Visti da New York

Fuori dalla gabbia

di Stefano Vaccara

“La legge sull’elezione dei deputati all’estero è uno scandalo, va immediatamente cambiata”. Finalmente ci troviamo d’accordo con il Presidente del Senato Renato Schifani, una verità la sua detta a scoppio molto, troppo ritardato. Lo scandalo purtroppo non riguarda solo la legge elettorale per gli italiani all’estero, una legge su cui, i lettori di questa colonna ricorderanno, abbiamo fin dall’inizio sparlato il più possibile, definendola il diritto al voto dei “quaquaraqua’”.

È scandaloso anche costatare che quando già nel 2008, subito dopo l’elezione fuorilegge in Belgio di Nicola Di Girolamo, la magistratura aveva inviato la richiesta a procedere per quel senatore truffatore, e dopo che la commissione alle autorizzazioni aveva acconsentito e passato all’aula l’ultima parola, ecco che Di Girolamo viene salvato. Da chi e perché? Lo ricorda Schifani?

“Non lo conosco - ha detto Berlusconi venerdì su Di Girolamo- e poi ricorda che “c’era già una pratica attivata al Senato che, non so per quale motivo, ha subito un rallentamento, circa la regolarità della sua elezione”. Già, chissà per quale motivo.

Lo scandalo del parlamentare impostore che non avrebbe mai dovuto entrare a Palazzo Madama e restarci per quasi due anni, c’era da prima delle più recenti registrazioni che hanno scoperchiato un enorme giro di riciclaggio di denaro. Che ruolo aveva Di Girolamo, come dal Senato avrebbe dovuto aiutare le attività dell’organizzazione criminale? Lo scandalo che ci fa apparire ancora più marcia la “super casta”, è come questa abbia potuto, nell’assoluta indifferenza generale, “congelare” quella richiesta della magistratura di due anni fa che chiedeva con prove schiaccianti di poter procedere contro Di Girolamo. Perché Schifani non ha smosso il Senato? A cosa e a chi serviva quel senatore eletto con i voti comprati dall’‘ndrangheta tra gli emigrati calabresi in Germania e Belgio? Di Girolamo si era fatto eleggere in Belgio fingendosi un italiano residente all’estero. Nessuno lo conosceva tra i connazionali emigrati, eppure stravince. Il suo trucco viene facilmente scoperto, i giornali scrissero di quella strana vittoria e delle successive denunce, ma poi, figurarsi, nessuno continuò ad abbaiare, l’operazione oblio si completò con la latitanza dell’opposizione che non insistette più del pro forma.

Anche Berlusconi afferma che “occorre cambiare la legge” sul voto degli italiani all’estero. O come ora dice il presidente del Senato Schifani: “Va immediatamente cambiata, perché il voto per corrispondenza è uno scandalo e consente tipologie di attività illecite come l’acquisizione del voto addirittura pagandolo”.

Ma sì, tutti contro il voto all’estero. Anche il Pd dice che “è necessario innanzitutto eliminare il voto per corrispondenza che è fonte di vero scandalo”. Per Anna Finocchiaro “è necessario intervenire su diversi aspetti, penso alla configurazione delle circoscrizioni elettorali o all’anagrafe degli aventi diritto, ma in primo luogo serve cambiare il meccanismo elettorale che così come è non garantisce il rispetto dei principi costituzionali...”.
La più schietta e per chi scrive la migliore soluzione l’ha proposta Roberto Calderoli, ministro della Lega Nord per la Semplificazione Normativa: “Basta ipocrisie, non è il sistema elettorale degli eletti all’estero, che è una barzelletta, a non funzionare. L’assurdità è che ci siano dei parlamentari eletti all’estero!”. “E dopo le negative esperienze accumulate in due legislature - prosegue Calderoli - spero che tutti, come il sottoscritto, siano giunti alla conclusione che non c’è alcuna necessità di avere deputati e senatori eletti all’estero. I nostri cittadini che vivono all’estero hanno il diritto di votare, con modalità serie e non con le attuali, ma per i parlamentari di casa nostra”.

Bravo Calderoli, il ministro deve aver letto anche un libretto di autori vari dal titolo Altreitalie: cittadinanza e diritto al voto, curato da Mario B. Mignone e presentato poche settimane prima delle elezioni del 2008 al Calandra Institute della Cuny. In quella presentazione, ci sforzammo di ribadire come l’attuale legge elettorale fosse stata concepita come una gabbia costruita dal legislatore italiano per rendere innocuo il voto degli italiani espatriati. La forza dell’elettorato estero era stata mortificata, quindi ghettizzata con quella manciata di deputati e senatori isolati che si sarebbero infatti rivelati inutili. Proprio questa settimana ne abbiamo avuto l’ennesima prova: il recente voto alla Camera sul decreto milleproroghe che ha dimezzato i fondi per la stampa degli italiani all’estero, con certi deputati, tra cui il rappresentante del Nord America Amato Berardi, che non hanno avuto il coraggio di difendere gli interessi dei loro elettori ma si sono astenuti per sottomettersi alla disciplina di partito.

Elettori quaquaraquà che eleggono onorevoli quaquaraquà, questa è la realtà oggi. Povero Mirko Tremaglia, vecchio gladiatore dei diritti dei cittadini italiani all’estero, per questa legge così stupida che ghettizza il voto dei cittadini italiani emigrati e la espone anche agli influssi della criminalità organizzata, arrivano sempre tutte a lui colpe e sberleffi. In realtà fu un certo Piero Fassino e il suo partitone a inventarsi questo mostro da far accettare al vecchio Mirko, che ormai stanco afferrò come un “meglio di niente”, un accontentarsi che ci ha messo però tutti in gabbia.

Forse non tutti i mali alla Di Girolamo vengono per nuocere. Che il verminaio di scandali ancora da scoppiare – chi pensa sia stato solo a Bruxelles, è un povero illuso – dia uno scatto d’orgoglio agli italiani all’estero per sbarazzarsi del voto “dei quaquaraquà” e ottenere quello che ci spetta: un voto vero, che incida corettamente nel processo democratico del nostro paese e che, finalmente, possa contare.