LIBRI/Dubbi e solitudine

di Franco Borrelli

 E' il potere a corrompere gli uomini, o sono questi, corrotti e corruttibili, a renderlo tale? Il dubbio e le certezze svaniscono l’uno nelle altre quando ad essi t’avvicini, per capire, giustificare, comunicare. E punti di vista t’accorgi poi che sono quel che chiamiamo verità, falso, bene, male, o anche giustizia e ingiustizia. Nient’altro che ombre, dubbi, incertezze, mancanza di punti di riferimento. Questi ultimi, poi, proprio quando su di essi credi di poterti poggiare, t’accorgi che ti vengono a franare sotto, dissolventisi come nebbia al sole. Non resta che un senso di vuoto, quindi, e soprattutto di solitudine. E’ questo, in sintesi, la Oriana Fallaci della «Intervista con il potere» (Rizzoli), è l’amarezza per come sono e si comportano gli uomini fra loro, per le violenze, i raggiri, gli imbrogli e le bugie che mettono in scena quando si tratta di diventar “padroni d’altri”. Non mancano, ovvio, esempi in positivo, ma la maggioranza par che appartenga solo e sempre al gruppo di coloro di cui non ci si può fidare (e che, purtroppo, son lì a decidere le tue sorti e quelle delle genti).

Nasce da questi presupposti il volume postumo che raccoglie ben sedici interviste che “han fatto storia”, da quella con Khomeini all’altra con Gheddafi, da Robert Kennedy al Dalai Lama, da Pertini a LaMalfa, da Deng Xiao-ping a Pajetta, da Walesa a Malagodi, da Sharon a Berlinguer. Un testo, questo, legato a filo doppio con l’«Intervista con la storia» che, dal ’74, ha fatto il giro del mondo ed è testo di studio e d’insegnamento nelle università. Non solo una galleria d’umanità, ma una serie impressionante di protagonisti, sia di governo sia d’opposizione, di pacifisti e di guerrafondai, di idealisti/ideologi e di uomini d’azione. Tutti, indistintamente, messi a nudo nel loro privato, con tutti i loro vizi e le loro virtù, con i loro sogni e le loro sofferenze, con la loro grandezza e la loro risibile mediocrità.

Pochi giornalisti sono, come lei, (stati) ammessi così tanto nelle stanze dove si decidono i destini del mondo, tanto da suscitare non solo l’invidia (sentimento questo assai diffuso nel settore mediatico) dei colleghi, ma anche la loro ammirazione (capita, a volte). Christiane Amanpour (CNN), ad esempio, ha sempre fatto notare come i “faccia a faccia” della Fallaci con la gente di potere “erano elettrizzanti, costruiti lontano dagli scandali e dal sensazionalismo per arrivare alla persona, alla verità... Il suo stile era fuori dagli schemi... costruito per far emergere la vera natura dell’uomo”.

Si tratta qui, per chi la Fallaci la conosce almeno un po’, dei reportage dall’Iraq e dalla Libia, dei colloqui che ella ebbe, dopo la pubblicazione di «Un uomo» del ’79, con i due leader arabi e che pubblicò sulle colonne del “Corriere della Sera”. Entrambi, di questo volume postumo, costituiscono la prima parte, mentre la seconda raccoglie le interviste fatte dal ’64 all’82, con coloro che hanno deciso le sorti del Novecento, in Italia e nel mondo, come inviata dell’“Europeo”.

Una (ri)lettura, insomma, della Fallaci e una rivisitazione della storia del XX secolo, oltre che un omaggio doveroso alla sua memoria. “Non è consolante capire la Vita - soleva affermare a chiare lettere -, anzi è terrificante”. Perché, come detto prima, pur avendo dei riferimenti finisci, mentre cerchi di capirla, col perderli tutti; e “t’accorgi che il bene e il male sono punti di vista come il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, ogni strada t’appare incerta e ogni giudizio arbitrario”. L’unica sicurezza, non solo per la Fallaci, resta così solo quella del dubbio, e della solitudine che ne consegue.