IL FUORIUSCITO/Milano gran bis

di Franco Pantarelli

mmettiamolo, quando ci si mette Milano è davvero "un gran Milan". C'è da celebrare il diciottesimo Anniversario dell'inizio di Mani Pulite, che come si sa nacquero ufficialmente il 17 febbraio 1992 al Pio Albergo Trivulzio con l'arresto di Mario Chiesa avvenuto proprio mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di lire, e che ti inventa la "capitale morale"? Un libro che racconti le gesta di Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, nonché i loro superiori-protettori Gerardo D'Ambrosio e Francesco Saverio Borrelli? Noo, ormai in Italia i libri li legge solo una minoranza di rompiscatole. Affidare il racconto di quelle gesta a un film? Neanche, i film cosiddetti impegnati non vanno più di moda da un sacco di tempo. Forse una specie di grande "rimpatriata" - magari addirittura un'intera giornata a "ingresso continuo" in un capiente teatro milanese - con tutti i protagonisti di allora, non solo i magistrati ma anche gli imprenditori che si precipitavano a confessare i loro peccati prima che li beccassero, i politici che facevano lo stesso, le 3.200 persone mandate sotto processo, le 1.300 condannate, quelle che si sono salvate con la prescrizione e quelle che sono state assolte, giusto per vedere che fanno oggi, un po' come quei raduni di vecchi soldati che a suo tempo combatterono uno contro l'altro e adesso sono solo contenti di essere ancora vivi? Interessante, ma sarebbero ben pochi quelli disposti a presentarsi in quel teatro.

No, la celebrazione della vicenda di Mario Chiesa (e ditemi se non siamo di fronte a una inventività eccezionale) è consistita nel produrre un altro Mario Chiesa. Attenti, però, non si tratta di una banale riproduzione (altra cosa che chiunque avrebbe potuto fare), ma proprio di un altro Mario Chiesa autentico, come se fosse uscito da quel racconto di Jorge Luis Borges il cui protagonista sostiene di avere scritto il Don Chisciotte usando "le stesse parole e la stessa punteggiatura" utilizzate dal suo autore ma nega con assoluta, sincera determinazione di avere copiato il grande Miguel de Cervantes. Milano, per evitare di buttarla troppo sul sofisticato, ha condito la cosa con una combinazione di differenze irrilevanti (il vecchio nome era Mario Chiesa mentre il nuovo è Milko Pennisi; Chiesa era un manager, Pennisi è un consigliere comunale) e analogie rilevanti (Chiesa fu liquidato come "mariuolo" da Bettino Craxi e Pennisi è stato liquidato come "mela marcia" dal vice sindaco di Milano Riccardo di Corato; sia Chiesa che Pennisi sono stati presi con le mani del sacco sul luogo di lavoro: il Trivulzio per l'uno, il Consiglio Comunale per l'altro).

Ora, naturalmente, tutti si chiedono se anche il nuovo Chiesa provocherà gli sfracelli del vecchio. Quando il vecchio cominciò a raccontare quello che sapeva, risultò che non era proprio il "mariuolo" isolato che si pretendeva ma una ruota importante del meccanismo infernale che era stato messo in piedi, tanto che il crollo avvenne quando Di Pietro fu in grado di dire trionfante al suo difensore: "Avvocato, riferisca al suo cliente che l'acqua minerale è finita", che non era una minaccia di farlo morire di sete bensì l'annuncio che i suoi conti svizzeri dai nomi per l'appunto di acque minerali, "Fiuggi" e "Levissima", erano stati trovati e i loro numerosi "utenti" erano stati individuati. L'arresto del nuovo, invece, non si sa ancora se sarà dirompente come quello di diciotto anni fa. I furti accadono come allora e anche di più, stando ai "costi" della corruzione che all'epoca furono calcolati in cinque miliardi di euro e ora ammontano a una somma che va dai 40 ai 60 miliardi. Ma con tutte le leggi speciali, le modifiche procedurali, la sottrazione di mezzi alle strutture della giustizia compiute in questi anni, per non parlare dei tanti indagati e condannati che siedono in Parlamento senza che la gran parte degli italiani faccia una piega, mi pare che ci sia ben poco da illudersi.