Italiani in America

Un’ispirazione per Salgari

di Generoso d’Agnese

Alla sua morte, il Washington Post titolò che era scomparso un «Citizen of The World», un cittadino del mondo. Ma non bastò a far tornare la memoria agli italiani che in patria ancora oggi ignorano assolutamente chi fosse Celso Cesare Moreno. Forse anche per via di quel suo cognome un po’ esotico che lo accosta più alla Spagna e al Portogallo.

Eppure Moreno rappresenta una delle punte di diamante dell’avventura italiana nel mondo. Capace di lasciare il segno in tutti i paesi in cui ha operato. Capace di attrarre la fantasia di uno scrittore come Emilio Salgari che probabilmente proprio da Moreno trasse ispirazione per il suo personaggio di Yanez nella saga di Sandokan.
Figlio di una famiglia contadina, Celso Cesare Moreno nacque a Dogliani (Cuneo) nel 1831 e fece i suoi studi a Genova e si diplomò all'Accademia Militare nel 1855, uscendone con il grado di capitano. Dopo aver partecipato alla guerra di Crimea con le truppe del Regno di Sardegna, navigò verso le rotte dell’Asia, lungo le quali incontrò Giuseppe Garibaldi.

Dotato di una straordinaria disposizione nell'apprendere le lingue (durante la sua vita ne imparò ben quattordici, tra cui il cinese) la sua vita fu una straordinaria avventura politica. In India ebbe subito modo di esaltare il temperamento avventuroso ritrovandosi coinvolto nella rivolta dei Sepoys (conobbe il leader dei ribelli, Nana Sahib) contro la Compagnia delle Indie.

Nipote del vescovo di Ivrea, Moreno a Calcutta entrò subito in contrasto con il Console onorario del Regno di Sardegna e si spostò verso la Cina, mettendosi al servizio di Hong Xiuouan, leader della rivolta dei Taiping, e fondatore di un impero rivoluzionario nella Cina meridionale. Dopo la caduta dell’effimero impero dei Taiping, Moreno si spostò ancora, per fermarsi nell'arcipelago indonesiano, dove conobbe e sposò la bella principessa di Aceh, figlia del sultano di Sumatra.

Tornò a Firenze temporaneamente per illustrare al Re  Vittorio Emanuele II, il progetto di inviare due navi militari a Sumatra per occupare l'isola, sottraendola pertanto alle mire degli olandesi e aprendo al giovane stato unitario italiano le ricchezze e i commerci delle Indie e dell'Estremo Oriente.

L'Italia, in quel periodo, aveva valutato il vicino Borneo come possibile sede di una colonia penale e la proposta di Moreno venne ritenuta interessante dal governo. I primi timidi passi diplomatici in quella direzione furono però subito bloccati dall’azione politica dell’Olanda, potenza egemone nell’area di Sumatra. Fallito il tentativo italiano, Moreno, si rivolse agli Stati Uniti, che però non dimostrarono interesse alla vicenda.

Il Sultanato di Aceh mantenne la propria indipendenza ancora per pochi anni, ma gli olandesi lo conquistarono dopo una dura lotta, durata alcuni anni. Moreno combatté coraggiosamente per il piccolo regno e si ritrovò tra i nemici anche l'eroe risorgimentale Nino Bixio, che morì a causa del colera nel 1873.

Terminata l'avventura a Sumatra, Moreno raggiunse il Tonchino, dove per conto della Francia si occupò di affari misteriosi o almeno non meglio precisati. Ebbe il tempo di organizzare, «la prima compagnia di navigazione a vapore battente la bandiera cinese». E in Cina il suo lavoro fu molto apprezzato, al punto che il primo ministro Li Fango Pao, lo pregò «di farsi interprete presso il Governo italiano per un incremento degli scambi commerciali tra i due Paesi e lo informò che in Cina i vini italiani sono preferiti alla birra inglese e ai liquori francesi».

Dalla Cina, Moreno si trasferì in California per dare vita a una nuova pagina della sua vita. Si fece apprezzare per il suo impegno di scrittore e di rivoluzionario, battendosi contro lo sfruttamento degli italiani emigrati nel Nuovo Mondo.

Contemporaneamente portò avanti le sue iniziative commerciali, fra Stati Uniti e Cina, ma anche in Corea. Ideatore  del cavo telegrafico transpacifico, in uno dei suoi tanti viaggi, il cuneese si fermò alle isole Hawaii, che in quegli anni erano un regno polinesiano indipendente.

Nel futuro Stato americano l’italiano avviò piantagioni di canna da zucchero e divenne un fidato consigliere della famiglia reale hawaiana e del re Kalakaua. La sua amicizia con la famiglia reale gli permise anche di portare i prìncipi hawaiani in un viaggio di istruzione in Italia.

Nominato nel 1885 Primo Ministro del regno insulare, restò però in carica pochi giorni, a causa dell'ostilità degli altri coloni bianchi. Il repentino declino dell’incarico politico non fece però scemare l’amicizia con la famiglia reale hawaiana, e Moreno continuò a tutelare i loro interessi  anche dopo l'annessione delle isole agli Stati Uniti.
L’avventuroso italiano tornò stabilmente negli Stati Uniti per riprendere subito la sua battaglia in difesa degli immigrati italiani, scagliandosi spesso contro Consoli e Ambasciatori del Regno d’Italia, tacciati di scarsa attenzione nei confronti dei concittadini costretti a lavorare spesso in condizioni difficilissime.
Eletto deputato al Congresso americano, Moreno si trasferì a Washington e affascinò con la sua cultura poliedrica tutti i salotti della capitale americana. Grazie al suo impegno ottenne l'approvazione, da parte del Congresso, di una misura contro lo sfruttamento degli immigrati e la riduzione in schiavitù dei minori, legge che venne registrata come "Moreno Bill".

Fu l’ultimo gesto di una vita intrisa di avventura. Celso Cesare Moreno morì nel 1901 a Washington, e la sua vita venne ricordata dai giornali della capitale, per le sue ferventi battaglie sociali.