MUSICA CLASSICA/Horowitz, che Scarlatti!

di Franco Borrelli

"Italiano” Vladimir Horowitz lo è sempre stato, nell’animo e per scelte di vita familiare. Solare e cordiale di carattere, non solo, ma anche per... cuore, avendo sposatoWanda, la figlia di Arturo Toscanini. Un “sogno” sempre le sue esecuzioni, per quel tocco d’originalità che non gli faceva mai difetto, e per quell’incomparabile tecnica che ne ha fatto uno dei maestri per eccellenza del secolo trascorso. Non stupisce più di tanto, perciò, che tra i suoi beniamini il suo Domenico Scarlatti sia sempre stato un po’ “diverso” da quello degli altri, per partecipazione e coinvolgimenti emotivi.

Ne fa fede un gioiello a dir poco unico, quel suo concerto berlinese nel maggio del 1986 (il 18, per la cronaca), “sold-out” storico e, grazie all’elettricità dell’attesa che lo aveva preceduto, da far testo a futura memoria. Era la prima volta - decenni addirittura dopo il suo debutto - che il pianista, ormai ottantaduenne, s’esibiva nella città ancora divisa. La folla, al suo arrivare sul palco, andò letteralmente fuori di sé, e il recital testimoniò che l’attesa non era andata affatto delusa, anzi, con “standing ovation” lunghe minuti e una registrazione radiofonica andata poi stranamente “smarrita” negli archivi della radio di Berlino Ovest.

Il ricordo di sì tale impresa artistica è ora non più tale, ripresentato com’è il recital dalla Sony Masterworks in un doppio Cd semplicemente intitolato «Horowitz - The Legendary Berlin Concert 18th May 1986». C’è molta Italia in questa coppia d’album, non solo grazie a tre favolose sonate scarlattiane ma anche per un Petrarca “in pellegrinaggio” (quello del sonetto n. 104) rivisitato musicalmente da Liszt; e poi tanti altri titani della tastiera cari al Nostro come, solo per citarne qualcuno, lo Schumann della “Kreisleriana”, Rachmaninoff, nonché Chopin con un paio di mazurche e una “polacca”.

Nato a Kiev, nel 1903, in Ucraina (allora parte dell’impero sovietico), Horowitz ricevette le prime lezioni di piano dalla madre, prima di seguire corsi regolari presso il conservatorio della sua città natale dove, per la “laurea” nel 1919, eseguì il pazzesco e sconvolgente “Rach 3", il concerto per piano ed orchestra di Rachmaninoff. Non era ancora ventunenne, e gia s’era esibito con gran successo nei teatri russi, soprattutto in quello di Leningrado. Debuttò a Berlino nel ’25 e qui negli Usa, alla Carnegie Hall, tre anni dopo, nel ’28. Nel 1933 la grande svolta del... cuore e il matrimonio con Wanda Toscanini; diventò cittadino americano nel ’44.

Horowitz fu essenzialmente un tempestoso romantico, e i suoi assi erano Liszt, Tchaikovsky, Rachmaninoff e Chopin; la sua arte coprì comunque tutto lo spettro pianistico dei secoli, da Clementi a Beethoven, non disdegnando tuttavia i “nuovi” Scriabin e Prokofiev, e stupendo sempre, ad ogni suo recital, il pubblico, grazie alla sua eccezionale tecnica, ai suoi “fortissimi” e a quei suoi incantevoli e fluttuanti “pianissimi” che l’hanno giustamente consacrato all’Olimpo della musica. Vincitore di ben 25 Grammy Awards è stato semplicemente considerato una vera e propria forza della natura, fino alla sua morte nel 1989. Pochi altri virtuosi possono vantare come lui esecuzioni mozzafiato, trascinatrici e rasentanti la perfezione (ammesso che questa sia appannaggio umano). Riposa oggi al Cimitero Monumentale di Milano, nella tomba di famiglia del nostro grande Toscanini.
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Sempre restando al... piano, innegabile che Chopin sia stato uno degli dèi più espressivi e venerati. Ce ne offre una stupenda silloge l’EMI Classics con un set di ben 6 album intitolato «Best Chopin 100». Cento pagine scelte nel vastissimo campionario del genio polacco: valzer, ballate, fantasie, improvvisazioni, preludi, barcarole, polacche, studi, mazurche, scherzi, sonate, rondò e concerti tradizionali, eseguiti dal fior fiore dei virtuosi della tastiera dal 1960 al 2008. Mezzo secolo, insomma, d’esecuzioni da favola - nonché di storia musicale -, che han fatto epoca e son tuttora costante punto di riferimento pe le giovani generazioni.

Vi ritroviamo un po’ tutti i grandi pianisti della seconda parte del secolo XX e dell’inizio del XXI, da Stephen Kovacevich a Ingrid Fliter, da Dmitri Alexeev a Dinu Lipatti, da Daniel Barenboim a Cécile Ousset, da Garrick Ohlsson a Martha Argerich, da Alexis Weissenberg ad Andrei Gavrilov, da Claudio Arrau a Mikhail Pletnev, da Arthur Rubinstein a Leif Ove Andsness. Manca, come si vede, proprio Horowitz, non per scelta “tecnica”, quanto per ragioni di scuderia, appartenente com’era (ed è) ad una diversa casa discografica.

Un cenno particolare - per campanilismo abbiamo voluto lasciarlo alla fine - per i nostri Maurizio Pollini e Maria Tipo, che in questa silloge brillano come poche altre gemme. Il primo “legge” qui con fedele aderenza e stupenda misura le pagine del “Piano Concerto n. 1", mentre la seconda si fa notare per l’eccellente e coinvolgente “Notturno n. 20". Un’antologia, questa della EMI, da tesorizzare e da ascoltare con religiosa partecipazione.