EVENTI/LIBRI/Moro, mistero permanente

di Georgiana Turculet

La vicenda Moro é una  delle più complicate e controverse fra tutte quelle del repertorio italiano. In molti lo hanno letto nei libri di storia, altri c’erano il 16 Marzo del 1978, il giorno del sequestro di Aldo Moro. Perché è stato sequestrato e assassinato lo statista democristiano? Più di ottanta testi scritti fin’ora da studiosi e saggisti, le indagini della magistratura italiana, le commissioni istituite negli anni, quali la Commissione Terrorismo e la Commissione Stragi, sono mai riusciti a dare delle risposte definitive. Nell’intreccio fra “quello che si sa” e “quello che si deve sapere”, fra il sospetto e l’oggettività, fra immaginario collettivo e documenti dello stato emergono soprattutto le discrepanze delle interpretazioni che la condivisione dei fatti.

Il 22 Febbraio, alla Casa Italiana Zerilli-Marimo della New York University, in collaborazione con The United Pugliese Federation of the Met. Area, è stato presentato il libro di Vincenzo Manca  “Moro, un profeta disarmato”. L’introduzione al saggio è stata affidata al Professore Antonio Rutigliano, che sotto forma di un appassionato seminario di storia, ha dato al pubblico americano presente un racconto puntuale sulle vicende storico-politiche italiane nei cosidetti “Anni di Piombo”; e come conseguenza anche una serie di punti interrogativi. Rutigliano non ha incolpato nessuno esplicitamente, ma i suoi “perché” hanno dato una certa idea dell’accaduto. Moro, parole del professore Rutigliano, per qualcuno avrebbe forse potuto mettere in pericolo la sicurezza di chi era al potere, e perché no, dello stato stesso. Ciò non farebbe necessariamente dello stato italiano, dei suoi servizi segreti  o di quelli di potenze alleate o nemiche, o anche del Vaticano, dei colpevoli “attivi” del suo sequestro e della sua morte, ma potrebbe indurci a pensare che certi poteri abbiano potuto assistire passivamente o quasi al sequestro e all’uccisione di Moro. Nella consapevolezza dei fatti conosciuti, sarebbe oggi opportuno chiederci, “perché il caso è stato chiuso senza alcuna risoluzione”? Perché Mario Moretti, l’assassino del presidente della DC, dopo pochi anni di carcere è libero e vive ancora oggi pagato dallo stato italiano? Come e perché Romano Prodi, venne a sapere del nome “Gradoli”, la via di Roma dove abitava Moretti al tempo del sequestro Moro? Perché le indicazioni di Prodi non portarono a niente? E ancora, perché la macchina che conduceva Moro nella capitale non era blindata e percorreva tutti i giorni gli stessi percorsi agli stessi orari, essendo così facile preda delle Brigate Rosse? Perché, come per magia, “le uniche persone che hanno letto le lettere di Moro del suo periodo sotto sequestro, il giornalista Nino Pecorelli e il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sono state assassinate?” Molte le domande poste quindi dalla presentazione del Prof. Rutigliano.

In seguito, l’autore Vincenzo R. Manca, ha esposto parte delle sue tesi raccolte nel volume, acquisite durante le sue investigazioni mentre era membro della Commissione Moro istituita nel 1979, assorbita in seguito dalla Commissione Terrorismo, definendo il suo saggio “un libro che racconta fatti e non fantasie”. E poi ha continuato: “Al trentesimo anno dall’ anniversario della morte di Moro, nessun media italiano ha parlato degli ultimi risultati raggiunti sul caso, così ho deciso di scrivere io un libro e presentarlo alla comunità italiana, in Italia e altrove”. Le scoperte di cui ci parla l’autore, oltre che ex parlamentare anche ex generale del’aereonautica militare, si riferiscono a delle nuove possibili piste di indagine, la prima rispetto al luogo dove sarebbe stato il direttivo delle BR, alla periferia di Firenze, in un appartamento il cui proprietario, un architetto che era un fiancheggiatore; gli altri sospetti riconducono a Giovanni Senzani, “quasi” certo capo brigatista che faceva allora anche il consulente del Ministero della Giustizia. Ecco le parole dell’autore: “Avevamo acquisito elementi su Senzani che era membro delle BR, non c’era ancora la certezza matematica ma quasi le nostre prove potevano affermare che la testa e il cervello delle BR era Giovanni Senzani”. Nel libro, non mancano altre accuse verso l’incompetenza della magistratura, la perdita di documenti fondamentali ai fini dell’indagine, e la mancata comunicazione fra la questura e le procure di Roma, Firenze, Milano e l’ultimo colpo, la chiusura dell’investigazione sul caso Moro nel 2001, in seguito alla presentazione degli atti ufficiali da parte dell’autore Vincenzo R. Manca alla procura o di Roma.

La presentazione dell’autore è stata interrotta ad un certo punto dalle accese critiche dell’ex ambasciatore Usa, Richard Gardner,  che era in missione a Roma ai tempi del sequestro Moro, il quale non ha condiviso “le allusioni “ al probabile coinvolgimento degli Stati Uniti nell’affaire Moro e ha poi ulteriormente difeso “il mio amico——— Cossiga”, di cui Gardner si è detto certo della sua assoluta innocenza. “Francesco Cossiga did everything was humanly possible to find his friend, Aldo Moro”, ha detto il diplomatico americano.
Le responsabilità maggiori, a seguito dell’intervento “difensivo” dell’ambasciatore, sono state spiegate da Manca “dall’incapacità dei servizi segreti italiani, che ai tempi stavano cambiando gestione,  passando dal SID al SISMI”. Potrebbe certamente essere una delle tante cause del perché non si è riusciti a salvare Moro, ma forse insoddisfacente se presa come unica o la principale. Certamente, per un giudizio completo, bisognerebbe leggere l’intero libro di Manca e non considerare soltanto la sua esposizione alla Nyu. Tuttavia sembrerebbe riduttivo l’interpretazione del “mistero Moro” guardando soltanto l’operato dei servizi italiani, considerando che l’Italia era allora anche un paese “a sovranità limitata” durante il lungo periodo di Guerra Fredda.

Un altro attore fondamentale nella storia politica italiana era stata sicuramente la Chiesa.  Fece tutto quello che avrebbe potuto fare per salvare lo statista democristiano? Alla fine della serata, gli interrogativi sollevati nella prima parte della presentazione dal Prof. Rutigliano sono rimasti ancora lì,  sospesi in quel limbo dove restano i misteri della Repubblica italiana.