TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Guerra e passione

di Mario Fratti

Diventa sempre più difficile essere soddisfatti. Nella carriera e nella vita matrimoniale. Abbiamo ora “Time Stands Still” di Donald Margulies (S.J. Friedman Th., 261 West 47th Street). Due coppie che cercano di risolvere i loro problemi. Sarah (Laura Linney) è nervosa e insoddisfatta. E’ stata ferita in Iraq mentre fotografava le crudeli fasi di una guerra sbagliata. Il marito James (Brian D’Arcy James) l’ha riportata a casa da un ospedale in Germania. Sarah si muove con difficoltà ed il servizievole James fa di tutto per aiutarla e consolarla. Si sente un po’ colpevole perché l’ha lasciata in Iraq proprio giorni prima dell’incidente che l’ha gravemente ferita. Gamba e volto.

C’è tensione perché Sarah ha altre ferite nella sua vita. Genitori che litigavano; un maturo amante che vive ora con un’altra donna, molto più giovane di lei. Entra la nuova coppia. Richard (Eric Bogosian) è il maturo ex amante che l’ha aiutata e protetta nella sua carriera. E’ infatti l’editore che accetta o respinge le foto che gli vengono sottoposte. Arriva con la giovane, nuova amante, una simpatica sciocchina che dice spesso le cose sbagliate. Mandy (Alicia Silverstone) è felice nel suo piccolo mondo, aspetta un bambino e sarà felice col maturo marito. Sarah, invece, è amareggiata dal fatto che è lontana da una guerra che vorrebbe denuciare con le sue foto. Trova un ostacolo anche in Richard che ritarda la pubblicazione di foto atroci che denuncerebbero la guerra. Donald Margulies usa un chiaro dialogo per mostrarci due coppie ben differenti. Ci riesce.

Altro autore ben noto, le cui opere vediamo spesso, è Charles L. Mee. Ha molta immaginazione ed ha la fortuna di registi che arricchiscono il suo mondo. Abbiamo ora “Fêtes de la Nuit” (Ohio Th., 66 Wooster Street). Inizia con una donna nuda in una vasca da bagno. Più tardi sarà il imbolo della Francia che porta in scena il tricolore. La giovane regista Kim Weild ricrea una Parigi piena di esuberante gioia. Tre ballerine introducono molte, varie scene. Coppie che si corteggiano e si amano. Baci di donne innamorate, danze sfrenate, linguaggio a volte ardito, con chiare allusioni a natiche infiammate. Cercheremo il testo. Possiamo intuire che ci sono solo brevi scene con abile dialogo. E’ la regia a creare, immaginare, stimolare i nostri sensi. Bravissima. Un bel successo.
Torna il tema della guerra al teatro 59E59 con “Dog and Wolf”, di Catherine Filloux. L’attrice Nadia Bowers è affascinante in un ruolo vago, misterioso, illogico. Sembra che le abbiano violato la sorella in Europa. Un bravo avvocato americano (John Daggett) fa di tutto per farla restare in America come rifugiata politica. Lei sabota il suo lavoro. Vuol tornare nella terra che ama. L’avvocato s’innamora di questa donna così misteriosa e differente e la segue in Europa. Vuole sposarla, cercando anche di corrompere la sua amica (Dale Soules). Non ci riesce. Brava attrice, personaggio inspiegabile.

Come dicevamo in altri articoli, si affittano i teatri per due, tre commedie la stessa settimana. Si risparmia. Il gruppo Onion (Access Th., 380 Broadway) presenta tre commedie nella stessa giornata, una dopo l’altra.
“The Mike and Morgan Show” di Raphael Bob-Wakberg - Mike (Brian Miskell) amava la sua bizzarra, originale amica Morgan (Emma Galvin). E’ incinta di un altro, va a nuotare, affoga. Mike le dedica una commedia in cui rivive i momenti migliori.

“The Luck of the Ibis” di Jonathan Goldberg - Un divertente, allegro “giallo”; molta immaginazione.
“You May Be Splendid Now” di Dan Moyer - Il mondo della Tv dove s’improvvisa molto. La giovane Lauren Glover è adorabile nella sua spontaneità. Aiutata da tre bravi attori; Nick Lehane, Gabriel Millman e Dan Wohl.
Nello stesso teatro, al terzo piano, il gruppo Barrow (312 West 36th Street) presenta due drammi. Il primo è il noto capolavoro di Henrik Ibsen “Enemy of the People” ed il secondo è una novità dell’attore-autore Dan Via. Il primo viene indicato come “prima mondiale” perché è un nuovo adattamento di Seth Barrish e K. Lorrel Manning, che è anche il regista. In un piccolo spazio, una versione concisa e precisa, con buoni attori, convince. L’anziano Kiil (Herbert Rubens) presenta. Alla fine sarà il capitalista che convince Stockman (Larry Mitchell) che il denaro che lascerà a sua figlia è più importante della salute dei cittadini. La storia è nota. Stockman e la sua brava moglie (Katherine Neuman) vorrebbero avvertire la cittadinanza che i bagni locali sono avvelenati e pericolosi. Ma il sindaco (Myles O’Connor), glaciale e pratico, pensa ai turisti che portano denaro in città. I soldi sono più importanti della salute pubblica. Convince tutti, con i suoi argomenti; anche altri personaggi che erano favorevoli alla denuncia (bravi anche Eliza Foss, Jeremy Folmer, Clare Schmidt ed Edward Connors).

“Daddy” di Dan Via mostra tre personaggi in un dramma estremo ed improbabile. Il quarantenne Colin (Gerald McCullouch) è una figura paterna per il suo amante Stew (Dan Via). Si presenta il giovane afro-americano Tee (Bjorn DuPaty). Cerca anche lui una figura paterna. Seduce Colin. Ma si scopre alla fine che Colin è in verità il suo padre biologico.

Suggeriamo a tutti per il ventidue (domani, lunedì) un magnifico spettacolo a Town Hall (123 West 43rd Street). Il meglio dei musical 1927, con attori eccellenti, i migliori (tel. 840/982-2787).