LETTERATURA/LINGUISTICA & MUSICA LEGGERA/Da Modugno a oggi

di Paolo Biamonte

Saranno pure solo canzonette ma per parlarne e scriverne si fa sempre più spesso ricorso ad apparati critici raffinati. «Ma cosa vuoi che sia una canzone» è il titolo ironico che Giuseppe Antonelli, titolare di Linguistica italiana all'Università di Cassino, ha dato a un suo saggio che spiega i suoi intenti nel sottotitolo, “Mezzo secolo di italiano cantato” (pp. 254, Il Mulino, Bologna, 2010, Euro 16,00).

Il libro di Antonelli, in uscita nei giorni scorsi in pieno clima “sanremese”, studia i testi delle mille canzoni italiane più vendute tra il 1958 e il 2007 nell'intento di ricostruire mezzo secolo di storia della nostra lingua, attraverso un'analisi della componente linguistica.

«Non si può capire come funziona una macchina salendoci sopra e facendoci un giro bisogna scendere e smontarla pezzo a pezzo - scrive Antonelli -. Allo stesso modo non si può capire come funziona una canzone senza mettere da parte i ricordi che porta con sé e analizzarla parola per parola».

Per sintetizzare, il percorso seguito porta da “Nel blu dipinto di blu” alla “Paranza” (grazie ad Antonelli scopriamo che il centro esatto di questo tragitto è “Sarà quel che sarà” il brano di Tiziana Rivale che superò “L'Italiano” di Cutugno), tanto per cambiare, si parte da Sanremo, proprio dal 2008, quello della vittoria di Giò Di Tonno e Lola Ponce con “Colpo di fulmine” ma anche del cinquantenario di “Volare”, il pezzo che, da qualunque parte si analizzi la questione, ha cambiato la storia della nostra canzone.

A questo proposito è divertente la citazione della frase che Domenico Modugno pronunciò al ritorno del suo primo trionfale tour americano per spiegare il clamoroso successo negli Usa: “Agli americani piace l'oh, oh”.
L'analisi di Antonelli porta a una conseguenza inevitabile e cioè che l'evoluzione dei testi delle canzoni è lo specchio dell'evoluzione linguistica del nostro Paese che, attraverso i cantautori, ha scoperto come uno degli strumenti più potenti della cultura popolare sia in grado di veicolare contenuti “alti”. È interessante notare come un esame di carattere tecnico-linguistico porti anche alla scoperta dei trucchi del mestiere di chi, parolieri e compositori, abbina parole alla musica (un tempo gli autori consegnavano ai loro parolieri numeri al posto della parole).

Se «Ma cosa vuoi che sia una canzone» raggiunge il suo obiettivo è perché l'autore è un appassionato di canzoni e sa bene che non si può fare a meno delle loro melodie. Indagherà anche su Sanremo 2010 e sul sito del Mulino nei giorni del festival ci sono state le sue analisi dei testi di questa edizione.