey). Lui si salva ma muore la loro figlioletta. Horace ha un negozietto dove vende poco e tanti cugini che gli danno guai ma continua ad essere orgoglioso e non vuole aiuto dai ricchi genitori di Elizabeth. Muore il suocero e sua moglie (la brava Hallie Foote) offre di nuovo denaro. Nulla da fare. Prevale l’orgoglio di un giovane che ha sofferto e si è fatto da solo. Senza il suo aiuto ed i suoi consigli, la ricca suocera si fida dell’uomo sbagliato e perde tutto. Vediamo a tavola l’orgoglioso onesto padre di Horton e lo stesso Horton, bambino. Lo attende un grande futuro.

I due monologhi del mese sono “Mazaltov Cocktail” e “Forgotten”. Il primo è stato scritto e recitato da Jamie M. Fox (Vital Co., 2162 Broadway). La protagonista ci confessa i suoi problemi. Lavora per una ricca, egoista ed esigente. Deve assumere un’aiutante perché deve prendersi cura di un fratello in galera. Problemi. Ma non si scoraggia.

Il secondo è scritto e recitato da Pat Kinevane (compagnia Fishamble, Irish Center, 553 West 51st Street). Pat è un attore seminudo che, forse quarantenne, ci offre personaggi che han superato gli ottant’anni. Flor, Dora, Gustus ed Eucharia. Tipi ben differenti ma hanno in comune il fatto che sono stati dimenticati, ignorati. Pat è un atleta che sa ballare e muoversi con stile. Viene aiutato dalla musica composta da Brian Byrne. Aiuta la recitazione.

Louis S. Salamone ama il teatro. Ha quindi preso in affitto il 45 a Bleecker Street ed aiuta nuovi autori e nuove compagnie. Dà loro lo spazio per prove e recite. Sue collaboratrici sono Elle Sunman e Joan S. Slavin. Elle ha presentato una bella serata di bossanova, jazz brasiliano. La giovane cubana Glenda de la Pezuela Flores ama la lingua portoghese e canta con chiarezza e melodia. Molti applausi.

Tuvia Tenenbom ha fondato a New York il teatro ebraico e dà ogni anno una sua commedia (73 East 4th Street). Suo scenografo è sempre l’abile Mark Symczak, che lo ha aiutato per dieci commedie. Tutte bizzarre ed originali. Questa volta ha presentato “Press # 93 for Kosher Jewish Girls in Krakow”. Moishe (Noah Schultz), come tanti altri religiosi, predica bene ma razzola male. Dice al pubblico che vorrebbe andare a letto con decine di donne. Dice a Yankee (Jon Bass) che non deve mai toccarsi o desiderare una donna. Son tutte impure. Sullo sfondo tre sexy giovani (Ali Grieb, Stephanie Sherman e Sandy Simona) danzano sensualmente e si offrono. Moishe le guarda ed ammira. Yankee si eccita ma cerca di ignorarle. Arriva poi il tema “93". 93 ebree si suicidarono in Krakow per non diventare vittime dei nazisti. Due coraggiose attrici (Sydney Stanton e Diana Vovsi) le rappresentano ballando per noi. Poi muoiono. Moishe dà finalmente a Yankee il permesso di carezzare i loro seni. Sono morte; non è peccato. Il pubblico, all’uscita, commentava. Non era chiaro lo scopo di questo nuovo dramma di Tuvia. Ne ha promesso un altro per il 2011.

Film italiani. C’è molta pubblicità sui giornali per “Videocracy” e “Tano da morire”. Sono andato al Village a vederli. Ero solo in sala. Dov’è l’amore per la cultura italiana? “Videocracy” è eccellente. Spiega l’Italia ed incoraggia.